Last night (2010)
Scritto da Viator il 10 novembre 2010
Devo anzitutto avvisarvi che si tratta di uno di quei film il cui finale deve rimanere aperto per non diventare banali. Cosa che può suscitare una certa delusione e qualche sberleffo dopo aver assistito, in preda ad un’ansia alternata a rabbia da immedesimazione cornifera, ad un’intera notte raccontata in 90 minuti delle contemporanee scorribande adulterine dei protagonisti. Dopo aver patito i flirts, le occhiate, i sorrisi e le battute maliziose, certi della loro drammatica degenerazione, gli spettatori, curiosi di ottenere, alla fine, una qualche risposta o un qualche messaggio risolutore circa il senso delle vicende narrate, non ricevono affatto una conclusione, ma piuttosto un taglio netto, che preferisce lasciare al pubblico il compito più difficile: interrogarsi su certe questioni amorose. Questo, a mio parere, oltre alla suspence emotiva che, certo, mantiene viva l’attenzione, ma rimane di fatto irrisolta, il punto a favore del film: chiedere allo spettatore di giudicare, ad esempio, se sia più grave il tradimento di lui, Sam Worthington, che non riesce a resistere all’attrazione fatale con Eva Mendes, o piuttosto quello di lei, Keira Knightley, che tiene nascosta al marito una storia d’amore passata e che si “limita”, con questo suo ex, a baci appassionati, ad una complicità e un’intimità coronate col dormire abbracciati, seppur castamente; o di decidere se, a fronte di questa situazione, i due protagonisti debbano rimanere insieme. Forse ci si aspettava troppo da un film, che deve quindi necessariamente rimanere inconcluso: non potendo rispondere alla domanda che da sempre si accompagna al “chi siamo-da dove veniamo?”, “cos’è l’amore?”, la si è voluta sollecitare, giocando su dubbi antichi, da quello sulla fedeltà dell’amato a quello più essenziale della natura dei sentimenti. L’interrogativo fondamentale rimane, forse, quello circa la piattaforma deterministica o casuale dell’amore. D’altronde il tema è evocato bene dalle stesse parole di Keira Knightley, che spiega al “mancato” amante che la loro storia è finita per problemi di “geografia” e di “tempistica”. L’amore si sceglie? Sottosta a problemi spazio temporali? Capita? Voi che ne pensate?
Chiara
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Una spettatrice meridionale su Benvenuti al sud (2010)
Scritto da Viator il 6 ottobre 2010Divertente è divertente. Non nego di aver riso quasi con le lacrime, e più di una volta. In quanto esilarante, funziona, non c’è che dire. Ma proprio la caratteristica che ne fa un film comico (il mettere in evidenza gli aspetti più marcati delle cose, il portarli all’estremo rendendoli grottesca caricatura), mi ha dato sempre più da pensare, finchè ai titoli di coda, la mia opinione sul film si era capovolta.
E non sono stati i discorsi razzisti sui “terroni” ad irrigidirmi, ma l’immagine romantica di un paesino campano dove tutto sembra funzionare meglio che nella Città del Sole. L’insistenza nello smentire il pregiudizio troglodita secondo il quale il sud sarebbe un luogo di guerra, sporcizia, delinquenza, un luogo, in sintesi, decisamente invivibile, si traduce, in realtà, nella descrizione di un luogo idilliaco, un paradiso fatto di panorami, donne procaci e cucina irresistibile.
Un posto, questo mi sembra l’elemento più indicativo, dove la raccolta differenziata sembra funzionare meglio che nei paesi del nord Europa! Io non vivo nel paesino in questione, ma di certo a Napoli le cose non vanno così.
A questo punto delle mie riflessioni, mi sono detta che non si tratta mica di un documentario, ma di un film comico, leggero, che vuole far ridere attraverso una serie di luoghi comuni ed esagerazioni. Mi sono detta, anche, che io non sono una pesantona, sono in grado di apprezzare anche film leggeri: il film francese di cui Benvenuti al sud è il remake, ad esempio, non mi aveva fatto quest’effetto, anzi, mi aveva lasciato una piacevole sensazione di allegria e appagamento, con i medesimi, divertenti e teneri intrecci a base di amore, amicizia, ospitalità, tratti locali.
Ho individuato meglio le ragioni del mio disappunto crescente constatando come quest’ultimo venisse stuzzicato dagli scrosci di risa, accompagnati talvolta persino da applausi, che determinate battute provocavano nel pubblico. Si trattava proprio di momenti in cui il settentrionale Direttore incappava in qualche elemento di costume locale, tipo il “succo di frutta” offerto (nocillo e limoncello) o comunque qualcosa che suggeriva l’idea: “Al diavolo i vostri clichès su camorra e monnezza! Checchè voi ne diciate, questa terra qui, questa gente qui, è meravigliosa”.
