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	<title>Potere alle Formiche &#187; Le Parole di Una Volta</title>
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	<description>Diamo voce alle piccole cose.</description>
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		<title>Le Parole di una Volta: Volgare</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 09:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le Parole di Una Volta]]></category>

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<p>Il termine volgare, forse uno dei pochi in questi tempi di cui non si abusa, è andato incontro a una totale devastazione e deformazione rispetto al suo significato originario. Immagino che volgare provenga da vulgus, dal latino. In senso buono indicava qualcosa di noto a tutti, del popolo, pubblico. Veniva usato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1553" class="wp-caption alignright" style="width: 438px"><a rel="attachment wp-att-1553" href="http://www.poterealleformiche.com/2009/11/27/le-parole-di-una-volta-volgare/www-unavignettadipv-it/"><img class="size-full wp-image-1553" title="Volgarità" src="http://www.poterealleformiche.com/wp-content/upLoads/www.unavignettadipv.it_.jpeg" alt="Vignetta by PV. www.unavignettadipv.it" width="428" height="358" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta by PV. www.unavignettadipv.it</p></div>
<p>Il termine volgare, forse uno dei pochi in questi tempi di cui non si abusa, è andato incontro a una totale devastazione e deformazione rispetto al suo significato originario. Immagino che volgare provenga da vulgus, dal latino. In senso buono indicava qualcosa di noto a tutti, del popolo, pubblico. Veniva usato invece in senso negativo per indicare qualcosa di vile, triviale, rozzo. Ha avuto anche nella sua storia un senso di sostantivo quando indicava un vero e proprio idioma (Vi dice niente il De Vulgari Eloquentia?). Possiamo senza remore affermare che ora nel quasi 2010 il senso buono e quello sostantivato sono del tutto scomparsi, lasciandoci in compagnia dell&#8217;aggettivo negativo, del vile, triviale e rozzo.</p>
<p>Dovremmo comunque pensare che, da un punto di vista socio-culturale, volgare è uno di quei termini che nel significato risente pienamente delle trasformazioni dei costumi e delle abitudini degli individui. Per esempio si può essere volgari utilizzando determinati emoticon nella chat, oppure in un qualsiasi altro modo del tutto impensabile 200 ma anche 100 anni fa. Ci è difficile in questa sede analizzare le tendenze culturali occidentali (ed in particolare quelle italiane), dovremmo dunque necessariamente trattare l&#8217;argomento con superficialità, sperando di poter poi tornarci e approfondirlo adeguatamente.</p>
<p>Non credo sia per voi una novità pensare che quello che conta (o per lo meno quello che sembra conti) sia la bellezza, l&#8217;estetica, la capacità di circuire l&#8217;altro, il fare furbo e schietto, il menefreghismo etc etc (potrei continuare per ore). Ci basti pensare al risalto che viene dato in praticamente tutte le serie TV di maggiore successo internazionale a queste figure. Parallelamente in queste serie televisive i personaggi miti, riservati, magari un po&#8217; intellettuali, hanno si un ruolo importante, ma comunque di appoggio, sono oggetto di scherno (povero Wilson!) e vivono nell&#8217;ombra del protagonista, pieno di mezzucci e di personalità, traboccante di ego (invalidante per lui, ma di questo in pochi se ne accorgono).</p>
<p>Ma stiamo davvero parlando di una serie televisiva?</p>
<p>Si.</p>
<p>Continuando dunque la televisione come tanti altri mezzi, propina un determinato modello di uomo (uomo generico) &#8220;ideale&#8221;. Cui tutti, bene o male, cercano di rifarsi.</p>
