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	<title>Potere alle Formiche &#187; Psicologia</title>
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	<description>Diamo voce alle piccole cose.</description>
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		<title>Alberto Oliverio &#8211; La vita nascosta del cervello</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 14:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.libreriadelbenessere.com/blog/wp-content/uploads/2010/03/La-vita-nascosta-del-cervello.jpg"><img class="alignright" title="Copertina del Libro" src="http://www.libreriadelbenessere.com/blog/wp-content/uploads/2010/03/La-vita-nascosta-del-cervello.jpg" alt="" width="313" height="496" /></a>Come potrete mai perdonarmi? E&#8217; passato davvero troppo tempo dall&#8217;ultima volta che vi ho detto qualcosa. Sapete, di questi tempi avrei talmente tante cose da dire che, correndo tutte sugli stessi assoni (tanto per rimanere in tema), si incastrano tra loro e non arriva nessuna. Sì, il rapporto che ho avuto fino ad oggi con questo sito/blog è stato così. Aprivo la pagina, cancellavo i miliardi di commenti di spam che costantemente tartassano le povere formiche, e poi pensavo: potrei dire questo, o questo, o questo, ed alla fine nulla.</p>
<p>Ma oggi è diverso, oggi è diverso perchè non ce la faccio più a vedere il messaggio di buon anno come ultimo intervento! E non è possibile!</p>
<p>Bando agli indugi e rompiamo il ghiaccio, dunque, con questo bel libro che ho appena finito di leggere, la vita nascosta del cervello, di Oliverio.</p>
<p>Questo bel saggio ci prende per mano e ci accompagna nei meandri di quelle attività cerebrali automatiche, inconsapevoli, che però ci rendono ciò che siamo, e ci permettono di comportarci in maniera adeguata al contesto, di respirare, di scrivere, di ricordare e di dimenticare, di <em>vivere</em> insomma. Il primo concetto espresso dal libro ne è la colonna portante, in sostanza il fatto che gli uomini &#8220;ritengono (erroneamente) di avere pieno accesso alla coscienza e di essere consapevoli di gran parte dei processi mentali&#8221;. In realtà, come viene poi sviscerato per bene nel libro, ci sono alcuni aspetti dei nostri comportamenti e della nostra vita, come ad esempio la presa di decisioni, che sfuggono per gran parte al nostro controllo, condizionate da qualcosa che noi non possiamo neanche immaginare.</p>
<p>Il libro affronta domande come &#8220;Da cosa emerge la mente?&#8221;, e si cimenta in aspetti molto particolari del funzionamento cerebrale, come la memoria. Perchè ci si ricorda solo determinate cose? Perchè la rievocazione avviene in un determinato modo? Perchè nascono le false testimonanzie o i ricordi indotti? Come mai i nostri ricordi sono così labili?</p>
<p>Tutti i capitoli sono interessanti ed inoltre sono ricchi di indicazioni bibliografiche, per continuare la lettura su altri lidi o approfondire un argomento in particolare. Un altro capitolo che ho apprezzato è stato quello sulla creatività, dove viene sottolineato il ruolo della corteccia prefrontale e dello striato.</p>
<p>L&#8217;ultimo capitolo, quello sulle emozioni, è anche molto bello. Questo ripercorre l&#8217;argomento anche in chiave evoluzionistica, cosa che, in un&#8217;ottica <em>neuroscientifica</em>, è ormai molto diffusa ed anche necessaria.</p>
<p>Non vi dico altro, se non vi ho stuzzicato vuol dire che non fa per voi! Avverto che il libro è sì divulgativo, ma non esita in molti casi a scendere un po&#8217; nel particolare. Niente di assurdo, comunque.</p>
<p>Sovraccoperta:</p>