Certo, certo. Ma, banale a dirsi, enfatizzare gli aspetti positivi di qualcosa è superficiale così come enfatizzare quelli negativi: questo film, proprio su base ontologica (lo ripeto e non lo nego: in quanto film comico), si impegna precisamente in queste due attività. E sì, ovvio che un film leggero sia, c’è poco da fare, superficiale: se uno vuole vedere qualcosa di “impegnato” non sceglie mica questo genere di film. Ma, in questo particolare momento storico, c’è forse qualcosa di inquietante in un’apologia di caffè, tarallucci e vino: io ci vedo addirittura della propaganda, del populismo.
L’applauso finale mi ha fatto pensare che gli spettatori, al riaccendersi delle luci, si alzassero, per effetto del “circo”, un po’ più soddisfatti e orgogliosi della propria appartenenza.
Così, alla fine ho individuato l’elemento che mi ha pian piano guastato il divertimento: in questo film, (e qualcuno ne sarebbe certo contento), c’è molto (troppo) ottimismo, a fronte di chi, infido sobillatore, insiste a dipingere nere certe situazioni di crisi. Il sintetico “Wè”, col suo sottinteso Simm’e Napule paesà, si impone con semplicità, musicalità, calore ed efficacia su tutti i discorsi plumbei e la cattiva pubblicità legati alla realtà. L’umore, in altri termini, va mantenuto alto.
Ecco perchè il film francese mi è piaciuto e questo no: perchè sono italiana e, ancor di più, perchè sono napoletana.
Chiara
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L’uomo Nero (2009)
Scritto da Leonardo il 18 dicembre 2009Regia: Sergio Rubini
Cast: Sergio Rubin, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Gifuni, Guido Giaquinto…
Durata: 116 minuti ca.
Genere: Drammatico
Anno di Produzione: 2009
Premi: n/p
Voto di MyMovies: 3,09/5
Ritorniamo con la cara vecchia rubrica di recensioni cinematografiche Pop Corn! Mi scuso per l’assenza, ma tra interventi vari, università e altro è un bel casino. Parliamo oggi del nuovo frutto della regia di Sergio Rubini: “L’uomo Nero”. Dal 4 dicembre nelle sale ha riscontrato opinioni varie ma comunque in generalmente un apprezzamento positivo da parte del pubblico e della critica. Ieri sera, nel cinema dove l’ho visto io, la sala era vuota (ci ho contati, eravamo 11). Comprensibile però poichè era giovedì sera ed era comunque un film uscito quasi due settimane prima. Per non parlare del fatto che il film stesso per la sua tipologia non è che attiri tutto questo pubblico. Come prima occhiata al cast, prima di sedermi avevo visto e osservato interrogandomi sul perchè questo Scamarcio, perchè proprio lui? Mi è bastato aspettare i primi 20-30 minuti di film per capirlo. L’attore pugliese si libera finalmente di quella zavorra che è stata l’esordio con Tre metri sopra il cielo, per raggiungere livelli diversi, rasentati con Italians con Verdone. E’ perfetto in quel ruolo. Nel film la prima cosa che si nota e che tutti sono perfettamente credibili nei ruoli che sono stati assegnati. La realtà del paese è riprodotta perfettamente così come i dialoghi, i punti di vista, e le prese. Molto spesso l’occhio dello spettatore coincide con quello del bambino, anche perchè, in realtà, nella prima scena del film assistiamo alla scena della morte in ospedale di un anziano, che muore appena arriva il figlio dall’estero. Capiremo presto che tutte le immagini che vediamo del passato sono frutto della memoria di quest’uomo, e che Ernesto Rossetti (Sergio Rubini), è l’uomo che vediamo morire all’inizio del film.
Trama di MyMovies:
Gabriele Rossetti va a sud, torna al suo paese e al padre ricoverato in un ospedale di provincia. Al capezzale dell’uomo, Gabriele ripensa alla sua infanzia e alla sua relazione col genitore, capostazione ossessionato dall’arte e da Cézanne. Figlio unico di Ernesto e Franca Rossetti, insegnante e casalinga amorevole, Gabriele cresce osservando le manie degli adulti: le infatuazioni corrisposte di zio Pinuccio, le tele rifatte del padre, le conversazioni coi cari defunti della madre. Impressionato da un misterioso uomo nero e affascinato dal fascino impenitente dello zio, Gabriele vive la sua fanciullezza e subisce la frustrazione artistica del padre, ispirata dal pittore impressionista e umiliata da un critico d’arte locale e trombone. In viaggio lungo i binari della vita e del tempo procederà per agnizioni, riconoscendo padre e uomo nero per quello che sono e non per quello che fino ad allora aveva creduto che fossero.