<p>Sì, anche tu che adesso stai pensando &#8220;Che imbecilli. Io non lo faccio, non guardo la TV da 10 anni e non sono conformista&#8221;. Non è niente di cui bisognerebbe vergognarsi, è semplicemente aderire un modello per la sopravvivenza, niente di più naturale, umano, vitale.</p>
<p>In virtù comunque di questi cambiamenti nel costume, l&#8217;antico significato di triviale, rozzo e vile non ha più alcun senso.</p>
<p>Volgare è qualcosa che ormai prettamente si riferisce ad un campo di avvenimenti e situazioni (e sottointesi) relativi alla sessualità ed al sessuale. Solo in altri pochi casi il suo uso si riferisce a cose diverse il più delle volte può trattarsi di come qualcuno si è vestito, dell&#8217;abbigliamento o semplicemente lo si può dire di qualcuno che dice molte parolacce. Ma rimangono davvero poche applicazioni del termine volgare in uso.  Le altre applicazioni possiamo forse ravvisarle nei discorsi di coloro che una formazione intellettuale superiore alla media, insomma tipo letterati e cose del genere, che possono adoperarlo per esempio in un giudizio estetico su un opera d&#8217;arte. Rimaniamo comunque nel campo dell&#8217;utilizzo medio, ovvero la sessualità. Ci ritroviamo ad esempio a definire volgare una letterina, una letteronza, una velina per il suo abbigliamento succinto, oppure possiamo dire di un amico che sia volgare perchè dice continuamente &#8220;<em>cazzo</em>&#8221; &#8220;<em>stronzo</em>&#8221; &#8220;<em>coglione</em>&#8221; e via dicendo, potrei essere io volgare perchè pubblico queste parole sul mio sito, insomma parolacce e sesso. Molto spesso c&#8217;è comunque da dire che le parolacce in questione (quelle meno tollerate) siano comunque correlate alla sessualità. Le parolacce solitamente tollerate, di uso praticamente comune, assumono un ruolo di intercalare, e sono ampiamente utilizzate (Es: E che cazzo!). Utilizzate sempre nell&#8217;ambito privato e personale ovviamente, poi se siamo all&#8217;università e il nostro professore dice qualcosa del genere può suonarci strano, inadatto, ma non è che ce ne spaventiamo oppure ritiriamo, anzi. Spesso questo contribuisce a creare una relazione diversa con il docente ad abbassare un po&#8217; il livello <em>ex-catedra</em>. Succede anche a scuola per esempio, mentre un docente spiega sul sottofondo si rumoreggia e chissà quante parolacce gli alunni schernendosi si dicono, se il professore si arrabbia e ne usa una (anche un po&#8217; fessa) subito gli alunni storcono il naso, pensando che non si fa.</p>
<p>Ma questa è ipocrisia, è diverso.</p>
<p>Mi sta bene il fatto che il professore (in quanto ruolo che investe in quel momento) non dovrebbe, ma ci fermiamo lì. Non è che ci scandalizziamo. Passiamo comunque oltre.</p>
<p>Vediamo allora che il cardine della nostra società, più di ogni altra cosa è la sessualità, l&#8217;amore, il sesso, l&#8217;efficacia, essere bravi con le donne, essere brave con gli uomini, saperli comandare, evviva i regali costosi, evviva le vacanze ai caraibi, non farsi sottomettere dalle donne, tutto gira intorno a questo benedetto rapporto uomo-donna, e tutto curves around il corpo. Se prima volgarizzare significava qualcosa come raccontare in giro, rendere noto a tutti, ora volgarizzare significa più che altro rendere qualcosa brutto, troppo erotico, sporco, stupido (quando viene usato in una battuta), succinto, cafone.</p>
<p>Quante volte infatti usiamo &#8220;<em>volgare</em>&#8221; e &#8220;<em>cafone</em>&#8221; come avessero lo stesso significato?</p>
<p>Non siamo qui ovviamente a giudicare se sia giusta o sbagliata la trasformazione del termine (od un suo eventuale uso improprio) possiamo però affermare che, nell&#8217;ambito del suo significato attuale, potrebbe essere usato più spesso.</p>
<p>Oppure bisognerebbe far chiarezza!</p>
<p>Basta con questi falsi moralismi e con il perbenismo usa e getta convienente in certe situazioni ed in altre no.</p>
<p>p.s. sentendo di dover continuare per adesso fermiamo qui il discorso</p>
