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	<title>Potere alle Formiche &#187; Filosofia</title>
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		<title>Disobbedienza Civile &#8211; Henry D. Thoreau</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 17:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1504" class="wp-caption alignleft" style="width: 307px"><a href="http://www.poterealleformiche.com/wp-content/upLoads/disobbedienzacivile.jpeg"><img class="size-full wp-image-1504  " title="Disobbedienza Civile" src="http://www.poterealleformiche.com/wp-content/upLoads/disobbedienzacivile.jpeg" alt="Copertina del Libro" width="297" height="554" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina del Libro</p></div>
<p>Torniamo finalmente alla nostra categoria Segnalibro, oggi vi parlerò di Disobbedienza Civile di Thoreau. Dico da subito che esula un po&#8217; dai generi di cui normalmente si parla sul sito, non parliamo dunque di un romanzo. Parliamo anzi di due saggi, di chiaro stampo filosofico. Prima di lanciarci nell&#8217;analisi del testo vi do qualche ragguaglio sul <em>perchè</em> Thoreau, incominciando a spiegarvi come mai mi sia ritrovato questo esile libricino tra le mani. Il nome di Thoreau è nella lista che Christopher John McCandless (alias Alexander Supertramp) redige durante il suo ritorno nella natura. Se non ricordate bene vi dirò che Christopher è il ragazzo la cui storia ha portato al film &#8220;Into The Wild&#8221; (di cui abbiamo parlato anche qui sul <a href="http://www.poterealleformiche.com/2009/02/16/into-the-wild-2007/" target="_blank">sito</a>). Nell&#8217;agenda che venne ritrovata vi erano infatti annotati gli autori che l&#8217;avevano inspirato tra cui spiccava la figura di Thoreau. Ed in particolare il lavoro &#8220;Walden. Vita nei Boschi.&#8221; di quest&#8217;ultimo. A questo punto dovreste chiedervi<em>: allora perchè non parliamo di quello? non l&#8217;hai letto?</em> Vi risponderò che in realtà Walden giace ancora sul mio scaffale ed ha dovuto cedere il passo a Disobbedienza Civile, la cui precedenza deriva dalla maggiore sottigliezza (ho una naturale inclinazione ad essere un po&#8217; restio verso i libri molto lunghi). Ed è per questo che mi sono dedicato alla lettura di <em>Civil</em> <em>Disobedience</em>, oltre al fatto (che ho scoperto da poco) che questo potrebbe essere considerato una sorta di completamento del Walden, considerato il <em>masterpiece</em> per eccellenza. Andiamo avanti con l&#8217;introduzione:</p>
<p><strong>Chi è Thoreau?</strong></p>
<p>Allora, Henry David Thoreau nasce nel 1817 a Concord (Massachussets) negli USA. Si Laurea ad Harvard nel 1837. Da quello che ho capito è da subito molto interessato</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 167px"><a href="http://www.usm.maine.edu/~jkuenz/380/thoreau.gif"><img class="   " src="http://www.usm.maine.edu/~jkuenz/380/thoreau.gif" alt="Henry D. Thoreau" width="157" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">Henry D. Thoreau</p></div>
<p>alla filosofia, al rapporto dell&#8217;uomo con la natura, e subisce varie contaminazioni dalle filosofie orientali (come il credere nella reincarnazione, prendendo il fiume come simbolo della vita che si rinnova). Praticamente da subito Thoreau manifesta una certa intolleranza verso il governo e le sue scelte, tanto è che nel 1845 si reca a vivere in una capanna costruita da lui stesso sulle sponde del lago Walden. Rimarrà lì due anni, dove si dedicherà completamente alla scrittura, alla contemplazione e all&#8217;osservazione della natura. Nel 1847 farà ritorno a Concord ed andrà a stare con il suo amico e mentore Ralph Waldo Emerson e la famiglia. Intanto nel 1846 si era rifiutato di pagare le tasse e qualche anno dopo fu arrestato (passò solo una notte in prigione perchè la zia spontaneamente pagò le tasse per lui). Nel 1849 scrisse Disobbedienza Civile e nel 1854 pubblicò Walden, dove aveva riposto tutte le considerazioni maturate durante il soggiorno nella natura. Muore nel 1862, a  Concord.</p>