<blockquote><p>Le neuroscienze si sono inizialmente concentrate sugli aspetti più palesi del comportamento, quelli di cui abbiamo piena consapevolezza; ma l&#8217;animo umano è fatto anche di sentimenti inespressi, desideri latenti, ricordi sepolti, decisioni apparentemente immotivate, bivalenze emotive. Molti di questi aspetti della mente rimangono a livello inconscio, sono attività sotterranee che conferiscono una dimensione più complessa alla psiche. La celebre frase di Sigmund Freud: &#8220;L&#8217;Io non è padrone a casa sua&#8221;, trova oggi numerosi riscontri in ambiti come la memoria, i processi decisionali, le emozioni..<br />
Dalla conoscenza di questa vita nascosta del cervello emerge un inconscio complesso e affascinante, sia pur diverso rispetto a quello freudiano</p></blockquote>
<p>Buona Lettura!<br />
Leonardo</p>


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		<title>Neuro-Mania di Paolo Legrenzi &amp; Carlo Umiltà</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p class="wp-caption-text">Copertina del Libro - Edizioni il Mulino</p>
<p>Ritorniamo con le nostre rubriche con un libro più specifico, di carattere simil-accademico. Neuro-mania è un libro che nasce con un preciso obiettivo: Sensibilizzare il &#8216;grande&#8217; pubblico (così come i più esperti in materia) rispetto al problema del (lo chiameremo così) neuroabuso. Negli ultimi tempi si è registrato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><a href="http://www.tecalibri.info/L/I/LEGRENZI-P_neuromania1.jpg"><img src="http://www.tecalibri.info/L/I/LEGRENZI-P_neuromania1.jpg" alt="Copertina del Libro - Edizioni il Mulino" width="320" height="516" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina del Libro - Edizioni il Mulino</p></div>
<p>Ritorniamo con le nostre rubriche con un libro più specifico, di carattere simil-accademico. Neuro-mania è un libro che nasce con un preciso obiettivo: Sensibilizzare il &#8216;grande&#8217; pubblico (così come i più esperti in materia) rispetto al problema del (lo chiameremo così) <em>neuroabuso</em>. Negli ultimi tempi si è registrato un aumento esponenziale delle ricerche e degli studi su rapporti di causalità (come se fosse facile) tra eventi mentali e e attività corticale localizzata. Insomma si leggono cose del tipo &#8220;Scoperto il centro del cervello che si attiva quando si guarda un&#8217;opera d&#8217;arte&#8221;. Questo ha contribuito ovviamente alla nascita di vere e proprie discipline che, applicando il suffisso neuro- , studiano i correlati anatomo-funzionali delle più disparate funzioni. Andiamo dalla <em>neuro</em>estetica alla <em>neuro</em>teologia, dalla <em>neuro</em>economia alla <em>neuro</em>etica. O forse, nello spirito del libro in oggetto, pretendono di poter stabilire i correlati di questi processi superiori. Il libro è relativamente piccolo e molto facile e rapido da leggere, i concetti non sono pochi e la tesi finale è chiara dall&#8217;inizio alla fine.</p>
<p>Attenzione a questi studi (forse) fasulli sulle corrispondenze corticali!</p>
<p>Ad avvalorare la tesi sono riportati numerosi esperimenti, alcuni proprio riguardo l&#8217;effetto che una serie di informazioni neurocaratterizzate può avere sul lettore medio, sullo studente di neuroscienze e sul professore. Uno di questi studi dimostra infatti che una notizia che noi giudicheremmo falsa, se corredata da informazioni tipo &#8211; inoltre è stata rilevata l&#8217;attività della corteccia frontale..- può farci cambiare idea, a volte al punto da farcela ritenere vera. Inoltre lo stesso effetto si registra sia nei totali ignoranti in materia sia negli studenti di neuroscienze (che si presume siano più informati in materia), e solo nei professori non si registra (non ne siamo immuni dunque!).</p>