<p>Leonardo</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il termine volgare, forse uno dei pochi in questi tempi di cui non si abusa, è andato in contro a una totale devastazione e deformazione rispetto al suo significato originario. Immagino che volgare provenga da vulgus, dal latino. In senso buono indicava qualcosa di noto a tutti, del popolo, pubblico. Veniva usato invece in senso negativo per indicare qualcosa di vile, triviale, rozzo. Ha avuto anche nella sua storia un senso di sostantivo quando indicava un vero e proprio idioma (Vi dice niente il De Vulgari Eloquentia?). Possiamo senza remore affermare che ora nel quasi 2010 il senso buono e quello sostantivato sono del tutto scomparsi, lasciandoci in compagnia dell&#8217;aggettivo negativo, del vile, triviale e rozzo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Dovremmo comunque pensare che, da un punto di vista socio-culturale, volgare è uno di quei termini che nel significato risente pienamente delle trasformazioni dei costumi e delle abitudini degli individui. Per esempio si può essere volgari utilizzando determinati emoticon nella chat, oppure in un qualsiasi altro modo del tutto impensabile 200 ma anche 100 anni fa. Ci è difficile in questa sede analizzare le tendenze culturali occidentali (ed in particolare quelle italiane), dovremmo dunque necessariamente trattare l&#8217;argomento con superficialità, sperando di poter poi tornarci e approfondirlo adeguatamente.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Non credo sia per voi una novità pensare che quello che conta (o per lo meno quello che sembra conti) sia la bellezza, l&#8217;estetica, la capacità di circuire l&#8217;altro, il fare furbo e schietto, il menefreghismo etc etc (potrei continuare per ore). Ci basti pensare al risalto che viene dato in praticamente tutte le serie TV di maggiore successo internazionale a queste figure. Parallelamente in queste serie televisive i personaggi miti, riservati, magari un po&#8217; intellettuali, hanno si un ruolo importante, ma comunque di appoggio, sono oggetto di scherno (povero Wilson!) e vivono nell&#8217;ombra del protagonista, pieno di mezzucci e di personalità, traboccante di ego (invalidante per lui, ma di questo in pochi se ne accorgono).</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ma stiamo davvero parlando di una serie televisiva?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Si.</div>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Vediamo allora che il cardine della nostra società, più di ogni altra cosa è la sessualità, l&#8217;amore, il sesso, l&#8217;efficacia, essere bravi con le donne, essere brave con gli uomini, saperli comandare, evviva i regali costosi, evviva le vacanze ai caraibi, non farsi sottomettere dalle donne, tutto gira intorno a questo benedetto rapporto uomo-donna, e tutto curves around il corpo. Se prima volgarizzare significava qualcosa come raccontare in giro, rendere noto a tutti, ora volgarizzare significa più che altro rendere qualcosa brutto, troppo erotico, sporco, stupido (quando viene usato in una battuta), succinto, cafone.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Quante volte infatti usiamo &#8220;volgare&#8221; e &#8220;cafone&#8221; come avessero lo stesso significato?</div>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">p.s. sentendo di dover continuare per adesso fermiamo qui il discorso!</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Leonardo</div>