Voglio dire che il film è davvero da vedere, molto ma molto bello. A proposito, il bambino (Gabriele) ha sicuramente un futuro come attore, bravissimo, senza le sue facce il film non sarebbe praticamente nulla (senza togliere a Rubini, non me ne vogliate). C’è poi l’apparizione di Anna Falchi (Donna Valeria Giordano) e anche di Margherita Buy, nel tempo presente, in pratica una vecchia amichetta di Gabriele che abbiamo possibilità di vedere in due-tre scene del film (Come dimenticare Gabriele che afferma sulle scale: “Mi fai vedere le mutandine?”). Insomma un’infanzia quella di Gabriele abbastanza difficile, tormentata dai problemi e dalle frustrazioni artistiche del padre, dotato di ottimo talento ma che deve fronteggiarsi con un critico d’arte trombone, antipatico e cafone. Pian piano attraverso il film Gabriele realizzerà che non aveva mai saputo chi fosse e cosa volesse il padre, per poi culminare nel finale dove Ernesto darà una grande lezione a tutti. Tutto il film è disseminato di queste “visioni” di parenti morti, di allucinazioni, che all’inizio Franca (Valeria Golino) dice di avere di famiglia, e poi ci rendiamo conto che anche il piccolo Gabriele (8 anni) vede queste immagini. Personificazioni di racconti o immagini curiose. Sergio Rubini si conferma comunque come una presenza importante del cinema italiano, producendo questa chicca sulla riscoperta delle proprie radici e del proprio passato. Sul difficile rapporto tra padre e figlio che forse sempre dopo, a posteriori, viene a formarsi e a fissarsi.
Rubini produce uno struggente omaggio al padre capostazione e dilettante di pittura, che a quanto pare davanti alle immagini del film guardando il figlio che lo interpretava ha esclamato: “E quello sarei io?”
Assolutamente consigliato per gli amanti del genere.
Saluti
Leonardo
Tutto Può Succedere (2003)
Scritto da Leonardo il 22 aprile 2009Regia: Nancy Meyers
Cast: Jack Nicholson, Diane Keaton, Keanu Reeves…
Durata: 127 min. ca
Genere: Commedia
Anno di Produzione: 2003
Premi: 2 Nomination
Voto di MyMovies: 3,32/5
Torniamo con le nostre recensioni di film con una pellicola un po’ datata (sono passati 6 anni da quando è uscito). In realtà ho trovato il dvd in casa e ho pensato di vederlo, attirato dal cast. Harry (Jack Nicholson) è un playboy anzianotto (nel film dice di avere 61 anni) che va solo con ragazze giovanissime. Solitamente ci esce una sola notte e poi non si fa più sentire, insomma ne cambia tantissime e sempre giovani. Il caso vuole che durante uno di questi appuntamenti lui e la ragazza vadano in una tenuta della famiglia della famiglia di lei, poichè, sempre secondo lei, la madre non ci sarebbe stata. A questo punto compare Erica (la madre della ragazza, interpretata da Diane Keaton) splendente come non mai, che torna e trova lui in mutande vicino al frigorifero. Dopo questo incontro la vicenda si complica (anche perchè lui ha un infarto e Erica è costretta ad ospitarlo in casa), e Harry incomincia a capire qualcosa in più di se stesso e della sua situazione, oltre a incominciare a provare qualcosa per Erica. In questo quadretto si inserisce però Julian (il dottore di Harry, interpretato da Keanu Reeves) follemente innamorato di Erica. Appare ora evidente il rovesciamento perchè in principio Harry (61 anni) usciva solo con ventenni, ora invece, Julian (giovane) è innamorato di Erica (50+ anni) che è anche oggetto di qualche sentimento di Harry (61 anni). Harry sta una notte con Erica e poi però come suo solito se ne va, ricominciando a uscire con Erica. Questa, dopo un periodo di pianti incredibili (scena bellissima), e dopo aver scritto un’intera commedia sulla vicenda (lei infatti è una commediografa e durante tutto il