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	<title>Potere alle Formiche &#187; Joshua Bell metropolitana esperimento</title>
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	<description>Diamo voce alle piccole cose.</description>
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		<title>Quello che suona alla Metro</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 06:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento metropolitana Washington Post]]></category>
		<category><![CDATA[Joshua Bell metropolitana esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[metro violinista]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> Tutti noi quando prendiamo la metro o la funicolare ci imbattiamo (ormai sempre più spesso) in musicisti che allietano il nostro viaggio, se non fosse per il fatto che appena li vediamo ognuno (chi più chi meno) attiva script di comportamento per cercare di capire che fare. Gira lo sguardo e guarda gli altri che fanno, e se la persona si avvicina ed è troppo insistente scatta l&#8217;imbarazzo.</p>
<p>Ci sono poi quelli la che sono nei corridoi, o negli androni delle fermate alla metro ai quali passi davanti di solito in tutta fretta e senza farci troppo caso. Penso che quelli guadagnano di meno in assoluto. Spesso quando li si passa davanti ci rapportiamo a loro come <em>appartenenti ad un gruppo</em> (=quello dei mendicanti) e ci comportiamo come appartenenti ad un gruppo (=quello dei non-mendicanti). Trascurando una possibile dimensione interpersonale e perchè no, non immaginando neanche di poter ascoltare la loro musica.</p>
<p>C&#8217;era una volta&#8230;</p>
<p><em></p>
<blockquote><p>Un violinista nella metropolitana. Una storia vera. Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l&#8217;ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c&#8217;era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l&#8217;uomo guardò l&#8217;orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne&#8217; ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari. Questa è una storia vera. L&#8217;esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone.</p></blockquote>
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<p>Sorprendente vero? Ipotizziamo che le migliaia di persone transitate di lì non conoscevano affatto Joshua Bell (insomma.. Io non lo conosco ma sarà trattato da quelle parti come trattiamo noi qui Allevi o Einaudi o Rea o similari) ma anche un totale ignorante in fatto di musica e suoi rappresentanti può rimanere incantato da una melodia. Le domande che si poneva il Washington Post erano infatti:</p>
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<blockquote><p>&#8220;In un ambiente comune ad un&#8217;ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?&#8221;. Ecco una domanda su cui riflettere: &#8220;Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?&#8221;</p></blockquote>
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<p>Leggendo di questa notizia, mi sono incuriosito e mi è venuta di cercare di spiegarlo in termini psico-sociologici (dal basso della mia poca competenza in riguardo), dunque se vi interessa, affronteremo qui di seguito l&#8217;argomento in questi termini:</p>
<p>Ciò che è successo nello studio del Washington Post è un evidente (forse eclatante) esempio di come la natura della percezione sia psico-fisica e non immediata e fedele alla realtà. La Percezione dell&#8217;individuo è infatti altamente costruttiva, e c&#8217;è un&#8217;incredibile differenza tra mondo reale e mondo percepito. In ogni percezione giocano ruolo importantissimo tutta una serie di fattori interni come quelli emozionali, cognitivi, motivazionali, oltre che fattori esterni, come quelli situazionali. Questi ultimi, nell&#8217;episodio che abbiamo appena visto, giocano il ruolo chiave.</p>
<p>Immedesimiamoci in uno di quei passanti e vediamo un po&#8217; cosa ci succede:</p>
<p>E&#8217; l&#8217;ora di pranzo, abbiamo un lavoro part-time dunque prendiamo la metro tornando a casa. E&#8217; questa un&#8217;azione che richiede davvero poca attenzione cosciente se sono strade che percorriamo continuamente, dunque non ci facciamo troppo caso. Camminando camminando arriviamo alla metro, e, nell&#8217;ambito di quel contesto, diamo un&#8217;occhiata in giro. E&#8217; in quell&#8217;occhiata che possiamo individuare il momento culmine del nostro errore percettivo. In quel momento infatti noi facciamo due cose:</p>
<p>1) Ci avvaliamo di uno <span style="color: #ff0000;">schema di eventi.</span><br />
2) Ci avvaliamo di una <span style="color: #ff0000;">euristica della rappresentatività</span>, così come di una <span style="color: #ff0000;">euristica della disponibilità</span>.</p>
<p>1) Come dicevamo anche prima quando ci rapportiamo al mondo esterno possiamo andare incontro a due processi di conoscenza (di ciò che ci circonda):</p>
<ul>
<li><em>Processi Top-Down</em></li>
<li><em>Processi Bottom-Up</em></li>
</ul>
<p><strong>I Processi Top-Down</strong> (Dall&#8217;alto verso il basso) sono processi di conoscenza che si avvalgono di schemi, cioè di conoscenze varie già assimilate dall&#8217;individuo. Questi schemi sono funzionali ad un processo di categorizzazione dell&#8217;individuo, funzionale ad una veloce conoscenza dell&#8217;ambiente sociale. Nell&#8217;applicazione degli schemi l&#8217;individuo si avvale delle euristiche (definite come strategie di risparmio cognitivo). Queste ci permettono di risparmiare un bel po&#8217; di risorse cognitive.</p>
