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	<title>Potere alle Formiche &#187; Riflessi</title>
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		<title>Non voglio mettermi l’anima in pace</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 10:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Affuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessi]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><em><img class="alignleft" src="http://img19.imageshack.us/img19/8587/ontheroadz.jpg" alt="" width="228" height="333" />“La vita essenzialmente è un continuo bungee jumping.Ci tuffiamo nel vuoto da cui poi non è sempre semplice risalire.A volte non basta volerlo.Non provarci però sortirebbe lo stesso effetto.Sarebbe come lasciare una partita di poker dopo aver visto le prime due carte che la sorte ti assegna.Non si sa mai cosa c’è dopo.È per questo che ho scelto di vivere sempre al massimo e nel caso bluffare,non posso certo arrendermi per un paio di mani andate male!”</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">Non credo nel silenzio.Non credo nel silenzio semplicemente perché per me equivale ai titoli di coda,al nulla eterno,alla morte.Credo nel dolore e nel sacrificio piuttosto,ma in particolare nelle persone e nel loro sorriso,la più misteriosa tra le finestre sull’anima. E sono convinto che le impronte digitali,diverse per tutti e 6 miliardi di individui,non siano l’unico segno della nostra unicità.C’è dell’altro nascosto tra le pieghe degli abiti che ogni giorno indossiamo,solo che molti non lo scopriranno mai.Troppi sono impegnati,ed è un gran bel paradosso,nel culto dei segreti di una qualche religione,per sprecare tempo nel conoscere il mondo che li circonda. E dato che mettersi alla prova spesso equivale a commettere peccato,questi individui prediligono sedersi davanti ad una finestra in attesa della vita che verrà,pensando a quanto sarà bello ricongiungersi con i loro cari.E’ troppo facile vivere così.Preferisco essere una “pecorella smarrita” ma vivere senza preconcetti,né pregiudizi,senza limiti ne restrizioni.Non voglio mettermi l’anima in pace.Voglio essere tormentato.Voglio tremare.Voglio aver paura e vivere questo viaggio in tutti i suoi risvolti . Belli o brutti che siano.Voglio potermi alzare alle due di pomeriggio non lasciando andare il cuscino quasi fosse per me vitale stare con lui.Oppure rimanere sveglio per 24 ore con la testa tra le nuvole,aspettando il nuovo giorno.E correre a vedere ogni singola alba che l’occasione mi pone di fronte stringendo forte chi mi trovo affianco:un amico, una fidanzata,una sconosciuta,una bottiglia di rum.Non conta chi,conta come.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">Non conta quando ,conta perché.Non credo nel silenzio perché è la fine del movimento,delle passioni,dei respiri lenti .Io non riesco a stare fermo,neanche quando gioco alle belle statuine.I miei pensieri,il turbine colorato del mio io,sono motori che non sanno fermarsi .E ne sono contento,è sinonimo di essere vivo ,di esserci ancora.E fino a che i miei polmoni supplicheranno ossigeno e il cuore pomperà sangue in tutto il mio organismo,non voglio neanche provarci a stare zitto e fermo.Ho tenuto a freno troppo a lungo idee e genio.Mi ricordo che a volte quando andavo al liceo e la professoressa spiegava le poesie.io letteralmente implodevo.Non riuscivo e non riesco tutt’ ora ad essere d’accordo con le interpretazioni che ci vengono imposte,poiché ritengo distruggano la fantasia e la creatività con la quale quei versi erano stati creati.Ognuno di noi proietta se stesso in quelle dolci noti e trovo che la parafrasi rovini del tutto l’armonia,congelando il calore delle parole. Preferisco non capire niente  restando meravigliato davanti a tanta bellezza che farmi imboccare delucidazioni da qualcheduno.Discorso diverso vale per la musica. Non avendo intermediari,questa musa ti colpisce direttamente.Non hai bisogno di capirla per poterla apprezzare.Ma comunque degli aspetti in comune con la letteratura ci sono,essendo entrambe figlie di un riflesso della nostra anima. E la prova ci viene dal fatto di ascoltare canzoni diverse a seconda del “periodo” e dell’umore.Io sono passato dal rock al pop,dal rock al metal e poi di nuovo al pop e ora,guarda caso,ascolto generi diversi.Questo succede perché la melodia,è l’accordo  che più si avvicina al ritmo del battito del nostro cuore e allo stile di vita che scegliamo .I testi invece,comprendono quasi sempre le frasi che vorremmo sentirci dire o che non abbiamo il coraggio di confessare.Non sono d’accordo con i critici dicevo ma nemmeno con le masse,con la televisione,con i politici e di tanto in tanto neanche con me stesso.Non ho mai saputo scegliere tra avere rimorsi o rimpianti quindi tra ragione e il coinvolgimento del momento.Quindi capita che io prima di agire rifletta tantissimo e poi faccia il contrario e viceversa ,avendo la consapevolezza in ogni caso di averci provato e di non essermi tirato indietro.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">Tenendo a mente i propri limiti certo .Fino a qualche tempo fa  gli ostacoli più grossi che e che non riuscivo a superare dipendevano dalla timidezza e dal non saper dire di no.Cominciavo a farfugliare e a fare strani giri di parole pur di accontentare la persona che avevo di fronte.Ora molto è cambiato e preferisco utilizzare il linguaggio degli occhi e dei segni,concentrare l’affetto in gesti semplici,piuttosto che perdermi nelle mie stesse parole. Un abbraccio ad esempio è l’apoteosi del voler bene e rimane tra l’altro una delle poche dimostrazioni che sanno manifestare l’”ineffabile”,tutte quelle sensazioni ed emozioni altrimenti quasi impossibili da spiegare.Ed è soprattutto quando scrivo che mi rendo conto di quanto sia difficile descrivere un sentimento.Allora spesse volte mi limito a trascrivere solamente cosa le frequenze della radio del mio cuore trasmettono,senza modificare nulla.Arrivo ad eclissarmi lasciando alla tastiera carta bianca.Il discorso cambia se si fanno le veci di un’altra persona,esistente o inventata che sia.Entrare nei personaggi,provando ad immedesimarmi in loro,e raccontarli è molto più semplice che entrare dentro di te Ma egualmente utile.Sembrerà strano ma alcune mie creazioni sono riusciti a farmi crescere,mostrandomi punti di vista che non avevo mai considerato.Quindi da creatore sono tornato ad essere io il materiale su cui lavorare. E c’è nè di lavoro da fare,me ne rendo conto.Ma la strada è lunga e io non ho paura,quindi che problema c’è?!!</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">di<em> Marcello Affuso</em></p>
<p><strong><em></em></strong><strong><em></em></strong></p>


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		<title>Stralci della conferenza stampa del primo uomo ad aver viaggiato nel tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 10:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Affuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessi]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   false false false        MicrosoftInternetExplorer4  &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;   &lt;![endif]--> <img class="alignleft" src="http://blogosfere.blogs.com/photos/uncategorized/orologio_3.jpg" alt="" width="270" height="342" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">(..) E così decisero che sarebbe stato un ragazzino il primo a viaggiare nel tempo.La scelta cadde su di me per due fattori: il mio altissimo q.i. che mi rendeva il più affidabile tra i pretendenti ma, soprattutto,il fatto che,essendo orfano,nel caso nessuno sarebbe venuto a reclamarmi. Nessun modulo da far firmare,ne assicurazione da stipulare, quindi. Probabilmente pochi di voi ha mai sentito parlare di questo progetto prima di questa mia conferenza stampa. La chiesa ci era stata talmente con il fiato sul collo,per la paura venissimo a conoscenza di verità scomode,che abbiamo dovuto far finta di chiuder baracca ricominciando