<p>Nel primo capitolo -<em>Alle origini della relazione mente-cervello</em> &#8211; gli autori ci dipingono un quadro di insieme sugli studi dei correlati corticali. Dai metodi che si utilizzavano prima del <em>neuroimaging</em> (es. gli studi di Broca) al dominio di questi (fRMI, PET&#8230;). In un interessante paragrafo si approfondisce il concetto di Sottrazione Cognitiva, molto importante effettivamente nell&#8217;approccio allo studio delle neuroimmagini ed ai possibili (come nel nostro caso) inganni che ne possono seguire. Nei paragrafi successivi si affronta il tema dei neuroni mirror (neuroni specchio) con le ricerche di Rizzolatti sulla loro localizzazione e ruolo (vedi <em>So quel che fai</em> di <em>G. Rizzolatti e C. Sinigaglia</em>).</p>
<p>Nel secondo capitolo &#8211; <em>Mente, Corpo e spiegazioni del comportamento</em> &#8211; si entra un po&#8217; più nello specifico. C&#8217;è una panoramica sui processi mentali, cosa sono e da cosa sono caratterizzati. Un&#8217;altra cosa interessante è la parentesi che Legrenzi apre sul concetto di <em>Reverse Engineering</em> (Progettazione alla Rovescia) architrave degli studi delle Scienze Cognitive (vedi <em>Prima Lezione di Scienze Cognitive &#8211; P. Legrenzi</em> per una trattazione più completa). Allo stesso modo un paio di pagine sono dedicate alla trattazione (più marcatamente teoretica) della visione dell&#8217;uomo, così come di quale sia stato il percorso del pensiero filosofico che ha portato allo stato attuale. Da queste parti ritroviamo una descrizione più ampia dell&#8217;esperimento sopracitato sul fascino delle spiegazioni neuro- corredate, le condizioni ed i metodi di rilevazione. Importante è anche l&#8217;applicazione del principio di alternanza figura-sfondo, basilare nella psicologia della percezione ma anche (soprattutto in tempi recenti) nella psicologia delle decisioni e del pensiero. Si vede infatti come questo possa essere usato anche per spiegare certi fenomeni di &#8216;meraviglia&#8217; così come di &#8216;illusione&#8217; e sottostima dell&#8217;errore.</p>
<p>Il libro si conclude con un leggero approfondimento dei campi della neuroeconomica, neuroestetica, neuroteologia, neuroetica, neuromarketing e neurodesign.</p>
<p>In conclusione un libretto piccolino, interessante nella tematica e abbastanza decente come contenuti, può sempre far comodo da tenere in libreria!<br />
Agli studenti: Occhio agli esperimenti dunque!  <img src='http://www.poterealleformiche.com/wp-includes/images/smilies/icon_mrgreen.gif' alt=':mrgreen:' class='wp-smiley' /> </p>


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		<title>Quello che suona alla Metro</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 06:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento metropolitana Washington Post]]></category>
		<category><![CDATA[Joshua Bell metropolitana esperimento]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> Tutti noi quando prendiamo la metro o la funicolare ci imbattiamo (ormai sempre più spesso) in musicisti che allietano il nostro viaggio, se non fosse per il fatto che appena li vediamo ognuno (chi più chi meno) attiva script di comportamento per cercare di capire che fare. Gira lo sguardo e guarda gli altri che fanno, e se la persona si avvicina ed è troppo insistente scatta l&#8217;imbarazzo.</p>
<p>Ci sono poi quelli la che sono nei corridoi, o negli androni delle fermate alla metro ai quali passi davanti di solito in tutta fretta e senza farci troppo caso. Penso che quelli guadagnano di meno in assoluto. Spesso quando li si passa davanti ci rapportiamo a loro come <em>appartenenti ad un gruppo</em> (=quello dei mendicanti) e ci comportiamo come appartenenti ad un gruppo (=quello dei non-mendicanti). Trascurando una possibile dimensione interpersonale e perchè no, non immaginando neanche di poter ascoltare la loro musica.</p>
<p>C&#8217;era una volta&#8230;</p>
<p><em></p>