<p>Es: Se dovessimo, ogni volta che entriamo in un negozio, fermarci in un angolo a pensare chi potrebbe essere il commesso, guardando tutte le persone e raccogliendo tutte le informazioni dall&#8217;ambiente (da come parlano come si muovono come vestono cosa dicono e così via) non la finiremmo più. A noi basta vedere qualcuno che indossi un gilet e che abbia un tesserino in petto per andare sul sicuro: &#8220;Lui è un commesso&#8221;. In questo caso abbiamo applicato un&#8217;euristica della rappresentatività. Ovvero, abbiamo stabilito se le qualità dell&#8217;oggetto A sono prototipiche della nostra categoria B. Se nella nostra categoria di &#8220;commesso&#8221; le caratteristiche prototipiche (rappresentative della categoria) sono proprio il gilet ed il tesserino allora è fatta.  Potremmo esserci sbagliati, ma sono errori che come dicono gli studiosi sono nella natura dei processi di categorizzazione sociale, in quanto le categorie sociali condividono tra loro molte qualità ed hanno confini molto sfocati, quindi non si può mai essere proprio sicuri al 100%.</p>
<p><strong>I Processi Bottom-Up</strong> (Dal basso verso l&#8217;alto) sono invece processi di conoscenza che non si avvalgono di schemi ma di un&#8217;analisi molto più accurata delle informazioni provenienti dall&#8217;ambiente. Questo processo permette una maggiore precisione e accuratezza ma, come è ovvio, è molto più dispendioso a livello cognitivo, dobbiamo &#8220;applicarci&#8221; per conoscere.</p>
<p>Esistono diversi tipi di schemi: </p>
<ul>
<li><em>Schemi di Persona</em></li>
<li><em>Schemi di Eventi</em></li>
<li><em>Schemi di Ruolo</em></li>
<li><em>Schemi di Se</em></li>
</ul>
<p>Quello che interessa a noi è ovviamente lo <span style="color: #ff0000;">Schema di Evento</span>:<em> conoscenze relative al modo in cui ci si comporta nelle diverse situazioni sociali, comprese le aspettative che abbiamo sul modo in cui si comporteranno gli altri (le aspettative che dipendono dai vari ruoli sociali)</em></p>
<p>Nella nostra vicenda, quando entriamo in metropolitana non facciamo altro che applicare uno schema, con una o più euristiche a essa connesse.</p>
<blockquote><p>Siamo in una metropolitana. C&#8217;è un individuo che suona con a terra il fodero dello strumento (presumibilmente per le offerte), è davanti alla porta. Altre persone gli camminano davanti senza interesse. <span style="color: #ff0000;">E&#8217; dunque un mendicante</span>. Posso ascoltarlo per un po&#8217; ma ho altro da fare, vado di fretta. La sua musica a questo punto non mi interessa affatto, perchè è senza dubbio una qualche canzone già esistente (pregiudizio).</p></blockquote>
<p>Dunque, ricapitolando:</p>
<ol>
<li>Interpretazione dell&#8217;Ambiente Sociale</li>
<li>Applicazione di schemi (Evento e Persona)</li>
<li>Applicazione di Euristiche (Rappresentatività e Disponibilità)</li>
<li>Ricostruzione Ambiente Sociale</li>
<li>Disinteresse per quello che suona alla metro</li>
</ol>
<p>E&#8217; esattamente questo che nella media deve essere successo in quella situazione, all&#8217;ora di punta in una metropolitana. Siamo troppo abituati a passare davanti indifferenti a mendicanti, a chi cerca la carità e così via. Troppo abituati a non dargli molta attenzione, a non spenderci molte risorse cognitive, insomma.</p>
<p>Nel concetto di <strong>abitudine</strong> si nasconde l&#8217;applicazione dell&#8217;<span style="color: #ff0000;">euristica della disponibilità</span>. Quando ci rapportiamo ad un individuo che suona alla metro, facciamo riferimento (come quasi in ogni processo di conoscenza) a noi stessi e alle nostre esperienze. Abbiamo molti esempi disponibili in memoria a confermarci che non è il caso di perdere tempo ad ascoltare quello lì, sono canzoni scritte da qualcun altro che lui esegue per mendicare, non c&#8217;è alcun piacere estetico.</p>
<p>Così anche quando potremmo ascoltare il miglior violinista della nostra nazione non ce ne accorgiamo, in preda ad un pieno processo di conoscenza schematico. Ciò che suona per noi non è importante. Andiamo avanti, ci tiriamo i bambini, ascoltiamo un po&#8217; e poi ce ne andiamo, magari senza dare neanche un dollaro. Che qualcuno di quelli potesse non conoscerlo, è possibile. Il problema che si pone il Washington Post è infatti un altro, non di certo &#8220;Come mai nessuno lo ha riconosciuto?&#8221;. Il problema è &#8220;<span style="color: #ff0000;">Quanta bellezza ci perdiamo intorno a noi?</span>&#8221;</p>
<p>E questa è una bella domanda, voi che ne pensate?<br />
Secondo la mia personalissima opinione, tanta. E cercherò di fare tesoro di queste indicazioni, chissà che un giorno di questi in Italia ci provano e mi trovo Allevi alla pianola nel tunnel della metro di Piazza Vanvitelli.</p>
<p style="text-align: center;">A quel punto esclamerei: &#8220;Ahh! Lo sapevo solo io!&#8221;<br />
Sperando di non sbagliare, magari era solo qualcuno molto simile. Sarebbe solo, di nuovo, un ulteriore caso di categorizzazione andata male. Ma che ci posso fare, il mio cervello lavora così!<br />
<img class="aligncenter" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/bellatmetro2.jpg" alt="Immagine dell'Esperimento" width="300" height="169" /></p>


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