tutto di nascosto. Non mancando gli investitori fu cosa abbastanza semplice. L’ esperimento per come era stato previsto non doveva essere solo un’indagine scientifica e la prova innegabile del raggiungimento di un livello tecnologico altissimo, ma l’apri-strada per una rivoluzione nella storiografia. Con i miei appunti infatti la “compagnia” avrebbe potuto ricostruire periodi storici rimasti oscuri,colmando le lacune che i “cronisti” nel corso degli anni avevano creato. A questo scopo mi dotarono di vari gadget con i quali potetti registrare e filmare tutte le mie avventure e non solo .Avevo inoltre un traduttore istantaneo per poter dialogare con chiunque avessi incrociato sul mio cammino e un dispositivo spazio-temporale che ogni due mesi mi spostava in un’altra epoca. E per non farmi notare troppo,mi fecero indossare una speciale tuta in grado di trasformarsi adeguandosi all’anno in cui mi trovavo. Non mi furono imposte regole specifiche,ma non avevo neanche particolari libertà. Mi dovevo limitare ad osservare e trascrivere, sfruttando a mio vantaggio le varie situazioni. Fondamentale era non influire sul corso della storia:se avessi cambiato il passato chissà cosa sarebbe successo ai giorni nostri! Dovevo essere concentrato a non attirare su di me attenzione,essere quasi invisibile insomma. Immagino avrete molte domande da pormi su questa straordinaria traversata,ma essendo il mio rapporto ancora sotto esame non potrò rispondere ad alcuna. Quindi per ora accontentatevi di questo breve racconto e della conclusione a cui sono arrivato .Tornando a noi,per la data di partenza e di arrivo “l’agenzia” scelse due giorni in cui non c’erano festività in modo che quelle 48 ore fossero poi ricordate da tutti come l’inizio e la fine della “la svolta”. Fortunatamente tutto andò secondo i piani e dopo esattamente 1 anno e 10 mesi,tornai sano e salvo nello stesso posto in cui ero partito. Ma guardando altre almeno dal mio punto di vista,tirando le somme di questa esperienza,vi assicuro che non c’è proprio niente da festeggiare .(…) Ho visto gli schiavi dei romani costruire il Colosseo e,una volta terminato, goduto degli spettacoli dei gladiatori. Ho visto Cristo sulla croce e tremato con tutta la terra nel momento del suo spirare.Ho visto, nascosto sotto un colle, Napoleone lasciare desolato il campo di battaglia a Waterloo e pianto con lui. Ho ammirato con il primo europeo gli splendidi tramonti dell’Australia e con lui sospirato di tanto splendore. Ma i lati positivi, testimonianza della evidente potenziale grandezza umana, non sono così forti da cancellare tutto il resto. Morti, guerre, persecuzioni, villaggi distrutti, la polvere da sparo, la bomba atomica. Nei 3000 anni che ho visitato, lo dico ora e aprite bene le orecchie,solo un cosa non è realmente cambiata: gli abiti, le tradizioni, il modo di coltivare e di conoscersi si è evoluto, migliorando palesemente. Non ci saranno più le malattie di una volta,non ci vorranno mesi per costruire una sedia e nessuno più darà la caccia alle streghe, ma questo è un dettaglio. Un dettaglio di fronte alla incomprensibile incapacità dell’uomo di imparare dai propri errori. Bastardo,meschino ed egoista era, e così è tutt’ ora. Eravamo e restiamo gli unici esseri in natura ad uccidersi tra di loro per futili motivazioni. E tutta l’intelligenza che con orgoglio mostriamo e con cui ci poniamo a capo del mondo,ci rende ancora più ridicoli,perché nonostante tutto non riusciamo a dominare la nostra natura,una natura malvagia,tesa al male.</p>


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		<title>I bulli e il ragazzo venuto dalla campagna</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 13:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Affuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessi]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignleft" src="http://www.ancca.it/ancca/immagini/documenti/4080/campagna-4.jpg" alt="Campagna" width="202" height="260" />C’era una volta un giovane ragazzo che,in una fresca sera d’autunno,camminava tranquillo con un vecchio mangianastri nella tasca. Si era da poco trasferito con i genitori da un piccolo paesino di campagna e perciò non riusciva ancora ad orientarsi bene tra le vie,i vicoli e le piazze della città,e la moltitudine di ragazzi e ragazze,così tristemente uguali e stereotipati,certo non lo aiutava in quella che sembrava una missione impossibile.Nonostante tutto era sereno..aveva la musica della sua terra a fargli compagnia&#8230;quel ritmo di tamburelli e zampogne vibravano e avvolgevano tutto il suo corpo a tal punto che avrebbe voluto danzare,come era abituato a fare nella festa del paese..ma non era certo il caso..gli occhi torvi verso di lui,erano già abbastanza….come abbastanza sono i pregiudizi che troppe volte stroncano relazioni umane a priori…Aveva conosciuto si e no tre persone fino a quel momento,compagni di scuola più che altro,ma non lo considerava un problema,”Sono appena arrivato in fondo, ci vuole tempo per socializzare e farsi accettare dalla comunità” si diceva.Quello che gli fu chiaro fin da subito invece,erano i grandi paradossi di quel luogo,pieno di ipocrisie e falsità.Sui giornali si parlava di morti ubriachi sulle strade ogni settimana,e i bar che vendevano alcolici fino a tardi…scuole ovunque,ma muri ancora invasi dalle svastiche……gente che dormiva per terra sotto gli archi di enormi centri commerciali …Quando il sole stava calando,lasciando il posto alle stelle,si fermò un istante per bere da una fontanella che si trovò di fronte,quando un gruppo di bulli con il volto abbronzato come fosse estate,cominciò in modo a urlargli dietro “Quella è nostra,non la toccare!” ma il giovane assorto nei suoi pensieri e nella melodia,li ignorò e bevve comunque. Allora uno di questi gli si avvicinò,colpendolo al viso e preso il suo mangianastri,lo fece vedere agli amici come si fa con un trofeo, e lo buttò a terra calpestandolo più volte..”così impari a non obbedire alle nostre leggi e a non ascoltare quando parliamo”.Il giovane campagnolo rimase fermo..e abbassando la testa si guardò i piedi quasi si sentisse colpevole dell’accaduto.. poi fissò per un attimo il bullo come per capire con chi avesse a che fare.. Sorrisino idiota stampato in viso,orecchini a stella,i capelli phonati,testa alta e petto indentro nemmeno fosse un militare.La presunzione marchiata a fuoco sul volto di un bambino cresciuto troppo con la convinzione di essere “un VIP” in un mondo di reality show e volgarità..dove il più appariscente,molto spesso il più ridicolo,spicca..Rimase colpito dai suoi abiti.Aveva già visto più volte quei vestiti nei negozi di super lusso e addosso a molti passanti e rimase sorpreso nel constatare quanto le masse si facciano influenzare dalle mode e quanti soldi buttino…e questo proprio non riusciva a capirlo&#8230;I suoi genitori lo avevano da sempre educato al risparmio e a spendere solo quando era necessario, e quindi si teneva stretti quei vestiti da 20 euro che portava,forse non all’ultimo grido ma in compenso molto comodi…Non accennò nemmeno una reazione..”non ti curar di loro ma guarda e passa”  e con tutta calma si allontanò,mentre i ragazzi continuavano ad inveire contro di lui innervositi dal suo atteggiamento quasi di sfida secondo il loro strano punto di vista..Un pensiero lo tormentava più delle loro volgarità..”Forse avrei dovuto assecondarli…e non dar loro la possibilità di sfogare la loro frustrazione su di me ma,dandogli la soddisfazione di credere di valere e di essere qualcuno…”Ma non fece in tempo a rispondersi che sentì una macchina dietro di lui e cominciò a correre…Un susseguirsi di respiri veloci,il cuore in gola e le gambe tremanti ma non smetteva di guardarsi intorno. Gli sembrava di vedere la città da sopra un treno…immagini,frammenti distorti e nessuno tra la folla che lo aiutasse..gli mancava il fiato quando vide la porta del cimitero poco distante dal centro aperta e vi si infilò dentro…i suoi inseguitori scesero dalla