<blockquote><p>Un violinista nella metropolitana. Una storia vera. Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l&#8217;ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c&#8217;era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l&#8217;uomo guardò l&#8217;orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne&#8217; ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari. Questa è una storia vera. L&#8217;esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone.</p></blockquote>
<p></em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Sorprendente vero? Ipotizziamo che le migliaia di persone transitate di lì non conoscevano affatto Joshua Bell (insomma.. Io non lo conosco ma sarà trattato da quelle parti come trattiamo noi qui Allevi o Einaudi o Rea o similari) ma anche un totale ignorante in fatto di musica e suoi rappresentanti può rimanere incantato da una melodia. Le domande che si poneva il Washington Post erano infatti:</p>
<p><em></em></p>
<p><em></em></p>
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<p><em></em></p>
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<p><em></em></p>
<p><em></em></p>
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<p><em></em></p>
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<p><em></em></p>
<p><em></em></p>
<p><em></em></p>
<p><em></p>
<blockquote><p>&#8220;In un ambiente comune ad un&#8217;ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?&#8221;. Ecco una domanda su cui riflettere: &#8220;Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?&#8221;</p></blockquote>
<p></em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Leggendo di questa notizia, mi sono incuriosito e mi è venuta di cercare di spiegarlo in termini psico-sociologici (dal basso della mia poca competenza in riguardo), dunque se vi interessa, affronteremo qui di seguito l&#8217;argomento in questi termini:</p>
<p>Ciò che è successo nello studio del Washington Post è un evidente (forse eclatante) esempio di come la natura della percezione sia psico-fisica e non immediata e fedele alla realtà. La Percezione dell&#8217;individuo è infatti altamente costruttiva, e c&#8217;è un&#8217;incredibile differenza tra mondo reale e mondo percepito. In ogni percezione giocano ruolo importantissimo tutta una serie di fattori interni come quelli emozionali, cognitivi, motivazionali, oltre che fattori esterni, come quelli situazionali. Questi ultimi, nell&#8217;episodio che abbiamo appena visto, giocano il ruolo chiave.</p>
<p>Immedesimiamoci in uno di quei passanti e vediamo un po&#8217; cosa ci succede:</p>
<p>E&#8217; l&#8217;ora di pranzo, abbiamo un lavoro part-time dunque prendiamo la metro tornando a casa. E&#8217; questa un&#8217;azione che richiede davvero poca attenzione cosciente se sono strade che percorriamo continuamente, dunque non ci facciamo troppo caso. Camminando camminando arriviamo alla metro, e, nell&#8217;ambito di quel contesto, diamo un&#8217;occhiata in giro. E&#8217; in quell&#8217;occhiata che possiamo individuare il momento culmine del nostro errore percettivo. In quel momento infatti noi facciamo due cose:</p>
<p>1) Ci avvaliamo di uno <span style="color: #ff0000;">schema di eventi.</span><br />
2) Ci avvaliamo di una <span style="color: #ff0000;">euristica della rappresentatività</span>, così come di una <span style="color: #ff0000;">euristica della disponibilità</span>.</p>
<p>1) Come dicevamo anche prima quando ci rapportiamo al mondo esterno possiamo andare incontro a due processi di conoscenza (di ciò che ci circonda):</p>
<ul>
<li><em>Processi Top-Down</em></li>
<li><em>Processi Bottom-Up</em></li>
</ul>
<p><strong>I Processi Top-Down</strong> (Dall&#8217;alto verso il basso) sono processi di conoscenza che si avvalgono di schemi, cioè di conoscenze varie già assimilate dall&#8217;individuo. Questi schemi sono funzionali ad un processo di categorizzazione dell&#8217;individuo, funzionale ad una veloce conoscenza dell&#8217;ambiente sociale. Nell&#8217;applicazione degli schemi l&#8217;individuo si avvale delle euristiche (definite come strategie di risparmio cognitivo). Queste ci permettono di risparmiare un bel po&#8217; di risorse cognitive.</p>