<p>Perfetto, ora passiamo al libro.</p>
<p>Disobbedienza Civile come dicevamo scritto nel 1849 quindi in un periodo che potremmo definire &#8220;maturo&#8221; della sua produzione, Thoreau ha già avuto rapporti stretti con Emerson ed è reduce da un esperienza di prigionia (sebbene di un solo giorno) oltre ad essere tornato da una permanenza di due anni in una capanna nella natura più selvaggia, <em>into the wild</em>. In questo libro Thoreau manifestava apertamente la sua opposizione al conflitto messicano-statunitense, affermando che questo non poteva esserci qualora fosse venuto a mancare il supporto economico dei cittadini, ovvero il pagamento delle tasse. E&#8217; per questo che lui non le pagò più ed accettò la pena del carcere che il suo gesto comportò. Oltre a ciò dichiarava che era assolutamente giusto e corretto ribellarsi al governo nel caso in cui questo sbagliasse. Nonostante Thoreau nel libro parlì apertamente di un possibile e giustificato utilizzo della forza <em>contro</em> il governo, il libro per il suo spessore ed il suo significato pare abbia inspirato personalità come Tolstoj, Gandhi e Martin Luther King.</p>
<p><strong>Il Primo Saggio. Disobbedienza Civile.</strong></p>
<p>Il primo saggio esordisce in questo modo:</p>
<p>&#8220;<em>Il governo migliore è quello che governa meno</em>&#8221; e, poco dopo &#8220;<em>Il governo migliore è quello che non governa affatto.</em>&#8221;</p>
<p>Insomma Thoreau ci dice che il governo è solo un espediente, un organo creato dall&#8217;uomo per gestire una determinata mole di situazioni. Nel caso in cui tale governo non sia più espressione degli ideali dell&#8217;uomo e diventi altresì espressioni di ideali propri l&#8217;uomo è legittimato ad agire con la forza per contrastarlo. L&#8217;uomo, dice Thoreau, non deve votare per qualcuno che si avvicina di più ai propri ideali, poichè in questo modo comunque alimenta il sistema. Non bisogna dunque opporsi a quello che è il governo attraverso la strada che lo stesso governo ha stabilito (Es: la proposta di riforme). Questo si rivela inutile in quanto ogni proposta (se rivoluzionaria) non arriva mai intonsa alla conferma e si perde nei meandri della burocrazia. Thoreau per primo dunque, mette in atto ciò che promuove, smettendo di pagare le tasse. Prima, quelle dovute per il mantenimento della chiesa del paese. A questo riguardo lo stesso autore riporta nel saggio che la tassa fu pagata da qualcun&#8217;altro al posto suo (sarà stata ancora la zia), tuttavia lui desiderava che la gente sapesse che lui si era rifiutato di pagare. Così si recò al comune e fece redigere un avviso ad hoc. L&#8217;avviso riportava:</p>
<blockquote><p>Sia noto a tutti con questo documento che io, Henry David Thoreau, non desidero essere considerato membro di alcuna società alla quale non ho aderito&#8221;.</p></blockquote>
<p>Thoreau riporta che lo Stato non gli fece più richiesta di tasse per la chiesa del paese. Nel secondo caso si rifiutò invece di pagare le tasse per il sostenimento della guerra con il Messico. Stavolta si rifiutò di farlo per molto tempo, fino a che ad un certo punto fu arrestato e poi imprigionato. Passò solo una notte in prigione, eppure, come racconta nel libro, non ne soffrì affatto. Basti pensare a quello che dice riguardo quest&#8217;esperienza: &#8220;<em>Non mi sentii imprigionato neanche un momento. I muri mi sembravano un grande spreco di pietra e malta.</em>&#8221; Anzi, ringrazia dell&#8217;opportunità. Perchè? Perchè, lui dice, che dalla finestra della cella aveva la possibilità di osservare da un diverso punto di vista il paese, così come nel silenzio della prigione poteva ascoltarne i rumori, entrando così in un rapporto più confidenziale con il paese. Thoreau si pronuncia in qualche modo anche sulla violenza perpetrata nei suoi confronti (in qualità di prigioniero) dalle guardie. Di questa non sembra lamentarsi, anzi, dice che il governo in questo modo dimostrava la sua stupidità, per due motivi.</p>