macchina ,camminando verso di lui con aria arrogante e superba. Cominciarono a picchiarlo,strappandogli di dosso quegli “stracci “ Prima di svenire dal dolore, ebbe la forza di urlare con un pizzico di orgoglio..”Voi a casa vostra potete dire e fare quello che volete…ma non ha importanza,io domani mi alzerò e potrò dire di aver imparato qualcosa di nuovo dalla vita” e poi il buio…Passarono alcuni secondi e il vecchio e zoppo custode del cimitero arrivò in aiuto del ragazzo,dopo aver assistito impotente alla scena.Sollevò la testa del ragazzo e una volta accuratosi delle sue condizioni,rivolse gli occhi verso i bulletti e una volta capito il senso di quelle che sembravano solo parole orgogliose,ci cominciò riflettere sopra “Siete al cimitero.. è questa la vostra casa..perchè siete l’esempio di quei giovani d’oggi tanto superficiali,egoisti,e vittime dei media da essere utili alla società e ai problemi di un mondo,che va sempre più a rotoli,come un morto.. defunti più voi nell’animo che coloro che io proteggo e onoro in questo luogo sacro” ma non disse nulla…sarebbe stato uno sforzo vano,e sospirò amareggiato vedendo i ragazzi con il loro sorriso idiota sul viso,tornare in macchina pronti,come niente fosse successo,per un&#8217;altra serata in discoteca.</p>
<p style="text-align: center;"><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   false false false        MicrosoftInternetExplorer4  &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;   &lt;![endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">Di <em>Marcello Affuso</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em></em></strong></p>


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		<title>Il giorno che ha cambiato la mia vita</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 13:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Affuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;">Era una fresca mattina di Novembre di circa 5 anni fa,non ricordo la data con precisione ma doveva era essere domenica o qualche ricorrenza religiosa perchè ero a casa da scuola e stavo facendo colazione.Era un giorno come un altro per il mondo.che tranquillo continuava a girare sul suo asse ed intorno al [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignleft" src="http://img512.imageshack.us/img512/9448/bella20catene1tc.jpg" alt="" width="264" height="308" />Era una fresca mattina di Novembre di circa 5 anni fa,non ricordo la data con precisione ma doveva era essere domenica o qualche ricorrenza religiosa perchè ero a casa da scuola e stavo facendo colazione.Era un giorno come un altro per il mondo.che tranquillo continuava a<span> </span>girare sul suo asse ed intorno al sole,come un altro per tutti gli altri che tranquilli continuavano a girare per le strade cercando un senso e su loro stessi dimostrando di riconoscere nell’egoismo il primo vero comandamento&#8230;un giorno qualsiasi probabilmente anche per le stelle e i vari alieni che le popolano..ma non per me;infatti quel tale chiamato Amore busserà alla mia porta e io diventerò un uomo nell’arco di quelle 24 ore.Non sapevo chi lui fosse se non tramite qualche film e strofe di canzoni per me troppo sdolcinate all’epoca e nella mente mi appariva quasi come un mago,uno stupendo direttore d’orchestra che aveva il potere una volta entrato nella vita delle persone di cambiarle completamente…fino alla follia..oltre ogni limite..Ma ammetto che nonostante ciò non <span> </span>ero molto interessato a conoscerlo,stavo bene così..bene quando i miei problemi potevano essere al massimo come finire un videogioco,o trovare il modo di falsificare una giustifica e poco più..e per giunta mi ero appena svegliato da una lunga dormita e comunque non sarei stato pronto a riceverlo..ma vidi che non accennava ad andarsene quindi gli feci segno con la mano,sporgendomi dalla finestra,di tornare più tardi.Entrai in bagno e cominciai come niente fosse una doccia calda. Le gocce.pioggia bollente sulla pelle,la saponetta che lentamente scivolava sul mio corpo accarezzandolo,massaggiandolo di puro candore…e in più la radio che mi faceva compagnia con le canzoni del momento..insomma non c’era niente che mi facesse rimpiangere di non aver aperto a qualcuno che infondo non avevo mai incontrato e che probabilmente non avrebbe avuto niente di interessante da offrirmi,e mi illusi che in quell’istante di sublime piacere avessi potuto nuotare per sempre..ma come tutte le cose più belle dell’esistenza che prima o poi hanno un termine arrivò il momento in cui,finita l’acqua calda,dovetti uscire dal box, Presi di corsa l’accappatonio,infilai le ciabatte e dopo essermi asciugato con il phone,la mia attenzione fu rubata dallo specchio che avevo di fronte ..ero così cambiato,e non me lo diceva soltanto la barba che cominciava a crescere ma le sfumature di quei miei occhi azzurri,forse un po’ più spenti di quando bastava un lecca lecca per farmi sorridere,ma che in compenso avevano qualcosa da raccontare..amicizie finite,problemi di famiglia..e chi può ne ha,più ne metta! La vita non è semplice neanche a 14 anni..</p>
<p style="text-align: center;">Si era creata una forte alchimia tra me e quel vetro,anche se ero conscio del fatto che non mi avrebbe mai potuto riflettere per come ero davvero o almeno per come mi sentivo di essere davvero…per quanto simile lo specchio riflette sempre uno straniero dicono&#8230;Un forte rumore ruppe l’atmosfera,corsi in salone e notai che una delle finestre era in frantumi;”<em>Un piccione che si sarà schiantato o qualche pallone tirato troppo forte forse</em>” dissi a me stesso…mi sbagliavo.E mentre continuavo ad ipotizzare l’impossibile,vidi che un uomo alto,con una maschera in faccia era seduto sul mio divano ”<em>Chi sei!?</em>Gli urlai minaccioso ma con voce tramante.”<em>fuori da casa mia!</em>” ..e lui..”<em>Amore!Mi dispiace ma non prendo ordini da nessuno</em>” rimasi esterrefatto e a tratti perplesso ma non feci in tempo a formulare un piano per cacciarlo che si alzo e mi stordì con un violento mancino sul naso,mi trascinò alla sedia più vicina e mi legò ad essa talmente stretto da riuscire a mala pena a respirare. Avrei voluto piangere,gridare a più non posso,ma ero troppo orgoglioso per farlo e probabilmente sarebbe staro inutile,quindi abbassai lo sguardo e gli supplicai di risparmiarmi..non avevo fatto niente di male infondo per meritarmi un trattamento del genere..niente di male a nessuno,se non qualche a volta a me stesso..Ogni passo,ogni volta che il suo piede si avvicinava anche solo di un millimetro tremavo come non avevo mai fatto,neanche in passato di fronte alle urla di mio padre oppresso dal dubbio di non farcela ad arrivare a domani…Quando poi fummo talmente vicini da poterci baciare,mi diede un carezza seguita da un forte schiaffone e un altro e un altro ancora;la sedia barcollò e caddi con essa per terra;faceva così male che credevo di morire e per quanto la mente scavasse,non trovai nulla che potesse spiegare il motivo per cui stesse accedendo tutto ciò…forse avrei semplicemente dovuto aprirgli quando aveva gentilmente bussato anche se non mi sentivo pronto a riceverlo e non scacciarlo..forse aveva qualcosa di importante che doveva mostrarmi ma perché non farlo semplicemente?..perchè irrompere in casa mia e nella mia vita con tanta violenza??</p>