<p>Es: Se dovessimo, ogni volta che entriamo in un negozio, fermarci in un angolo a pensare chi potrebbe essere il commesso, guardando tutte le persone e raccogliendo tutte le informazioni dall&#8217;ambiente (da come parlano come si muovono come vestono cosa dicono e così via) non la finiremmo più. A noi basta vedere qualcuno che indossi un gilet e che abbia un tesserino in petto per andare sul sicuro: &#8220;Lui è un commesso&#8221;. In questo caso abbiamo applicato un&#8217;euristica della rappresentatività. Ovvero, abbiamo stabilito se le qualità dell&#8217;oggetto A sono prototipiche della nostra categoria B. Se nella nostra categoria di &#8220;commesso&#8221; le caratteristiche prototipiche (rappresentative della categoria) sono proprio il gilet ed il tesserino allora è fatta.  Potremmo esserci sbagliati, ma sono errori che come dicono gli studiosi sono nella natura dei processi di categorizzazione sociale, in quanto le categorie sociali condividono tra loro molte qualità ed hanno confini molto sfocati, quindi non si può mai essere proprio sicuri al 100%.</p>
<p><strong>I Processi Bottom-Up</strong> (Dal basso verso l&#8217;alto) sono invece processi di conoscenza che non si avvalgono di schemi ma di un&#8217;analisi molto più accurata delle informazioni provenienti dall&#8217;ambiente. Questo processo permette una maggiore precisione e accuratezza ma, come è ovvio, è molto più dispendioso a livello cognitivo, dobbiamo &#8220;applicarci&#8221; per conoscere.</p>
<p>Esistono diversi tipi di schemi: </p>
<ul>
<li><em>Schemi di Persona</em></li>
<li><em>Schemi di Eventi</em></li>
<li><em>Schemi di Ruolo</em></li>
<li><em>Schemi di Se</em></li>
</ul>
<p>Quello che interessa a noi è ovviamente lo <span style="color: #ff0000;">Schema di Evento</span>:<em> conoscenze relative al modo in cui ci si comporta nelle diverse situazioni sociali, comprese le aspettative che abbiamo sul modo in cui si comporteranno gli altri (le aspettative che dipendono dai vari ruoli sociali)</em></p>
<p>Nella nostra vicenda, quando entriamo in metropolitana non facciamo altro che applicare uno schema, con una o più euristiche a essa connesse.</p>
<blockquote><p>Siamo in una metropolitana. C&#8217;è un individuo che suona con a terra il fodero dello strumento (presumibilmente per le offerte), è davanti alla porta. Altre persone gli camminano davanti senza interesse. <span style="color: #ff0000;">E&#8217; dunque un mendicante</span>. Posso ascoltarlo per un po&#8217; ma ho altro da fare, vado di fretta. La sua musica a questo punto non mi interessa affatto, perchè è senza dubbio una qualche canzone già esistente (pregiudizio).</p></blockquote>
<p>Dunque, ricapitolando:</p>
<ol>
<li>Interpretazione dell&#8217;Ambiente Sociale</li>
<li>Applicazione di schemi (Evento e Persona)</li>
<li>Applicazione di Euristiche (Rappresentatività e Disponibilità)</li>
<li>Ricostruzione Ambiente Sociale</li>
<li>Disinteresse per quello che suona alla metro</li>
</ol>
<p>E&#8217; esattamente questo che nella media deve essere successo in quella situazione, all&#8217;ora di punta in una metropolitana. Siamo troppo abituati a passare davanti indifferenti a mendicanti, a chi cerca la carità e così via. Troppo abituati a non dargli molta attenzione, a non spenderci molte risorse cognitive, insomma.</p>
<p>Nel concetto di <strong>abitudine</strong> si nasconde l&#8217;applicazione dell&#8217;<span style="color: #ff0000;">euristica della disponibilità</span>. Quando ci rapportiamo ad un individuo che suona alla metro, facciamo riferimento (come quasi in ogni processo di conoscenza) a noi stessi e alle nostre esperienze. Abbiamo molti esempi disponibili in memoria a confermarci che non è il caso di perdere tempo ad ascoltare quello lì, sono canzoni scritte da qualcun altro che lui esegue per mendicare, non c&#8217;è alcun piacere estetico.</p>