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		<title>Le Parole di una Volta: Responsabilità.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 08:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le Parole di Una Volta]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[che cosa è la responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[etimologia resposabilità]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi apro questa nuova rubrica, le parole di una volta. Pensavo che esistono una serie di parole (come quella di oggi, responsabilità) che possiedono un enorme potenza invisibile. Il contenuto supera la frase, l&#8217;effetto che producono su di noi è largamente superiore al loro significato letterale. Eppure, quando penso alla Responsabilità, subito mi viene da pensare a come nel corso degli anni la percezione di tale concetto sia mutata. Per avere uno scontro frontale con ciò che sto dicendo provate a chiedere &#8220;Cosa è la responsabilità?&#8221; a una persona anziana e poi a un ragazzo. Non dico certo che l&#8217;uno è giusto e l&#8217;altro sbagliato, piuttosto vorrei richiamare l&#8217;attenzione sui tempi che cambiano.</p>
<p>La <strong>Responsabilità</strong>.</p>
<p><a href="http://www.poterealleformiche.com/wp-content/upLoads/img_0114.jpg"><br />
<img class="size-medium wp-image-1290 alignleft" title="img_0114" src="http://www.poterealleformiche.com/wp-content/upLoads/img_0114-300x225.jpg" alt="img_0114" width="300" height="225" /></a></p>
<p>La prima cosa che sono andato a fare è stato controllare nel dizionario etimologico da dove mai provenisse il termine responsabilità. Scopro che deriva dal latino responsare, ossia rispondere, e significa: &#8220;essere consapevoli delle conseguenze delle proprie condotte&#8221;. Dico la verità, mi aspettavo di più, mi aspettavo qualcosa di più pregnante (ma perchè non scopro mai quello che scopriva Heidegger?). Comunque, mi sembra un bel punto da cui iniziare. </p>
<p>Un chiaro esempio di cosa fosse la responsabilità si poteva ottenere dall&#8217;osservazione del lavoro. Un tempo l&#8217;uomo produceva, lavorava, e si prendeva la responsabilità di ciò che aveva fatto: <em>Se qualcosa va storto, colpa mia</em>. Ciò contribuiva anche a farlo impegnare di più, al fine di offrire un prodotto sicuro e completo. Di questi giorni, la parola che vedo più spesso su targhe e avvisi è &#8220;<em>Declina</em>&#8220;. Per esempio in un parcheggio custodito privato io vedo <em>&#8220;Si declina ogni responsabilità per oggetti all&#8217;interno dell&#8217;auto danneggiati o persi</em>&#8220;. Non so voi, ma io lo trovo curioso. Cioè potrei capirlo se me lo dicesse un parcheggiatore abusivo, allora la direi vabbè.. Ma questo è un parcheggio custodito, diamine, cosa custodisci allora? Prima era tutto diverso. Era anche una questione di <em>onore</em> riparare a qualcosa che si era sbagliato, ammettendolo e dandosi da fare. Ma questa è un&#8217;altra parola di una volta, che ci volete fare. Intorno a noi ci sono numerosissimi esempi (dai quali non mi traggo fuori del tutto, per inciso). Non c&#8217;è responsabilità nella politica, non c&#8217;è responsabilità nei politici. Quest&#8217;ultimi difficilmente si assumono le responsabilità di ciò che hanno detto, glissano perlopiù verso un sono stato frainteso (parlo di entrambi i fronti). Non c&#8217;è responsabilità negli automobilisti che prima corrono e poi quando pigliano la multa dichiarano che c&#8217;era la nonna al volante. L&#8217;unica responsabilità che vedo intorno a me è quella di se stessi. Gli uomini tutti, ad oggi, sono attenti ad assumersi la responsabilità di se stessi, del proprio benessere. Ed in funzione di ciò sono attenti a declinare ogni altro tipo di responsabilità. Ti ho appena costruito un palazzo ma se cade non è colpa mia. Non posso però rientrare nell&#8217;ambito del lavoro senza spendere due parole in proposito. Quello del lavoro è un tasto serio, delicato. Se prima un artigiano mi costruiva un tavolo, io lo compravo (o barattavo) e portavo a casa, e ci mangiavo pure sopra, io avvertivo in quel tavolo l&#8217;artigiano. Sentivo che quello era un suo prodotto, era il frutto del suo lavoro, delle sue mani. Riconoscevo la sua persona in quel tavolo, come