<p style="text-align: center;">Lo capii solo quando se ne andò e ora gliene sono immensamente grato..ma il mio calvario era ancora lungo,dovevo prima accettare di dover soffrire per poter essere davvero felice.Nel frattempo ricordo che tentai ad istaurare un dialogo con il mio assalitore,ma per quanto mi dimenassi,pregandolo di ascoltarmi,continuò senza fare una piega a sorseggiare il drink che si era preparato con gli alcolici che avevo in frigo..Era assurdo quello che mi stava accadendo,assurdo quanto malvagio si fosse rivelato quella specie di mito di cui tanto bene avevo sentito parlare ..Ero distrutto,come un villaggio dopo il passaggio di un uragano e più il tempo passava più la speranza di uscire vivo da quell’incontro si affievoliva.. C’era un’unica strada che mi rimaneva,l’unica che poteva forse abbreviare quel agonia,dato che non essendo svenuto,ogni<span> </span>istante era sinonimo di sofferenza…”<em>Fatti avanti,non ho paura di te….colpiscimi,voglio vedere cosa sei in grado di fare!Fino a che punto puoi far soffrire un essere umano!</em>” Gli urlai con la poca voce che mi rimaneva.Mi guardò,si fece un ultimo sorso e scoppiò a ridere,poi si alzo e si chiuse in cucina tornando da me solo quando aveva trovato un grosso coltello che stringeva nella mano destra ..non so descrivervi quello che provai quando quella lama trapassò il mio torace…ma credo non ci sia nulla che faccia più male di un cuore trafitto..di un cuore spezzato..rimasi immobile,con gli occhi socchiusi verso il pavimento mentre vedevo l’ombra proiettata del lago di sangue raggiungermi lentamente,fino ad arrivare accanto al mio collo…pensai che quella sarebbe stata l’ultima immagine che avrei visto..mi sbagliavo ancoraa,poiché Amore qualche istante dopo prese le sue cose,lasciò il bicchiere sulla scrivania e sbattendo la porta dietro di sé se ne andò,lasciando calare il silenzio sulla stanza…</p>
<p style="text-align: center;">Strinsi i pugni e ripensai a quello che mi era accaduto e a colui che mi aveva ridotto in quello stato…passarono alcuni minuti e man mano che sentivo la sua presenza che ancora aleggiava nell’aria svanire,come per incanto sentì tornarmi la forza.. provai ad alzarmi e mi accorsi di non sentire più dolore.. notai che la corda attorno alla mia vita non era molto stretta e avrai potuto liberarmi se non fossi stato così spaventato e che la dolorosissima ferita al cuore si era rimarginata lasciando solo una piccola cicatrice…avevo capito tutto…presi il giubbotto e corsi ai giardinetti vicino casa,sedendomi su una panchina rinfrescata dall’ombra di un pino, Lasciai che le lacrime mi pulissero il <span> </span>viso…non mi ero mai sentito così stranamente felice e vivo…imparai una lezione fondamentale quel giorno:non si può evitare l’amore quando arriva,perché anche se non si è pronti ad accoglierlo,entra nella tua vita e ti mette alla prova.. a quel punto dipende solo da te…sicuramente il destino e il caso fanno la loro parte,corrispondendo o meno quel sentimento…ma in fin dei conti nulla può regalarti gioie più grandi di quell’imprevedibile egoista.…avevo sofferto,avevo quasi pensato di non farcela,ma superato il momento,mi sono accorto che non esiste miglior maestro di vita… avevo compreso come andava il mondo,come prepararmi alla sua prossima visita e cosa più importante…ero finalmente diventato un uomo e di questo gli sono eternamente grato…</p>
<p style="text-align: right;">Di <em>Marcello Affuso</em></p>


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		<title>Allegria di Naufraghi</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2007 09:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E pensare che vivere dovrebbe essere più facile. Che uno si guarda intorno, famiglie, persone, affaccendarsi. Ma a che serve? In fondo nessuno sa cosa c&#8217;è dopo, magari ci sarà giudice imparziale, magari saranno puniti coloro che hanno prodotto di più perchè hanno vietato alla loro anima i piaceri semplici. O forse il contrario. Ciò [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>E pensare che vivere dovrebbe essere più facile. Che uno si guarda intorno, famiglie, persone, affaccendarsi. Ma a che serve? In fondo nessuno sa cosa c&#8217;è dopo, magari ci sarà giudice imparziale, magari saranno puniti coloro che hanno prodotto di più perchè hanno vietato alla loro anima i piaceri semplici. O forse il contrario. Ciò che ci rimane di sicuro è la nostra vita terrena, che per miracolo è nelle nostre mani, frutto delle nostre emozioni e dei nostri sforzi. E allora in questo fiume di incoscienza, facciamoci trascinare e curiamo questa nostra possibilità, ognuno come meglio crede.</p>
<p>Ma quanta fatica sprecata..</p>
<p>Dispiaceri, rancori, delusioni. Perchè?</p>
<p>I Kansas cantavano &#8220;[...]<em>All we are is dust in the wind.. [...]<span style="font-style: normal;">&#8220;, pensare alla polvere trascinata dal vento mi fa sobbalzare. Un turbine che si alza verso lo spazio aperto, sballottato dove la pressione preferisce. Certe persone tenteranno di rendere la nostra vita più amara, persone che non hanno niente a che fare con noi, che non conosciamo (o non vorremmo conoscere) ci faranno del male, violenteranno le nostre sensazioni. Nelle vite che conduciamo un qualsiasi sconosciuto può turbare i nostri animi, pensiamoci un attimo. Pensate a oggi, quale sconosciuto vi ha fatto arrabbiare? Il portiere o l&#8217;automobilista un po&#8217; incapace davanti? Il parcheggiatore abusivo o il commesso bastardo di Fnac? I bulletti di turno o quel condomino così assillante? E chi sono queste persone per farvi star male? Quanti sconosciuti avete fatto arrabbiare voi? I cosiddetti </span>cinque minuti <span style="font-style: normal;">li abbiamo tutti per le cause più disparate. Siamo enormemente vulnerabili, influenzabili, così poco imperturbabili. Siamo tutti in fuga, penso io. Pensate a un naufragio. Pensate a voi naufraghi, su un&#8217;isola, sperduta, in compagnia del portiere e dell&#8217;automobilista, del parcheggiatore abusivo e del commesso, del bullo e del condomino. L&#8217;acqua scorre calma, ed il sole, di giorno in giorno, conclude incessantemente il suo corso. Potete vedere benissimo le stelle, forse non le avete mai guardate, forse ora lo fate perchè non potete fare nient&#8217;altro. Ma che importa? La loro lucentezza vi colpisce, e gli occhi, si quei vostri occhi che tanto attendevano il verde del semaforo, si colmano di lacrime. Cosa avete fatto della vostra vita, continuo turbinio di sofferenze. E allora vi alzate dal bagnasciuga e vedete in lontananza un falò, è il fuoco che hanno acceso gli altri sventurati. Così, a passi pesanti vi avvicinate e siete tutti intorno a quel fuoco. Vi guardereste negli occhi e forse piangereste, forse no. Forse qualcuno per qualche giorno continuerebbe ad essere così maledettamente odioso. Ma dopo, dopo avrete riguardo l&#8217;uno per l&#8217;altro, cercherete di essere il più possibile nella sventura, nell&#8217;ignoto. </span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">E allora la vita dovrebbe essere forse vista così, un&#8217;eterna emergenza. Avreste il coraggio durante un&#8217;emergenza di dar fastidio ad un altro individuo? Avreste il coraggio di permettere a qualcuno di turbare il vostro animo in una tale condizione? No, non l&#8217;avreste. </span></em></p>
<p>Il problema è che ci sono troppe persone che non pensano affatto a qualcosa del genere. Non so se posso parlare delle masse in tal senso, so che molti non ci hanno mai riflettuto. Siate cordiali, non portate rancore ad altri individui, perchè loro come voi percorrono un binario che conduce in una buia e stretta galleria. Guardiamoci l&#8217;un l&#8217;altro come compagni, e se in questo viaggio riusciamo a sorridere, a rallegrare il nostro spirito, ben venga, è un&#8217; &#8220;<em>Allegria di Naufraghi</em>&#8221; la paradossale allegria ungarettiana. Pensiamo ai poeti, all&#8217;arte che tanto agogna esprimere l&#8217;inesprimibile. Pensiamo dunque all&#8217;uomo, che tanto agogna l&#8217;esistere piuttosto che l&#8217;essere.</p>
<p>Volgiamo piuttosto le nostre lacrime, le nostre turbe, all&#8217;incanto dell&#8217;uomo, alle immense capacità che ognuno di noi ha, nascoste nelle più mutevoli forme. Siamo sì spaventati da tali sentimenti, ma ne siamo anche tremendamente affascinati.</p>


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		<title>Epistolario</title>
		<link>http://www.poterealleformiche.com/2007/02/04/epistolario/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 10:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>14 novembre 2007</p>
<p>Caro Andrea
E che ruolo avremmo io e te?