<p>Così anche quando potremmo ascoltare il miglior violinista della nostra nazione non ce ne accorgiamo, in preda ad un pieno processo di conoscenza schematico. Ciò che suona per noi non è importante. Andiamo avanti, ci tiriamo i bambini, ascoltiamo un po&#8217; e poi ce ne andiamo, magari senza dare neanche un dollaro. Che qualcuno di quelli potesse non conoscerlo, è possibile. Il problema che si pone il Washington Post è infatti un altro, non di certo &#8220;Come mai nessuno lo ha riconosciuto?&#8221;. Il problema è &#8220;<span style="color: #ff0000;">Quanta bellezza ci perdiamo intorno a noi?</span>&#8221;</p>
<p>E questa è una bella domanda, voi che ne pensate?<br />
Secondo la mia personalissima opinione, tanta. E cercherò di fare tesoro di queste indicazioni, chissà che un giorno di questi in Italia ci provano e mi trovo Allevi alla pianola nel tunnel della metro di Piazza Vanvitelli.</p>
<p style="text-align: center;">A quel punto esclamerei: &#8220;Ahh! Lo sapevo solo io!&#8221;<br />
Sperando di non sbagliare, magari era solo qualcuno molto simile. Sarebbe solo, di nuovo, un ulteriore caso di categorizzazione andata male. Ma che ci posso fare, il mio cervello lavora così!<br />
<img class="aligncenter" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/bellatmetro2.jpg" alt="Immagine dell'Esperimento" width="300" height="169" /></p>


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		<title>Il Perturbante (1919) &#8211; S. Freud</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 12:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Freud]]></category>
		<category><![CDATA[perturbante]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>
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		<category><![CDATA[sigmund freud]]></category>
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Che cosa è il “perturbante”? Cosa lo contraddistingue? Da dove proviene la terminologia?
Sono queste le domande alle quali Freud cerca di rispondere in questo suo piccolo
saggio, redatto nel 1919 (anche se si crede sia il frutto di un altro manoscritto inedito
rimasto nel suo cassetto per tanto tempo sino a quella data) e che anticipa in [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.psicoterapiapsicologia.it/articoli-psicologia-psicoterapia/multimedia/scheda_42/lombra-087cbae2.jpeg"><img class="alignleft" src="http://www.psicoterapiapsicologia.it/articoli-psicologia-psicoterapia/multimedia/scheda_42/lombra-087cbae2.jpeg" alt="L'ombra" width="241" height="239" /></a><br />
Che cosa è il “perturbante”? Cosa lo contraddistingue? Da dove proviene la terminologia?<br />
Sono queste le domande alle quali Freud cerca di rispondere in questo suo piccolo<br />
saggio, redatto nel 1919 (anche se si crede sia il frutto di un altro manoscritto inedito<br />
rimasto nel suo cassetto per tanto tempo sino a quella data) e che anticipa in qualche<br />
modo quelli che saranno alcuni dei nodi concettuali presenti in <em>Aldilà del principio di <span style="font-style: normal;"><em>piacere</em> (1920). Da subito lo psicoanalista chiarisce che trattando tale argomento più volte  si travalicheranno i conﬁni tra estetica e psicoanalisi, realizzando però che quasi sempre  lʼestetica si occupa dei moti dellʼanimo (sentimenti) positivi come il sublime, il bello, lʼattraente. Così come degli oggetti e delle condizioni  e degli stati dellʼuomo che li permettono. Il perturbante è, al contrario, un moto dellʼanima negativo; che esula dagli studi estetici. Come dice lo stesso Freud “Non cʼè dubbio che esso (il sentimento perturbante) appartiene alla sfera dello spaventoso, di ciò che ingenera angoscia e orrore [...