film si vede che cerca di scrivere e prende spunto da ciò che gli succede), si mette con Julian. Dopo sei mesi Harry, che ha fatto il giro di tutte le ragazze con cui è mai stato e si è fatto dire cosa pensavano di lui, cambiando un po’ “vita” va in cerca di Erica e scopre che è a Parigi per il suo compleanno. Così prende un aereo e si fa trovare all’improvviso al ristorante dove lei sta per cenare (il nome del ristorante gliel’aveva detto lei stessa in un’altra scena del film), così le va vicino e fa finta di stare a Parigi per caso. La vede da sola al tavolo e si siede, poi però arriva Julian, così la serata continua a 3, tra vino e battute. Harry vorrebbe dire a Erica che la ama ma non vi riesce e li lascia andare con il taxi in una parigi notturna, così lui, in una scena un po’ sdolcinata, piange affacciato da un ponte, all’improvviso arriva Erica, che Julian ha lasciato andare dopo aver visto i loro sguardi a tavola. Si dichiarano amore reciproco e fine sdolcinato. Ok, ora che è finalmente finita la trama passiamo a cosa ho provato io nel vedere questo benedetto film. Prima di tutto, la sceneggiatura non è proprio granchè, è in più casi scontata e anche un po’ stucchevole. Tuttavia, Il cast (l’accoppiata Keaton – Nicholson è fenomenale!) gioca un ruolo fondamentale, ridando al film tutto il brio e lo spessore di cui la sceneggiatura lo aveva privato. Harry fa degli sguardi indimenticabili e anche le mosse della Keaton sono fantastiche. L’ambientazione è fantastica, la villa fulcro della storia è bellissima (Ci vorrei passare i miei ultimi anni meditando sulla vita e l’esistenza) e tutti i luoghi dove il film si ambienta sono molto azzeccati. E’ piacevole anche l’elemento della commedia che cresce rimarcando le scene precedenti del film (a volte anche un po’ in maniera caricaturale), come la mitica scena degli Harry Danzanti. E’ in realtà una commedia che vuole parlare dell’amore difficile che è quello sbocciato un po’ in ritardo, che troppo soffre delle esperienze precedenti. Non condivido affatto chi ha giudicato il film brutto, scontato, soldi buttati eccetera, poichè sono andati lì forse aspettandosi qualcosa di diverso da una commedia. Per me rimane una delle commedie meglio orchestrate della mia storia cinematografica. Ripeto, questo film (forse come per Yes Man con Jim Carrey) non avrebbe quasi avuto senso senza la presenza della famosa accoppiata, ma, in virtù della loro presenza, invito chi ha un paio d’ore da passare tranquillamente, di farci un pensierino poichè alla fine è tranquillo e ti prende, anche se certe volte è pericoloso per chi soffre di diabete!
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L’Epopea di GilgaMED
Scritto da Habbashon il 21 aprile 2009
MED Maxicinema
Viale Giochi del Mediterraneo, 36
Telefono: +39 0812420111
Sistemi proiezione: Proiettori victoria 5 e victoria 8 con doppio impianto automatico
Tipo poltrone: Stadium seating
Tipo schermo: Sun screen
Tipo audio: Dolby Digital, DTS (solo sala 1)
N.bar: 2 postazioni
Posti per disabili per sala: sale 1, 3, 4, 9, 10, 11 n. 2 posti disabili; sale 2, 5, 6, 7, 8 n. 1 posto disabile
Posti parcheggio: parcheggio custodito (gestione privata circa 400 posti) e parcheggio a pagamento (strisce blu)
Altro: Caramelleria, Sala Giochi
Io non ci volevo andare. Cioè, intendo dire che questo è l’unico vantaggio (contro migliaia di appunti negativi) del “miglior Multisala di Napoli” (che peraltro è del Biscione, vedi appunti negativi): andare lì sapendo che, nella fascia 22.45-23.00, partono 6-7 film veramente per tutti i gusti, motivo per cui si può sempre dire “ci vediamo là, poi decidiamo”, facendolo in base all’affluenza, alla disponibilità ed, infine, al gusto.