A cosa servirebbero due fervide menti giovani in questa società, in questo abisso?
Oltre a far ridere mi sembra ovvio.</p>
<p>Tu caro Andrea, faresti la grazia di prestare un orecchio ai miei vaneggi?
Dando per scontata una tua adesione a questa iniziativa, ti dichiaro la mia idea di instaurare [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>14 novembre 2007</p>
<p>Caro Andrea<br />
E che ruolo avremmo io e te?<br />
A cosa servirebbero due fervide menti giovani in questa società, in questo abisso?<br />
Oltre a far ridere mi sembra ovvio.</p>
<p>Tu caro Andrea, faresti la grazia di prestare un orecchio ai miei vaneggi?<br />
Dando per scontata una tua adesione a questa iniziativa, ti dichiaro la mia idea di instaurare una sorta di corrispondenza epistolare (magari così sarà chiamata dai posteri). Non preoccuparti del contenuto e del tempo, ci vorrà quanto ci vorrà, non è importante. Non preoccuparti degli argomenti o della favella, tutto questo verrà man mano. Serve solo uno spunto, un incipit, ma questo, in quanto primo mittente, posso darlo io.<br />
Cosa è la Coerenza?</p>
<p>Aspetto una tua risposta.<br />
Cordiali saluti,<br />
Leonardo</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>16 novembre 2007</p>
<p>Caro Leonardo,<br />
Mi ostino ad usare questa penna che sbava il cui inchiostro tuttavia, mi affascina sempre&#8230;.<br />
Tu chiedi a me, che della labilità dell’io faccio il mio lavoro, cosa è la coerenza.<br />
Ieri un episodio mi ha scosso!<br />
Spesso ci impegniamo per vedere le persone più care tornare a sorridere; spesso facciamo dei nostri valori una missione, e questa perseguiamo sino al fallimento.<br />
Poi una parola, una frase, avvertono il pubblico che il sipario di bugie sta per aprirsi su uno spettacolo di degrado.<br />
Macchia ancora, maledetta penna! Avrà almeno cinque anni&#8230; Caspita!<br />
La rubai tempo fa a mio padre&#8230; Resta una delle poche cose in comune con lui&#8230;<br />
Tu chiedi a me, che ancora una volta cado rovinosamente, cos’è la coerenza&#8230;<br />
Oggi piove, per la gioia di tanti.<br />
Questa continua quanto squallida ricerca di epicità&#8230;<br />
Auto-distruzione fisica e morale di chi insegue un clichet (spero si scriva così) riscontrabile nei personaggi di una farsa, mentre il mondo sembra sempre più simile ad una tragedia senza fine.<br />
Protagonisti<br />
Il Dannato<br />
Il Superficiale<br />
Il Cattivo<br />
Trama</p>
<p>I Molteplici protagonisti si invitano per catturare l’attenzione di un pubblico troppo passivo mentre muore la personalità.<br />
Odio questa penna !!!<br />
Tu chiedi a me, che lascio la sala dopo il secondo atto, cos’è la coerenza&#8230;<br />
E così, a scapito dell’individualità, le persone gioiscono di essere gli anti-eroi privi di carattere di questo tristissimo spettacolo.<br />
Spero si sveglino domani.<br />
Ah, caro Leonardo, perdona il mio sfogo&#8230;<br />
Ti invito a fare lo stesso per le cose che più ti stanno a cuore, in questo scambio di idee che non è compreso nel copione.<br />
Affettuosi Saluti</p>
<p>Andrea<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>17 novembre 2007</p>
<p>Caro Andrea,<br />
Mi felicito della tua tempestiva risposta e per questo ti ringrazio.<br />
Sai, forse non ne sei al corrente, ma tu per me hai sempre rappresentato l’idea di coerenza.<br />
Vedi, nel corso della mia adolescenz , ho subìto spesso e volentieri cicli di evoluzione ed involuzione. Sono passato da un’affermazione violenta dell’io a un totale adombramento di esso. Eppure ogni giorno, una volta arrivato in classe, ti guardavo entrare con una cravatta od un cappello particolari (che io non avrei mai messo) e capire cosa fossero la coerenza e l’individualità .<br />
Anche l’individualità è una bella cosa. E’ molto importante, o dovrebbe esserlo. Non ricordo dove ho letto che noi stiamo con una persona che ci somiglia solo ed esclusivamente come un atto di narcisismo, di auto-venerazione; cosa che mi lasciò perplesso. Eppure ogni uomo, per uomo intendo un essere che ha sviluppato qualcosa di interiore, ha il diritto ed il dovere di perseguire una voglia, di avere un carattere, stare con chi vuole, ed avere un proprio comportamento.<br />
A volte è come se questo diritto venga leso.<br />
Per esempio, nella mia giornata mi sembra sempre di dover qualcosa a qualcuno.<br />
A volte, Andrea , mi sento troppo legato dalle cose, sai, mi riesce difficile pensare “ Se faccio questo poi magari succede che &#8230; E allora lui &#8230; E poi va a finire che .. ”.<br />
Mi capita di pensare che questa particolare responsabilità sia un’attribuzione errata.<br />
Mi sembra normale che uno deve stare attento ai sentimenti degli altri ma fino a che punto?<br />
La libertà d’azione esiste aldilà di una rigorosa legge morale?<br />
E’ la morale che ci impedisce di muoverci liberamente?</p>
<p>Vedi Andrea, io ( per esempio ) mi trovo in una situazione particolare, le pulsioni del mio se spesso vengono fermate, filtrate, dall’io .<br />
Potremmo anche definirlo normale, in una società come la nostra in cui, le pulsioni naturali sono condannate da un labirinto di doveri e rigori morali.<br />
Con se intendo quelle cose che ti vengono da dentro, indipendenti da condizionamenti esterni. Le tendenze naturali che in alcune occasioni sei tentato di seguire, di assecondare.<br />
Con io intendo quelle cose che invece pensi sarebbe meglio fare, con questo non dico che si escludono a vicenda, nel migliore nei casi e nel migliore nei condizionamenti possibili (nulli o giu di li) coincidono persino!<br />
Ed ecco che potrei parlare del mio comportamento come un susseguirsi di un rapporto tra se e io, basato sempre e comunque sui condizionamenti!<br />
C = V se/io            dove C è il comportamento che va da 0.1 a 10.<br />
V è la variabile di condizionamento operante e varia da 0,1 a 1.<br />
il se e l’io variano da 0.1 a 1 .<br />
0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7 0,8 0,9 1<br />
&lt;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;|&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-&gt;<br />
condizionato         non condizionato</p>
<p>Si, chiamami freddo calcolatore!<br />
Eppure in questo modo puoi capacitarti di come io sia variabile. A volte mi hanno detto che vado con il vento, qualcuno ha detto che è tipico dei sagittario e tu chissà cosa penserai.<br />
.. Sai una cosa?<br />
Credo di essere coerente con la mia equazione, che rispecchia come da un momento all’altro, da una situazione all’altra, puoi ottenere un risultato diverso.<br />
Sembra allora venuto il momento di rigirare la cosa alla tua grandissima capacità di astrazione;</p>
<p>L’ affermazione dell’io è sempre giustificata ?</p>
<p>p.s. io un po’ mi sono sfogato, grazie per l’appoggio.</p>
<p>Cordiali saluti,<br />
Leonardo<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>20 novembre 2007</p>
<p>Caro Leonardo,</p>
<p>Lo sai non ho mai amato la matematica ed è forse per questo che ho difficoltà ad ammettere la tua equazione.<br />
Cos’è la pazzia, ti chiedo?<br />
Se razionalizzi così tanto il rapporto tra se ed io, trascura la più che importante variabile delle passioni, che, spesso ti spingono a fare azioni che ne provengono da dentro ne ritieni giuste.<br />
Incredibile &#8230; Sono capace di sporcare anche con questa penna &#8230;<br />