<span>]</span><span>”.</span> Freud vuole dunque capire quale elemento, tra tutte le esperienze angosciose che lʼindividuo compie, unisce quelle perturbanti (non tutte le esperienze angosciose sono perturbanti). Qual è lʼelemento in comune? Se uno volesse guardare a tutte le esperienze delle persone e del come e perchè provino un sentimento perturbante non ne verrebbe più a capo. Poichè come rileva Freud citando Jentsch, le differenze individuali nel campo dei sentimenti e dei moti dellʼanimo sono enormi, quindi è estremamente difﬁcile trovare lʼelemento in comune. </span></em></p>
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		<title>Percezione (Cap.2)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 22:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ho scovato questo video che in qualche modo esemplifica ancora come la percezione soggettiva possa variare in funzione di tanti fattori.</p>
<p>In questo video notate una ragazza che fa girare la propria gamba intorno a se, quello che l&#8217;ha postato su youtube sostiene che se la vedete girare in senso orario allora il vostro emisfero destro [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scovato questo video che in qualche modo esemplifica ancora come la percezione soggettiva possa variare in funzione di tanti fattori.</p>
<p>In questo video notate una ragazza che fa girare la propria gamba intorno a se, quello che l&#8217;ha postato su youtube sostiene che se la vedete girare in senso orario allora il vostro emisfero destro sta lavorando di più invece se la vedete in senso antiorario sta lavorando l&#8217;emisfero sinistro. Se non riuscite a vedere l&#8217;altro senso vi suggerisco di concentrarvi e focalizzare attentamente quando le due gambe si sovrappongono!</p>
<p>Buona Visione<br />
Leonardo</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0bq88I4DOD4&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/0bq88I4DOD4&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>


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		<title>Aspetti della Percezione</title>
		<link>http://www.poterealleformiche.com/2009/01/22/aspetti-della-percezione/</link>
		<comments>http://www.poterealleformiche.com/2009/01/22/aspetti-della-percezione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 18:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[figura-sfondo]]></category>
		<category><![CDATA[figure reversibili]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[Rubin]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Parliamo un po&#8217; della&#8230; percezione!</p>
<p>Diciamocelo chiaramente, tutti crediamo di vedere le cose come sono. Insomma pensandoci è innegabile, vedo la strada, i sensi di marcia, i colori, ascolto i rumori, i suoni, gli avvisi, sento il caldo, il freddo, e mi faccio un&#8217;idea. In realtà la psicologia definisce la percezione come</p>
<p>l&#8217;organizzazione immediata, dinamica e significativa [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo un po&#8217; della&#8230; percezione!</p>
<p>Diciamocelo chiaramente, tutti crediamo di vedere le cose come sono. Insomma pensandoci è innegabile, vedo la strada, i sensi di marcia, i colori, ascolto i rumori, i suoni, gli avvisi, sento il caldo, il freddo, e mi faccio un&#8217;idea. In realtà la psicologia definisce la percezione come</p>
<p>l&#8217;organizzazione immediata, dinamica e significativa delle informazioni sensoriali, corrispondenti a una data configurazione di stimoli, delimitata nello spazio e nel tempo.</p>
<p>Detto in parole povere gli individui automaticamente ed istantaneamente rielaborano la moltitudine di informazioni (visive,tattili,uditive etc..) e ne costruiscono un&#8217;immagine globale.</p>