<p>1) Non capiva che colpire il suo corpo non avrebbe ottenuto nessun risultato.<br />
2) Si accaniva con gli individui di cui doveva invece far tesoro.</p>
<p>A tal proposito l&#8217;autore afferma:</p>
<blockquote><p>&#8220;Capii che lo Stato era stupido, che era insicuro come una donna nubile in mezzo alla sua argenteria, e che non sapeva distinguere gli amici dai nemici. Persi tutto il rispetto che mi era rimasto nei suoi confronti e lo compatii.&#8221;</p></blockquote>
<p>Per quanto riguarda le tasse Thoreau ritiene che non sia tanto il denaro il problema (&#8221;Il dollaro è innocente&#8221;) bensì la destinazione del denaro, l&#8217;atto del pagare qualcosa in cui non si crede. Anzi, ancor peggio era, per Thoreau, il momento in cui una persona pagava le tasse e poi si lamentava del governo. A tal proposito afferma: &#8220;<em>Se metto deliberatamente la testa nel fuoco, non c&#8217;è possibilità di appello al fuoco o al creatore del Fuoco e non mi resta che rimproverare me stesso</em>&#8220;. L&#8217;invito è dunque ad una reazione, ad una presa di consapevolezza, ad un&#8217;opposizione mirata e coerente, qualcosa che forse John Brown aveva fatto. E&#8217; così, infatti, che passeremo a trattare del secondo saggio.</p>
<p><strong>Il Secondo Saggio. In Difesa del Capitano John Brown.</strong></p>
<p>Eccoci dunque arrivati al secondo saggio, ugualmente importante e denso di significato. Dunque, apprendiamo facilmente dal titolo che è un saggio apologetico nei confronti della figura di John Brown. Quest&#8217;ultimo era figlio di un rifornitore di vettovaglie all&#8217;esercito degli USA ed ebbe così la possibilità di vivere l&#8217;esperienza dell&#8217;esercito, forse anche di più di un soldato semplice, dato che ne conosceva i retroscena e c&#8217;era anche alle cene degli ufficiali. Quando ebbe la possibiità di concorrere ad un posto di ufficiale però non volle, perchè pare gli ripugnasse quella dimensione. Così John Brown condusse una vita lontana dall&#8217;esercito e dalla guerra. Ad un certo punto della sua vita Brown intraprese un viaggio con un drappello di uomini, fidatissimi, ed estremamente selezionati da lui stesso (erano in 12, basti pensare che di questi alcuni erano i suoi stessi figli). Con questi attraversò gli USA promuovendo l&#8217;abolizione della schiavitù, anche con la violenza ed in efferata opposizione al governo e alle sue misure di repressione. Thoreau riporta che in tantissimi casi egli veniva arrestato ma, al momento della sua deposizione in tribunale, tutti non sapevano più cosa dire tale era la forza delle sue parole. Arriverà poi un momento in cui Brown viene arrestato ed infine punito con pena di morte, tramite impiccagione. A questo punto Thoreau ci racconta di cosa ne dissero i giornali, tutti incominciarono a chiamarlo un pazzo, un&#8217;idiota e quant&#8217;altro. Da subito il filosofo difese a spada tratta il capitano Brown parlando di lui come un eroe, come uno dei pochi uomini mai vissuti e, di seguito, morti, della storia degli Stati Uniti. A tal proposito Thoreau afferma:</p>
<blockquote><p>Per morire, bisogna prima aver vissuto. [...] Da quando il mondo ha avuto inizio sono morti solo una mezza dozzina, o giù di lì.</p></blockquote>