“ Giusto “. A volte ho l’impressione che della morale si parli troppo.<br />
E Inutilmente.<br />
Neanche una critica costruttiva o realmente rivoluzionaria la società può cambiare, ma la massima resta “non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te”.<br />
Perchè?<br />
Non è un’illusione quella sgradevole morsa poco sotto il cuore che ci agguanta quando sbagliamo, quando inutilmente la nostra spada si macchia di sangue: la nostra anima si consuma.<br />
Esiste dunque l’anima?<br />
Se si, essa è fondata su dei principi comuni per ogni individuo?<br />
Se no, cos’è quella voce che suggerisce di fare il bene, da quella botola che spesso e volentieri chiudiamo con un colpo secco?<br />
Da cosa nascono le passioni, i desideri o i semplici deliri ?<br />
Macchine con un virus? Un ingranaggio che cigola?<br />
Io non sento rumori&#8230;<br />
Un’equazione può definire solo parzialmente un comportamento costantemente influenzato da variabili fisiche e metafisiche. Un comportamento che ci differenzia e contraddistingue.<br />
Da molto tempo non prego. Non per bene, almeno.<br />
Ne sento la mancanza, la necessità.<br />
Perchè?<br />
Forse anche un attore, che di se fa il  protagonista, ha bisogno di altro, ma se non lo insegno è perchè sono trascinato da passioni.<br />
Il “ se “ è quindi plurimo , tanto da contrastare se stesso.<br />
Può una parte così tremante , creare un’equazione definitiva?<br />
Può una fiamma col vento spiegare il sole?<br />
Rischia essa di spegnersi prima d’esser guardata.<br />
Tu che soluzione alternativa trovi?<br />
Esiste un insieme di numeri che da senso ad ogni cosa?<br />
Illumina ti prego , una testa ben poco razionale.</p>
<p>Andrea</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>21 Novembre 2007</p>
<p>Caro Andrea ,</p>
<p>Fai bene a farmi notare queste inesattezze, te ne sono grato.<br />
Sarà opportuno apportare alcune modifiche; ora però, voglio porti dinanzi una questione. Nella tua ultima lettera definisci la pazzia e i comportamenti che ne derivano come qualcosa che non vuoi, ne ti viene da dentro.<br />
Ma per ovviare a questo problema  (cioè che l’equazione non comprenda questa possibilità) non basta forse variare i valori del se e dell’ io??<br />
Se ricordi l’equazione appariva cosi :</p>
<p>C = V se/io<br />
Ed i valori del se e dell’io erano da 0,1 a 1. Ora ti dico che variano da 0 a 1.<br />
Ammettendo che la pazzia sia come tu l’hai descritta il rapporto sarebbe:<br />
se/io = 0/0 = indefinito<br />
Ed ecco che la matematica risponde a questa eventualità suggerendo una soluzione indefinita. E non è forse vero che spesso ad un comportamento “pazzo“ si accosta una definizione di tipo “imprevedibile“? Non puoi mai sapere cosa un pazzo stia per fare.<br />
Ecco, dal mio punto di vista la matematica può rispondere. E’ una scienza esatta che proprio nella sua esattezza ammette l’indefinito. Come un tollerante che tollera l’intolleranza.<br />
Desideravo comunque porre un’altra modifica all’equazione di cui sopra. Avevo definito V come una variabile, preferirei ora chiamarla coefficiente relativo al contesto.<br />
E così, per darle un’immagine più sfiziosa la chiamerò β<br />
C = β se/io<br />
Un giorno ti mostrerò una tabella con i contesti ed i relativi coefficienti contestuali.<br />
Ma Andrea, la pazzia non potrebbe anche essere l’eccesso di uno sull’altro?<br />
Una persona troppo razionale non potremmo definirla “ fanatica”?<br />
Ed inoltre non esiste una pazzia clinica, un uomo può divenire pazzo per sbagliati condizionamenti o contesti.<br />
E mi verrebbe da dire che si dovrebbe aggiungere anche un’altra cosa una specie di variabile, per il contesto culturale. Per me uno che si fa esplodere per il proprio Dio è pazzo!Ma solo per il mio ambito e crescita culturale. Per loro è una cosa normale, in quel contesto è una cosa ammirata!<br />
Per adesso la piazzo la, poi si vedrà!<br />
C = β se/io ω<br />
E mentre sto pensando ad un’altra variabile (mi sembra che questa sia un’impresa ciclopica) ti chiedo:<br />
Non ti sembra che sia difficile concepire una buona legge morale per un individuo in fase di crescita?<br />
Secondo te, perchè noi ora stiamo parlando con intelligentia e invece vedo qui, fuori dalla mia finestra, ragazzi che sprecano la loro giornata magari nell’inconsapevolezza di qualcosa di diverso?</p>
<p>p.s. e chi sono io per dire che io sono bravo e loro sbagliano?</p>
<p>Aspetto una tua risposta</p>
<p>Cordiali saluti</p>
<p>Leonardo</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>6 dicembre 2007</p>
<p>Caro Leonardo,</p>
<p>scusami per la lunga attesa.<br />
Ho perduto le ultime giornate nell’inconsapevolezza.<br />
Ho perduto le ultime giornate nel nulla,<br />
Stupida penna&#8230;<br />
L’ho cambiata, eppure continua a sbavare&#8230; formami un’equazione per questo &#8230;<br />
L’affermazione che seguirà, potrà sembrare eccessiva&#8230; Ti prego di non giudicarmi.<br />
Gli altri&#8230; Sono davvero tutti capaci di mirare oltre?<br />
Se la loro “inconsapevolezza“ non fosse una scelta?<br />
Preferisco crederli incapaci di pensare, piuttosto che così attratti dall’auto-distruzione.<br />
Se la mia visione è giusta, non credi debba esistere una variabile che delinei l’auto-coscienza?<br />
Qual è, nella massa, il reale lavoro che il pensiero esercita sull’azione?</p>
<p>αβ se/io ω</p>
<p>α = pensiero ∙ esperienza</p>
<p>p.s. notavo che alla tua equazione manca un’unità di misura.<br />
Quale sarebbe e cosa definirebbe?</p>
<p>Un Abbraccio</p>
<p>Andrea</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>10 dicembre 2007</p>
<p>Caro Andrea,<br />
a volte le giornate scorrono veloci, impassibili, vorticose. Davanti agli occhi passano cose, avvenimenti e al momento del sonno tutto si chiude, si dimentica, oblio.<br />
Fatto sta che a volte certe cose è meglio dimenticarle.<br />
Di getto mi viene</p>
<p>S= P/C        S= sbavamento<br />
P= tipo di penna<br />
C= tipo di carta</p>
<p>A parte gli scherzi, ammesso che sia così, tutto ciò diverrebbe assurdo!<br />
Ma cosa ancor più terribile, affideresti quindi al caso questa decisione?<br />
Diciamo che non l’hanno scelto e che si sono ritrovati in questa condizione non per loro scelta diretta, anche noi ci ritroveremmo quindi ora a scrivere per puro caso?<br />
Lo trovi rassicurante o spaventoso?</p>
<p>In questo modo non diventerebbe nostro dovere rendere consapevoli gli altri?<br />
Noi ci connotiamo quindi come privilegiati?<br />
Ce lo meritiamo?</p>
<p>Solo il tempo può dirlo.</p>
<p>p.s. andata per la formula C = αβ(SE/IO)ω</p>
<p>Un Abbraccio</p>
<p>Leonardo</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>15 dicembre 2007</p>
<p>Caro Leo,</p>
<p>Ho riflettuto sul problema da te postomi.<br />
E inaspettatamente l’ho ricondotto a quel criterio di epicità tanto accusato nella mia prima lettera&#8230;<br />
Trovo che “eletti“ sia un termine eccessivo.<br />
Sono più propenso ad affrontare un discorso sulle inclinazioni.<br />
Ognuno vive la propria inclinazione naturale ed, assecondandola, egli può raggiungere i massimi gradi in ogni settore a cui corrisponde tale inclinazione.<br />
Immagina, insomma, una raggiera dagli infiniti raggi:</p>
<p><a href="http://www.poterealleformiche.com/immagini/epistolario1.png"><img class="alignnone" title="Raggiera" src="http://www.poterealleformiche.com/immagini/epistolario1.png" alt="" width="648" height="247" /></a></p>