Così è andata ieri, di Mercoledì, e devo dire che, per essere un giorno infrasettimanale in seconda serata, le presenze erano buone e c’era un bel pò di gente; merito probabilmente del prezzo ribassato e delle agevolazioni (il mercoledì l’intero paga 5,50€ ed i possessori di un abbonamento dei trasporti pubblci invece addirittura 3,50€). La più varia umanità su Viale Giochi del Mediterraneo, un trionfo del kitsch con purtroppo troppi precedenti, ma si arriva alla cassa. Motivi evidentemente molto validi riescono a far scartare, nell’ordine, Gran Torino (Eastwood), L’Argentino (Soderberg) e Fortapàsc (Risi), e i giudizi di amici ricevuti giorni prima sono blandamente negativi nei confronti di Mostri contro Alieni. Ecco la scelta parere obbligata. Entriamo. Fortuna vuole, da un pò di tempo a questa parte, che io non vada mai nelle prime 4 sale, per cui la disposizione delle restanti mi obbliga (ma mai obbligo fu più gradito) a passare davanti all’unico tocco davvero cinematografico presente nel Med, ovvero la “Parete Kubrick”, vari metri quadri in verticale divisi in riquadri con fotogrammi e citazioni dalla vita cinematografica del Maestro. Direte voi, “lo vedi che a ben guardare i prodotti del Biscione sono buoni?”. Sospiro. Poveri illusi. Il Med è stato acquisito da Medusa Distribuzioni (Gruppo Fininvest) in tempi relativamente recenti dal Gruppo StellaFilm del patron campano Luciano Stella (tuttora proprietario del Big, dello Small e di altri cinema nella regione), mentre la “Parete” fu uno dei fiori all’occhiello della struttura nel giorno dell’inaugurazione, partita come mini-mostra sul maestro fino a data da destinarsi e poi mai più tolta data la sua indubbia suggestività. Insomma, e mi si conceda la satirica metafora, stavolta sì che ci troviamo di fronte ad una “eredità del precedente governo”. Pertanto quando passo là davanti il cuore vorrebbe aprirmisi, ma la ragione prontamente gli ricorda tutto ciò: guarda e passa. Incontriamo quindi degli amici: mi fa piacere, ma ho la netta sensazione che praticamente tutta la popolazione dei quartieri Soccavo, Agnano, Pianura, Fuorigrotta e Bagnoli vada lì al cinema. Sensazione sostenuta dall’immediata riflessione sull’assenza di sale in questi quartieri, eccezion fatta per l’adorabile “La Perla”, che a mò di novello “Asterix il Gallo” resiste ancora e sempre all’invasore, “Caio Giulio Med”. Si fa ora, li doppiamo e stacchiamo il biglietto. La sala è quella. Buio, pubblicità, fila… D, E, F, G, H, I… 5, 6, 7, 8, 9. Lo sguardo conta una prima volta, arriva sull’obiettivo, fa il buono, magari ha sbagliato, ri-conta, ri-arriva sull’obiettivo, non aveva sbagliato: i posti sono occupati. Valzer degli “Scusi, ma…”, “Lei che posto… ?”, “Ma è lo stesso…”, “Lo so però…”, “Cara ma noi che posti…”, “Ma te lo avevo detto…”, “Scusi, allora…”, “No ma lei ha perfettamente ragione…” E ALLORA ALZATI E SPARISCI, “Grazie”.
Finalmente la poltrona. E sulla poltrona del MED non ho proprio niente da dire. Spot, battuta sullo spot. Altro spot, commento generico. Altro spot, battuta dalle file dietro. Considerazione su quanti spunti per la stupidità diano gli spot. Ok, è fatta… NO! MEDUSA DISTRIBUZIONI, come tutte le volte pure il telone opaco mi prende in giro e mi ricorda il mio errore. Maledizione contro il nano. Andiamo oltre. Vediamo il film. Lacrime. Discussione. Discussione accesa. Silenzio. Buona notte. Vrooom. Buonanotte. Ri-Vroom. Garage. Ascensore, chiavi, porta, giacca, scarpe, pantofole, pulsante multipresa, pc, browser, sto scrivendo ADESSO.
Com’era il film?
….. Mah. Carino.
f
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Gli Amici del Bar Margherita (2009)
Scritto da Leonardo il 16 aprile 2009
Qualche info:
Regia: Pupi Avati
Cast: Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Neri Marcorè, Fabio De Luigi, Luigi Lo Cascio…
Durata: 90 min. circa
Genere: Commedia
Anno: 2009
Voto di MyMovies: 2,99/5
Il film si ambienta nella Bologna degli anni 50 (per la precisione nel 1954) e si costruisce sulla narrazione di Taddeo (poi soprannominato “coso” nel film, interpretato da Pierpaolo Zizzi) che vive questa ammirazione per questa serie di “personaggi” (nel senso più comico e originale del termine) che popolano il Bar Margherita di Via Saragozza. Ci sono Al (Diego Abatantuono), c’è Sarti che truffa suore e preti vendendogli impermeabili fuori misura, c’è Luigi lo Cascio che vende macchine rubate, c’è Mentos che è impazzito dopo aver bevuto una bottiglia di cognac tutta di un fiato, insomma ce ne è per tutti i gusti. In questa baraonda Coso incomincia a fittare per molte sere una vecchia 1100 solo per potere accompagnare Al nei suoi giretti così da entrare nel gruppo. Diverse vicende dal nonno di 90 anni che incomincia a prendere lezioni di piano (con l’avvenente Minni, napoletana) e che invece chissà cosa fa dietro quella porta chiusa, da Coso che cerca disperatamente di uscire con una ragazza ma che non ci riesce, da Bep che si fidanza ma che in realtà non vuole e si innamora di Marcella (Laura Chiatti) che però lui non sa essere una prostituta assunta da Al & Compagnia proprio per non farlo sposare più con la fidanzata. C’è Gian che fa l’antennista e va a fare il provino per Sanremo (che va chiaramente male) e che poi però riceve la convocazione a cantare. Insomma Pupi Avati passa da “il papà di Giovanna” verso una narrazione più leggera più tranquilla, malinconica ma non triste. E’ comunque un amarcord di quei tempi andati durante i quali persone truffaldine, grandi mentitori, bugie tradimenti e leggerezza camminavano tranquillamente per le vie di una città. Tempi più semplici che mancano un po’ a tutti. Per quanto riguarda le interpretazioni sono tutte di ottimo livello, in particolare Diego Abatantuono fa sempre la sua porca figura. Resta per un dubbio la scelta di Pierpaolo Zizzi nell’interpretazione di Coso, che non mi ha proprio convinto. In generale comunque, un must da vedere per amanti del genere!