<p>-Si ok, ci voglio anche credere, mi sembra ragionevole&#8230;- direte voi<br />
-&#8230; Ma?- direi io<br />
-Ma non è possibile che non esistano principi che regolino tale costruzione!-<br />
-Giusta osservazione, pare che esistano in effetti- direi io</p>
<p>Effettivamente esistono diverse regole. Oggi ci occuperemo di quella che sembra essere la prima <em>segmentazione</em> (elaborazione analitica) del flusso delle stimolazioni sensoriali, ovvero <span style="color: #ff0000;">l&#8217;articolazione figura-sfondo</span>. Rubin, uno studioso già nel 1915 parlava di ciò dichiarando &#8220;<strong>Non esiste figura senza sfondo</strong>&#8220;. In pratica la figura ha forma ed ha carattere oggettuale (è qualcosa) mentre lo sfondo è amorfo e meno distinto. Esistono diversi fattori che influenzano questa articolazione:</p>
<p><span style="color: #ff0000;">1) inclusione: </span>a parità di altre condizioni, si articola come figura la parte inclusa (Fig. A)<br />
<span style="color: #ff0000;"> 2) convessità:</span> a parità di altre condizioni, si articola come figura la regione convessa rispetto a quella concava (Fig. B)<br />
<span style="color: #ff0000;"> 3) area relativa:</span> a parità di altre condizioni, diventa figura la regione di area minore (Fig. C)<br />
<span style="color: #ff0000;"> 4) orientamento:</span> a parità di altre condizioni, diventa figura la regione i cui assi sono orientati secondo le direzioni principali dello spazio percettivo (Fig. D)</p>
<p><a href="http://www.poterealleformiche.com/immagini/figura-sfondo2.jpeg"><img class="alignnone" title="Fattori dellarticolazione figura-sfondo" src="http://www.poterealleformiche.com/immagini/figura-sfondo2.jpeg" alt="" width="484" height="387" /></a></p>
<p>Tuttavia quella dicitura &#8220;a parità di altre condizioni&#8221; dice tutto! Esistono infatti una serie di figure chiamate <em><span style="color: #ff0000;">figure reversibili </span></em>caratterizzate da una configurazione instabile e ambigua nelle quali si registra un&#8217;alternanza periodica e regolare tra figura e sfondo. E&#8217; impossibile infatti percepire nel medesimo tempo entrambi gli elementi come <em>figura </em>poichè il contorno appartiene di volta in volta solo ad uno di essi.</p>
<p>Quante ciance! Un esempio?</p>
<p><a href="http://www.poterealleformiche.com/immagini/figura-sfondo.jpeg"></a><a href="http://www.poterealleformiche.com/immagini/figure-reversibili.jpeg"><img class="alignnone" title="Figure Reversibili" src="http://www.poterealleformiche.com/immagini/figure-reversibili.jpeg" alt="" width="468" height="248" /></a></p>
<p>Notate le due dimensioni?</p>
<p>Nella figura A assumendo come sfondo il Nero otterrete due profili umani, assumendo invece come sfondo il Bianco avrete un vaso. Nella figura B la differenza è più sottile potete vedere una ragazza rivolta verso lo sfondo, con un grosso cappotto di pelle, oppure se vedete la linea di contorno del suo profilo come un naso vi apparirà davanti una vecchina la cui bocca corrisponde ad una ipotetica collana della ragazza. (tipo befana)</p>
<p>Assurdo eh! Io la prima volta strabuzzavo, ma io sono strano. E Dunque finisce così il nostro appuntamento con uno dei fenomeni più complessi della dimensione dell&#8217;uomo, la percezione dell&#8217;esterno, dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Alla prossima!</p>
<p>Leonardo</p>
<p>p.s. Le immagini sono tratte dal libro Psicologia Generale di Anolli/Legrenzi, utilizzate da me dal momento che ho regolarmente acquistato il libro e potuto scaricare attraverso il loro sito tali immagini, la pubblicazione sul blog non corrisponde ad una diffusione oppure ad un tentativo di lucro personale, quanto piuttosto ad uso personale.</p>


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