fosse parte della sua vita. Ebbene se un piede di quel tavolo, una fresca sera d&#8217;autunno, mi cedeva all&#8217;improvviso, io lo facevo sapere all&#8217;artigiano che il più presto possibile me lo avrebbe riparato. Mai si sarebbe sognato di accampare scuse <em>quello è un suo prodotto, e si è rivelato difettoso</em>. Oggi invece, praticamente ogni prodotto che ci circonda è frutto di una catena di montaggio. La scrivania alla quale adesso io sono appoggiato (rigorosamente IKEA) non mi dice niente. Non mi comunica nulla. Non ci vedo nessuno dietro, non mi sembra il prodotto di qualcuno, ma di qualcosa. A questo punto se si rompe di <em>chi</em> è la responsabilità? Non posso neanche dirlo, dovrei piuttosto dire di <em>cosa</em> è la responsabilità? Non c&#8217;è responsabilità perchè non c&#8217;è più proprietà, non c&#8217;è appropriazione, c&#8217;è <em>espropriazione</em>. Sembra difficile da capire ma non è così, questo tavolo non l&#8217;ha fatto l&#8217;artigiano, è frutto di una catena di montaggio. Non è dell&#8217;artigiano. </p>
<p>Se dovessi pensare ad un altro aspetto importante della responsabilità è la sua applicazione nella famiglia e nelle dinamiche familiari. Se ci rifletto mi sentirei di accostarlo sempre di più all&#8217;impegno, ma potrei sbagliarmi. La responsabilità in una famiglia è presumibilmente quella del genitore. Fino ad una certa età è il genitore che deve essere responsabile, e non il figlio. Prima i genitori erano per molto più tempo a contatto con i propri figli ergo li comprendevano di più, ergo erano capiti di più. Col nostro tempo disaggiustato (<em>the time is out of joint</em>) le famiglie si disgregano diventando sempre di più <em>gruppi-di-persone-costretti-a-vivere-insieme</em>. Il ragazzo fa mille attività, la madre ed il padre pure, la tata no. Si realizza così una siffatta frattura tale che la madre ad un certo punto litigando con il bambino/ragazzo, stressata anche per altre cose, esclamerà: &#8220;<em>Fa&#8217; come ti pare!</em>&#8220;. E&#8217; in quella frase che si realizza la non-responsabilità. La sua massima espressione. La responsabilità sta nel dire al figlio questo non si può fare e, come quasi mai succede, <em>offrirgli un&#8217;alternativa</em>. Il problema sta qui, ci si limita a dire non si può, non ci si offre per fare qualcos&#8217;altro. Un genitore ha questa responsabilità. </p>
<p>La responsabilità è far lavorare un tirocinante con la propria matricola per farlo imparare sul campo e non facendolo guardare sempre. </p>
<p>Sono cose che piano piano stanno scomparendo, guidate da un costante senso di &#8220;<em>devo stare tranquillo, senza impegni</em>&#8220;. </p>
<p>Eppure, guardando ai nostri tempi, ci sarebbe davvero bisogno di un pizzico di responsabilità in più, ed oltre ad essa anche la capacità &#8220;è colpa mia, è successo a causa mia&#8221; e non intentare cause e contro cause per dimostrare il contrario (pensiamo ai tetti della aule delle scuole, a Vito Scafidi, all&#8217;Abruzzo etc etc etc). Poi c&#8217;è la prescrizione le prove la giustizia italiana che faranno in modo da non muovere nessuna condanna e niente, rimarrà solo il peso sulla coscienza, che a questo punto dubito dia fastidio a queste persone. Una persona dovrebbe essere responsabile, corretto, per se stesso, non per legge. Ma a questo punto, come nel più mero stato di natura, l&#8217;unico modo per riportare gli uomini a tale dimensione è la certezza della pena, e finchè non ci sarà, ognuno si sentirà legittimato ad arronzare e a non fare veramente il proprio dovere, oltre che a non aggiornarsi su nuove regolamentazioni in materia di sicurezza e controlli. </p>
<p>Aspettando il mondo che cambi, limitiamoci alla blogosfera (non parliamo di quello si vede su internet, ve ne prego!).</p>
<p> </p>
<p>Saluti<br />
Leonardo</p>


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