Buona Visione
Leonardo
L’Onda (2008)
Scritto da Leonardo il 21 marzo 2009
Qualche info:
Regia: Dennis Gansel
Cast: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt
Genere: Drammatico
Anno di Produzione: 2008
Premi: n/p
Durata: 101 min. circa
Voto di MyMovies: 3,06/5
Il Film è una trasposizione cinematografica di un esperimento realmente avvenuto (se non sbaglio negli states) negli anni ‘60 – ‘70. Wenger è un insegnante di educazione fisica che per la “settimana a tema” (sarà una cosa tipica scolastica in Germania) dovrà condurre delle lezioni sull’autocrazia. Già alla prima lezione gli studenti asseriscono senza dubbi che la Germania non potrebbe mai scivolare nuovamente verso una dittatura come quella nazista. E’ così che il professore fa partire questo esperimento in cui i ragazzi piano piano dovranno essere comandati da lui stesso (Herr Wenger), vestirsi allo stesso modo, salutarsi con un saluto predefinito (quello tipico di quando si mima un’onda con la mano) e sono invitati a costituirsi come gruppo compatto superando così le proprie paure e i limiti della propria timidezza, poichè sono tutti uguali in quanto facenti parte dell’Onda. I ragazzi creano il sito web e incominciano a tappezzare la città di adesivi con il logo dell’onda oltre a graffitare muri sempre con il logo. Già qui si può notare che l’esperimento sta andando oltre la sua potenzialità pedagogica poichè non si limita più ad un ambiente prettamente scolastico. I membri dell’onda aumenteranno sempre di più fino a superare ampiamente il doppio del numero da cui erano partiti, ed incominceranno a vedersi e incontrarsi anche fuori dalle mura scolastiche, sempre con quello stesso senso di appartenenza. Possiamo assistere al fatto che, quando era stato appena creato, il gruppo porta benefici ai rapporti sociali della classe, poichè rompe i muri (forse?) della diversità. Un esempio è questo ragazzo (il classico asociale un po’ isolato) che viene malmenato fuori dalla scuola da due anarchici (lo chiamano fascista perchè porta la camicia bianca, come tutti i membri dell’onda), ed in suo soccorso arrivano due ragazzi della sua classe che respingono gli anarchici. La questione ovviamente sta nel fatto che questi due soccorritori se non fosse stato per L’Onda non avrebbero mai aiutato un tipo come lui. Un altro esempio è quello del ragazzo che nella squadra di pallanuoto non passa mai la palla e sbaglia sempre il tiro, dopo che la sua squadra è composta da membri dell’onda comincia a passare la palla. Dopo però subito si notano le prime crepe nei confini del gruppo (un ragazzo comincia a girare con la pistola, perseguita il professore e lo tratta come un vero comandante) fino a confluire poi con un omicidio e un ferito. Ora, un film che fa riflettere e che arriva poco dopo quello di François Begaudeau (ne abbiamo parlato anche nella rubrica Pop Corn), La Classe – Entre Les Murs, rivelando come questo sia un momento del cinema particolarmente attento alle dinamiche educative e alle tematiche pedagogiche. Ciò che notiamo è che il film non abbia fini educativi bensì fini esplicativi, cioè, non dice questo non si fa ma dice se questo si fa succede così. Il che è di gran lunga differente. La regia cerca quindi di dare un esempio ai ragazzi (perchè, per come sono strutturate le scene, le riprese, la colonna sonora, è a loro che è indirizzato). Si invita al senso critico, impersonato nel film da due ragazze che fanno propaganda contro l’Onda (e vengono dunque allontanate), per le quali inevitabilmente lo spettatore prova repulsione, in quanto unico elemento dissonante nell’orchestrazione delle scene e della crescita dell’Onda. Lascio a voi gli altri commenti, mi limito dunque nel dirvi che a mio modesto parere il film è da vedere e deve far parte del proprio bagaglio cinematografico.