<p>Ma è un esempio così per dire &#8230;<br />
Come anticipato, mi ricollego a quell’odiosa epicità che troneggia sui nostri coetanei:<br />
per epicità definisco, ora, la sciocca pretesa di raggiungere il massimo grado in inclinazioni non proprie; e questo non per reale passione ma per superba pretesa di affermare se stessi.</p>
<p>Attendo commenti.</p>
<p>Un Abbraccio,</p>
<p>Andrea</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>19 dicembre 2007</p>
<p>Caro Andrea,<br />
Ho appena finito di leggere la tua lettera e non mi è chiara una cosa&#8230;<br />
Ma queste inclinazioni sono affidate comunque al caso?<br />
E’ stato divertente notare che, magari non te ne sei accorto, hai cercato in qualche modo di schematizzare la natura umana.<br />
Che io sia Contagioso?<br />
E’ terribile che sia affidato al caso?<br />
Lo è.<br />
Ed ecco che comunque dobbiamo sfruttarle queste inclinazioni, diffonderle, qualcuno deve sapere.<br />
Ed è comunque affidato al caso il fatto che possiamo sfruttarle?<br />
Non è da tutti avere i nostri mezzi.<br />
E, dimmi, l’aspirazione morale di ogni uomo dovrebbe essere espletare al massimo la propria inclinazione o conoscerne altre? O magari l’inclinazione di uno è quella dell’onniscienza? Mi devo fermare per non scadere nel ridicolo!<br />
Ogni uomo tuttavia ha le sue fortune, e possiede un arsenale per destreggiarsi, l’intelletto, la ragione, l’industria, la virtù. Queste cose le dicevano gli umanisti eppure mi sembra che si possa attualizzare. Diciamo che l’inclinazione è la fortuna e la virtù è ciò che abbiamo per conseguirla&#8230;<br />
E una cosa, si è consci delle proprie inclinazioni?<br />
Un uomo è inclinato in potenza, lo sarà sempre in atto?<br />
Ti abbraccio</p>
<p>Leonardo<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>07 febbraio 2008</p>
<p>Alla fine, ho risposto.<br />
Caro Leo, colgo le tue perplessità, lascia tuttavia che io ti illustri le mie :</p>
<p>Due fratelli, sebbene del medesimo ceto culturale e della stessa formazione non sempre presentano uguali inclinazioni, e quando accade, uno dei due è comunque meglio capace di sfruttarle.<br />
Mi sembra quindi scorretto definire che le possibilità “contestuali“ influenzino l’utilizzo delle proprie inclinazioni.<br />
Continuo a sostenere l’esistenza delle inclinazioni, poichè un bambino, ancora privo di condizionamenti educativi già appare inclinato ad un gioco piuttosto che ad un altro. Come lo spiegheresti ?<br />
Se vuoi negare la teoria della gettatezza, secondo la quale le risposte alla fantomatiche “chi siamo?” “da dove veniamo?” “Dove Andiamo?” sono affidate al caso, devi allora ammettere che esista un ente superiore che ordina e controlla, o quantomeno un ordine cosmico secondo il quale ogni singolo gesto influenza tutti quelli che verranno in ogni zona nel mondo.<br />
“Poichè un battito d’ali di una farfalla in Alabama scatena un tornado in Korea“<br />
In Alabama non respirano da anni.</p>
<p>Ti dico quindi che se sei disposto ad accettare questo ordine “soprannaturale“, accetterai anche le mie teorie riguardo le inclinazioni, poichè le mie esperienze mi convincono di tali teorie. Parlo dello sforzo di chi, amante di qualche disciplina verso la quale non è inclinato, in tal disciplina non riesce mai a superare la mediocrità. C’è chi li chiama talenti, a me piace definirle inclinazioni.<br />
La virtù nell’affinare pratiche verso cui siamo più o meno portati, è un’altra discussione.<br />
Può essa colmare ogni lacuna?</p>
<p>p.s.</p>
<p>Bada bene che non è necessario credere in un ordine supremo, ma che ciò potrebbe solo recar vantaggio nell’accettazione di tali teorie.</p>
<p>p.p.s.</p>
<p>Se un bambino nasce in un paese del terzo mondo ed è inclinato alla musica, non avrà mai uno strumento.<br />
Tuttavia nulla gli impedisce di scoprire e praticare la musica con differenti mezzi. Chessò, tavoli, pietre o legno, recipienti d’acqua e via dicendo. Addirittura il suo stesso corpo, grazie al canto o usando la sua pancia come un tamburo.<br />
Egli potrà infatti divenir il miglior percussionista o il miglior cantante del mondo. Poichè non credo che le inclinazioni (natura) dipendano dagli strumenti (artificio umano) poichè essi nascono con lo scopo di assecondarle.<br />
Non posso io, essere inclinato al teletrasporto poichè non esiste! Posso esserlo al viaggio.<br />
Non all’uso del microscopio ma alla scoperta scientifica.<br />
E così via..<br />
E’ diverso il caso di handicap fisici.. Può un muto essere inclinato all’oratoria? Non so dar risposta.<br />
La tua opposizione vale solo se include altre persone:<br />
un bambino se frenato da chi lo circonda a sfruttare le proprie inclinazioni, le sfrutta ugualmente? In che modo influenza tale sviluppo.<br />
Su questo la saprai assai più lunga di me.</p>
<p>Un Abbraccio</p>
<p>Andrea.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>11 febbraio 2008</p>
<p>Caro Andrea,<br />
Con puntualità e precisione di intenti ti scrivo questa risposta.<br />
Diverse affermazioni nella tua precedente lettera mi sono risultate quasi contraddittorie.<br />
All’inizio della tua lettera mi sono sentito proiettato in una dimensione di un mondo visto con un’ottica “deterministica”..<br />
Ma poi con la metafora dell’Alabama ho avvertito un lontano ricordo ad un “meccanicismo” assoluto.<br />
Ora ti chiedo, cosa credi in Realtà?<br />
Sei per eventi prestabiliti (A è A e B è B) oppure per un concatenamento tra essi (A è perchè B è perchè C perchè&#8230;)?<br />
Io, come ben sai, credo nei collegamenti causa e effetto, mi piace essere realista.<br />
Non disprezzo però pensare che le cose accadano per un motivo&#8230;<br />
Vorrei riprendere una tua domanda nella lettera precedente.<br />
“Può un muto essere incline all’oratoria?” [Andrea, X]</p>
<p>Mi risulta così facile risponderti, caro amico mio!<br />
Dipende in cosa credi, ovviamente, come tutte le cose. Conosco i tuoi sforzi ascetici, quindi partiremo dal tuo punto di vista.<br />
Dio c’è.<br />
Questo ordina e controlla le inclinazioni distribuendole.<br />
Un bambino è incline a giocare a Poker. non lo sa ancora. La sua inclinazione dorme dentro di lui.<br />
Perchè un muto non potrebbe essere incline all’oratoria?<br />
Se Dio le distribuisce a caso può essere, esiste la possibilità.<br />
Se Dio le da con ordine allora anche può essere. Se è un Dio malvagio lo fa per malvagità, se è un Dio buono magari nel suo piano prestabilito c’è anche un miracolo riservato al nostro amico.<br />
In generale è possibile. Magari là per là non può seguirla, coltivarla, crescerla ma chissà il futuro cosa riserva?<br />
Poi volevo chiederti un’altra cosa: le inclinazioni sono sempre state le stesse?<br />
Dall’alba dei tempi fino ad oggi?<br />
Dico,  ora come ora, potrebbe nascere un bambino che è portato all’uso del computer. Non credo che nel Medioevo questo potesse accadere. Oppure vogliamo dire che ci sono campi che si allargano sempre di più.<br />
Ogni tipo di inclinazione può essere riconducibile ad una certa inclinazione prima?<br />
Per quanto riguarda il bambino che suona la sua pancia come tamburo, certo che potrebbe diventare il miglior percussionista del mondo&#8230;<br />
Ma quanto mi dispiace che probabilmente non lo sentirò mai suonare&#8230;<br />
L’ambiente sviluppa una forte influenza sulla formazione dell’individuo.<br />