<p>Ciò che disgustava l&#8217;autore più di tutto era il fatto che queste persone non mostravano alcun rispetto per quest&#8217;uomo che si era battuto ed aveva perso la vita per i suoi ideali, nonostante ritenesse che &#8220;<em>quest&#8217;uomo non ha alcun bisogno del vostro rispetto</em>&#8220;. Così come rispettava i suoi ideali Thoreau rispettava anche i metodi di Brown, o per lo meno non li condannava. Parliamo ovviamente delle armi, della violenza. Non devo aggiungere altro alle parole di Thoreau che, sebbene dirette ed esigue, rendono perfettamente l&#8217;idea del suo pensiero.</p>
<blockquote><p>Il punto non è l&#8217;arma, è lo spirito con la quale la si usa.</p></blockquote>
<p>Tutta la sua ammirazione va a Brown e al suo gruppo. Secondo Thoreau individui come Brown &#8220;insegnandoci come si muore, ci insegnano al contempo come vivere&#8221;. Rivolgendosi poi a chi lo chiama idiota e pazzo esprime tutto il suo rancore. Questi infatti &#8220;parlano come se la morte di un uomo fosse un fallimento, e il prolungamento della sua vita, di qualunque genere essa sia, un successo&#8221;.</p>
<p>E&#8217; evidente in Thoreau un senso di disapprovazione per il muoversi del Governo, che tra l&#8217;altro secondo lo scrittore sbaglia anche nel credere che uccidendo Brown abbia eliminato completamente il pericolo. L&#8217;impiccagione del capitano ha solo invece ottenuto l&#8217;effetto contrario, dalla sua polvere ne nasceranno altri, come, se non meglio di lui. Coloro infatti che ritengono che così la minaccia sia evaporata</p>
<blockquote><p>non sanno che il frutto è come il seme e che, nel mondo morale, quando viene piantato un buon seme, il buon frutto è immancabile, indipendentemente dal fatto che lo innaffiamo o lo coltiviamo, che quando si pianta, o si seppellisce, un eroe sul campo, spunterà di sicuro una messe di eroi. Si tratta di un seme di tale forza e vitalità che non chiede il nostro permesso per germogliare.</p></blockquote>
<p>A questo punto dovrei chiedervi, cosa ne pensate?</p>
<p>A mio modesto parere i due saggi di Thoreau sono scritti benissimo, sono divulgativi e comprensibili, densi ma scorrevoli, mai stucchevoli e pedanti. Sarà che apprezzo la causa trascendentalista ma io da subito sono stato attratto dalla sua prosa. Alcuni ritengono che Thoreau sia uno degli scrittori (e delle menti) americane più trascurate della storia. A buon ragione potrei essere d&#8217;accordo dal momento che fino alla visione del film Into The Wild e del film L&#8217;attimo Fuggente, in cui sono citati sue frasi o il suo nome, non ero a conoscenza della sua ideologia. Sarà che questo trascendentalismo si avvicina molto al romanticismo, sarà il freddo dell&#8217;inverno, sarà che sono particolarmente incline in questo periodo al rapporto con la natura, domani, inizio il <em>Walden</em>.</p>
<p>Leonardo</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 353px"><a href="http://afterthegates.files.wordpress.com/2008/10/thoreau_zitat.gif"><img src="http://afterthegates.files.wordpress.com/2008/10/thoreau_zitat.gif" alt="Storica citazione di Thoreau." width="343" height="336" /></a><p class="wp-caption-text">Storica citazione di Thoreau.</p></div>