Buona Visione,
Leonardo
Giulia non esce la sera (2008)
Scritto da Leonardo il 8 marzo 2009Qualche Info:
Regia: Giuseppe Piccioni
Cast: Valeria Golino, Valerio Mastandrea…
Genere: Drammatico
Durata: 105 min ca.
Anno di Produzione: 2008
Voto di MyMovies: 2,85/5
Guido (Valerio Mastandrea) è uno scrittore di successo che arriva finalista ad un importante premio letterario. Intorno a lui una moglie che gli vuole bene ed una figlia, Costanza, complessa come tutte le ragazze di quell’età (spicca la figura del ragazzo della figlia, Filippo, che è un ragazzo un po’ atipico). Giulia è un’istruttrice di nuoto, ed è così che lei e Guido si incontreranno. Costanza infatti deciderà di lasciar perdere il nuoto ed il padre comincerà a sfruttare il suo abbonamento, anche perchè, lo si capisce presto, non sa nuotare, infatti dice di saper stare a galla.
Come è solito Giuseppe Piccioni, i personaggi interpreti dei suoi film sono persone a cui manca qualcosa, persone non soddisfatte, non al più mero livello materiale. Guido è sì uno scrittore, ma non legge molto, non c’è un motivo per il quale abbia iniziato a scrivere, non conosce i classici e non è un cultore di certi gusti musicali classici (Il film fa cogliere questo aspetto, in particolar modo nei suoi confronti con Filippo). Giulia è un personaggio enigmatico, molto chiusa, introversa, in piscina, nell’acqua, dimentica tutto e può abissarsi in se stessa. Ha una figlia che la rifiuta e che non la perdona per averla abbandonata. E’ proprio nella piscina che i due si incontreranno. Si avvicineranno gradualmente, entrambi stanno per condividere con l’altro le proprie paure, ma poi lasciano perdere, fanno questo due o tre volte e poi alla fine escono (sorprende la facilità con cui Guido la invita a uscire fregandosene della moglie). Ma anche questo tradimento, è fatto con la massima indolenza. Non è una cosa passionale come si potrebbe pensare di un adulterio, no è più un’anima che cerca conforto in un’altra. Guido è infelice, in piena ignavia. Cerca in tutti i modi di scrivere, di raccontare due storie: “L’uomo degli ombrelli” (che vede l’amore di un’uomo per una commessa di un negozio di ombrelli) e “Padre Rosario” (che vede un religioso andare incontro alla ricerca cosiddetta della felicità in altre cose…). Sono molti belli gli spezzoni in cui, mentre Guido lo scrive, noi vediamo il film della bozza diciamo. Sarebbe bello che fosse così, ogni bozza che uno scrive poi guardarla sullo schermo e vedere che effetto fa. Alla fine, comunque, questo tradimento scivolerà sulla vita di Guido, che continuerà comunque la sua, solita esistenza. Anche se alla fine del film si nota uno slancio diverso. Lui infatti (non vincerà il premio letterario), prenderà una sedia e starà insieme alla figlia, in balconata, condividendo cioccolatini, mentre dentro tutti festeggiano lo scrittore premiato.