E’ probabile che Leopardi fosse inclinato agli ideali ed alle tematiche romantiche, ma quanto tempo è passato dalla sua nascita al perseguimento di tale talento?<br />
Quanto tempo ha perso nell’erudizione sciatta dettata dalla formazione bigotta delle Marche, nello Stato Pontificio?<br />
Questione di tempo, e di volontà.<br />
Non pensiamo di essere burattini ora!</p>
<p>Un Abbraccio<br />
Leonardo</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>12 febbraio 2008</p>
<p>Caro Leo,</p>
<p>come al solito non mi deludi.<br />
Hai centrato alcuni punti che già avevo notato essere imprecisi e sui quali mi son preso la briga di riflettere.<br />
Come specificato nella mia lettera aggiuntiva è scorretto parlare di inclinazioni legate a strumenti (vedi computer) ed è per questo che sto lavorando ad uno schema delle inclinazioni cui ti offro un bozzetto:</p>
<p><a href="http://www.poterealleformiche.com/immagini/epistolario2.png"><img class="alignnone" title="Bozza Inclinazioni" src="http://www.poterealleformiche.com/immagini/epistolario2.png" alt="" width="554" height="407" /></a><br />
Inclinazioni del carattere, Fisiche e via dicendo sono da collocare .<br />
Troverai molte falle in tale schema ma spero ti aiuti nella definizione di inclinazioni, come tu le definisci, prime.<br />
Inclinazioni che, come mi hai confermato, possono essere legate all’educazione che, tuttavia, può deviare l’applicazione. E’ infatti sbagliato fondare tali inclinazioni sul particolare! Vanno quindi definite  LE CATEGORIE DELLE INCLINAZIONI PURE (generale) e le APPLICAZIONI (particolare).<br />
Le prime, nate con l’uomo, restano le stesse e pure, indirizzando chi ne possiede all’ APPLICAZIONE di esse, la quale è variabile.<br />
Contorto, nevvero?<br />
Cerco, così, di chiarire i tuoi assecondando le tue obiezioni.<br />
Ma passiamo, adesso, alla domanda metafisica.<br />
Permetti a me stesso di farmela;<br />
Io cosa credo in realtà?<br />
Iniziamo col dire che escludo a priori la gettatezza. Quanto meno per non scriverne più il nome.<br />
Credo in un ordine cosmico dato da un concatenamento di eventi. Fedele al credo del libero arbitrio non mi va di pensare ad un destino prestabilito.<br />
Lasciamolo ai protestanti, preferisco lavorarci, sul mio.<br />
Con questo non escludo, come ben sai, l’esistenza di Dio, guardiano dell’ordine, i i cui “perchè“ sono a tutti ignoti.<br />
Congetturare su se distribuisca le inclinazioni a caso o con uno scopo è superfluo e non possiamo avere risposta.<br />
Diciamo che le distribuisce e che esse sono il suo operato su di noi.<br />
Possiamo Viverle come dono o come intervento nella storia.<br />
Ritratto, ora, su quanto detto poco fa.<br />
Dio non può distribuire a caso! Se esso è massima inclinazione e perfezione sa dove le distribuisce, siamo noi a non saperne il motivo.<br />
Cielo, sto filosofeggiando troppo&#8230; Percepisco che finirò in qualche paradosso&#8230;<br />
“Il mondo è un Domino i cui pezzi sono stati posti da Dio, ma che autonomamente decidono come cadere“.<br />
Intendo , con questa citazione da me, dire, che siamo inglobati in eventi, scaturiti da altri eventi a catena, e in base a come decideremo di agire, scateneremo altre catene di eventi.<br />
Come il tassello del domino ad un bivio. Decidiamo noi se gettarci a destra o a sinistra.<br />
Non ho il coraggio di rileggere questa lettera.<br />
Correggimi Pure.</p>
<p>Un Abbraccio</p>
<p>Andrea</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>di <em>Leonardo</em> e <em>Andrea</em></p>


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		<title>Sabbia,sale e tanti rimpianti</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Feb 2007 15:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Affuso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignleft" src="http://img512.imageshack.us/img512/4761/castellosabbia.jpg" alt="" width="233" height="444" />C’era una volta,in un luogo molto molto lontano,sperduto tra i monti dell’illusione,un paesino piccolo piccolo dove sorgeva,nella piazza principale,un enorme tempio di cristallo.Si diceva fosse stupendo,l’ottava meraviglia del mondo,e per questo ogni giorno giungevano persone da tutto il mondo per visitarlo e nonostante la strada per arrivarvi fosse molto impervia,vi era sempre un enorme fila all’ingresso..Ogni visita rappresentava un esperienza diversa poiché questi aveva una particolarità che lo rendeva unico..cresceva e diventava sempre più bello alimentato dai sogni e le speranze di ogni abitante del paesino,i quali avrebbero potuto avere una vita tranquilla e serena basata su agricoltura e caccia,come tutti gli altri popoli della zona che lentamente tramite la creazione del commercio avevano raggiunto un buon grado di evoluzione…. ma essendo estremamente avari e sognatori avevano costruito solo case di sabbia e sale,chiese di sabbia e sale,e tutto fatto di questo miscuglio per risparmiare il più possibile,per poi trasferirsi in una metropoli,avere una vita lussuosa e comoda..non c’era quindi tempo per il presente…come le lancette di un orologio che non si possono mai fermare..i bambini passavano tutto il giorno sui libri, proiettati a quello che la società moderna avrebbe richiesto loro,così che il parco gioco del paesino, anche esso fatto di sabbia e sale, appariva sempre desolato … persino Babbo Natale passando dalle casette,non lasciava doni..non c’era stato tempo per scrivere le lettere.Le donne non perdevano tempo a truccarsi e,ansiose di trovare un principe azzurro, passavano tutto il giorno in cucina per prendere mano con i fornelli e i servizi di casa in modo da essere un giorno delle perfette casalinghe…non uscivano la sera,preferivano dormire e sognare nei loro letti di sabbia e sale…Non esistevano parrucchieri ne estetiste,né acconciature..tanto che tutte le donne si lasciavano crescere i capelli a dismisura lasciando che solo il colore le differenziasse..Gli uomini non avevano tempo per avere passioni,hobby,godersi le gioie di stare in compagnia,e andavano a fare praticantato altrove di tutti i mestieri che poi avrebbero fatto fruttare loro un enorme fortuna…non c’èrano stadi,né automobili…non c’era sorriso e gioia di vivere….Nel frattempo il tempio diventava sempre più grande e splendente..e intorno il paesaggio sempre più desolato per i visitatori che pensavano di entrare in una città fantasma,poiché ogni famiglia pensava a se e a quello che avrebbe avuto un giorno&#8230;si rinchiudevano nelle proprio prigioni fatte di immagini fragili e confuse,nella nebbia di ricordi mai costruiti:nessuno camminava per le strade per prendere un po’ d’aria,nessuno sospirava davanti al tramonto..nessuno piangeva,soffriva,rideva,si arrabbiava,nessuno viveva insomma…nessuno faceva altro se non aspettare che arrivasse il giorno,il momento che tanto attendavan:domani.Dopo qualche mese,dopo che i pilastri di sabbia e sale non potevano più reggere l’enorme peso del maestoso monumento sempre più traballante,l’imponente cristallo implose causando un terribile terremoto..a quel punto non avendo “sprecato” giorni preziosi a fortificare gli edifici, questi non ressero la scossa e crollarono.. a quel punto non rimase nulla agli abitanti..se non sabbia,sale e tanti rimpianti…</p>
<p style="text-align: right;">di <em>Marcello Affuso<br />
</em></p>


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