The Reader – A Voce Alta (2008)
Scritto da Leonardo il 27 febbraio 2009
Qualche info:
Regia: Stephen Daldry
Cast: Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin
Genere: Drammatico
Durata: 124 min. circa
Anno: 2008
Un film questo molto discusso, già in partenza. Qualcuno lo ha definito film revisionista sull’Olocausto, io non azzarderei in tal senso. Un bel film, che in concreto è sempre una storia d’amore. Micael conosce Annah quando ha 15 anni, perchè lei lo soccorre per strada in un momento di difficoltà. Dopo tre mesi che rimane a letto (causa scarlattina) torna da lei con dei fiori per ringraziarla. La cosa sfocia poi nel coronamento di un desiderio sessuale di entrambi. Incominceranno a vedersi, a stare insieme, per molto tempo. Faranno persino una vacanza insieme in bicicletta. La differenza di età p molto evidente e contribuisce a rendere la storia d’amore già di per sè particolare. Dopo un po’ di tempo Annah invita Micael a leggere ad alta voce delle storie, da romanzi alle cose che studia, come l’Odissea. La regola diventa infatti che prima si legge e poi si sta insieme. E quindi nasce questa sorta di rituale. Più volte lei mostra comportamenti un po’ incoerenti, mostrando una personalità piuttosto complessa, passa dalla sensibilità esasperata alla rudezza e alla violenza con il “compagno”. Ad un certo punto lei scomparirà, precisamente il giorno del compleanno di Micael, e così non si vedranno più. Lui continuerà la sua vita, finirà il liceo ed incomincerà a studiare legge, partecipando ad un seminario sui processi per i responsabili dell’Olocausto. Così andrà insieme a professore a compagni a vedere alcuni di questi processi. Lì, incredibilmente, vedrà la sua dolcissima Annah imputata, scoprendo così che era stata una responsabile dei campi di concentramento. E… mi fermo qui. Dovete vedervelo! Comunque, oscar come miglior attrice protagonista a Kate Winslet, che ci poteva pure stare, così come ci possono stare anche le polemiche. Perchè effettivamente ad una lettura superficiale può dare un volto umano ad una responsabile delle S.S., dunque, guardatelo con occhio critico. Micael continuerà sempre a pensare a lei, si sposerà e avrà una famiglia, ma continuerà a pensare a lei, perseguitato da questo suo primo amore così travolgente e atipico. Kate Winslet è comunque bravissima in ogni occasione, i dialoghi sono belli e il momento del processo è fatto molto bene.
Una cosa sicura sembra essere questa: Non si può scegliere di chi innamorarsi.
Buona Visione
Leonardo
Il Curioso Caso di Benjamin Button (2008)
Scritto da Leonardo il 22 febbraio 2009Qualche Info:
Titolo: Il Curioso Caso di Benjamin Button
Regia: David Fincher
Cast: Brad Pitt, Cate Blanchett…
Genere: Drammatico
Durata: 159 min. circa
Anno (di fine produzione): 2008
Il film tratto da una novella di Fitzgerald esplora lo strano caso di un bambino che nasce anziano e, invecchiando, ringiovanisce. E’ ovviamente rilevante il trucco che è servito a Brad Pitt per impersonare Benjamin, (anche se non credo che dall’inizio fosse sempre lui)
. Il film comunque apre una finestra sulla condizione simile che a volte si può riscontrare tra bambino e anziano (in una battuta del film: Entrambi col pannolone). La madre di Benjamin muore per darlo alla luce ed il padre quando vede le sue fattezze decide di abbandonarlo fuori una specie di casa di riposo. E’ così che lo prenderanno con se e crescerà lì, fra gli altri anziani, ben sapendo di essere diverso. Molti chiedono a Benjamin cosa si provi a ringiovanire, ma lui non sa dirlo, e piano piano, comincia ad acquisire forza, a camminare senza bastoni, a lavorare, a diventare un adulto (arrivandoci però da una strada opposta a quella normale). In tutto questo si sviluppa una storia (che potremmo definire) d’amore, che all’inizio del film vede Benjamin anziano e Daisy bambina e che poi, con lo svolgersi del film, li vedrà coetanei, per poi finire come era iniziato, con lei anziana e lui neonato, che muore. Come dirà lo stesso Benjamin quando alla fine riusciranno a incontrarsi e a stare insieme:
Ci siamo incrociati nei percorsi della nostra vita, e finalmente possiamo stare insieme
Un film arricchito poi da una bella colonna sonora, dalla guerra, e da uomini che apparentemente possono sembrare un po’ folli, non tanto intelligenti e anche sciagurati, ma che in realtà possono sfornarti cose del tipo
Uno può arrabbiarsi, imprecare, bestemmiare ma quando arriva la tua ora non puoi fare altro che mollare e lasciare andare
Come esclama il capitano del rimorchiatore su cui aveva preso servizio Benjamin, prima di morire in guerra. Ad un certo punto il padre di Benjamin, che aveva incominciato a frequentarlo senza dire chi fosse, gli confesserà di essere suo padre, ma lui non la prenderà molto bene. Venderà la sua casa, anche la tenuta sul lago, tutto per vivere con Daisy e per comprare una casa tutta loro. In generale un film che un po’ fa riflettere ma che è anche molto triste (il bambino con demenza verso la fine è atroce). Ah, dimenticavo. Il film è impostato un po’ come Titanic, certo in titanic l’anziana raccontava. Ora invece l’anziana (che dopo un po’ si scopre essere proprio Daisy) è in un letto d’ospedale molto malata e sua figlia (che poi si scopre verso la fine chi sia in realtà) le legge un diario, proprio il diario di Benjamin.
Da vedere.