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		<title>La sconfitta e la vittoria: due facce di un&#8217;unica medaglia</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 11:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Affuso</dc:creator>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><img class="alignleft" src="http://img16.imageshack.us/img16/3139/coinflip.jpg" alt="" width="247" height="315" />Ognuno ha un proprio modo di parlare,di esprimersi,di far sentire la sua voce…di suscitare riflessioni nei cuori della gente. C’è chi lo fa con la fotografia,immortalando un attimo,chi intrufolandosi in chiacchiere tra amici,chi facendo schemi riportanti statistiche. Io lo faccio così:scrivendo!O,almeno,ci provo. Questo non è un intervento come gli altri. Io lo vedo piuttosto come una possibilità,uno spunto per vedere,anche se,forse,solo per un istante,la vita e i problemi di tutti i giorni in un’altra prospettiva: partendo dalla semplice osservazione di quello che ci circonda e dalla constatazione di quanto fortunati,in fondo,siamo,senza rendercene conto. A questo scopo propongo,miei cari lettori,un semplice gioco seguito da un breve ragionamento. Siete pronti?Non c’è alcuna fretta,appena potete,alzatevi,prendete una moneta e cominciamo. Anche se sembra importante, è molto relativo scegliere testa o croce,essendoci esattamente le stesse probabilità che esca una piuttosto che l’altra,è più che altro un “voler essere fautori del proprio destino”. Quindi non sprecate del tempo a pensarci: seguite la sensazione del momento e poi lanciate la moneta lasciandola cadere a terra.Prima di scoprire il risultato,immaginate che la posta in palio sia molto alta e che sia fondamentale per voi non perdere,una questione di vita o morte, cercando di arrivare a quel punto in cui la tensione si taglia con il rasoio e l’ansia diventa soffocante.E poi,e poi niente,rilassatevi:non c’è bisogno neanche di chinarvi e prendere la moneta,con queste poche azioni avete dimostrato a me ma,soprattutto,a voi stessi di aver già vinto.Come?Il ragionamento è semplice:chi mi ha seguito fin qui,infatti,è stato baciato dalla dea bendata.Perché?Per cominciare il gioco dovevate avere come requisito di base l’essere alfabetizzati:lo sapevate che,secondo i dati UNESCO,774 milioni di adulti,due terzi dei quali donne,vivono senza un’istruzione di base e 72 milioni di bambini non sono mai andati a scuola?Poi vi ho chiesto di alzarvi,il che non certifica solo che siete in grado di capire e assecondare una richiesta,ma anche di camminare,a differenza di 335 milioni di persone nel mondo.Una moneta oggettivamente è solo un pezzo di ferro,ma un pezzo di ferro a cui abbiamo deciso di dare un valore,probabilmente troppo. Sono,infatti,842 milioni coloro che in tutto il pianeta soffrono di sottoalimentazione,principalmente per questioni ambientali e politiche ma,a volte,solo per mancanza di questo o quel metallo o agglomerati simili,senza cui non possono sfamarsi e continuare a vivere un altro giorno,un’altra ora,un altro istante…ma passiamo a delle osservazioni più leggere:se siete qui,siete fortunati perché vi trovate nel mio blog (o su qualche altro sito dove posterò questa mia riflessione) e non su uno dei 30 miliardi di altri siti web che intasano la rete di schifezze varie con contenuti pedo-pornografici,violenti oppure,“super-mega-fashion spaces” ricchi di glitter e insensatezze e chi più ne ha,più ne metta. E,se non bastasse,anche il solo fatto di avere una connessione ad internet è un privilegio di nascita perché non fate parte del 20% di italiani che ancora naviga con un 56k e tanta,tanta pazienza.Tornando a noi.Vi avevo chiesto di dare valore a quel lancio di moneta proprio per poi farvi notare una cosa:è in fondo tutto dannatamente relativo:i nostri problemi,se messi a confronto con quelli SERI di chi là fuori condivide con noi il cielo,sono briciole.…la sconfitta e la vittoria,elementi che si alternano in continuazione,come la gioia e il dolore,d’altronde,ed è inutile prendersela o demoralizzarsi eccessivamente quando le cose vanno male. Pensiamo,invece,a ringraziare,di tanto in tanto,Dio,Budda,i sette nani,il destino o qualsiasi altra cosa in cui crediamo,per averci permesso di vivere in condizioni di tale agiatezza da permetterci di poter scegliere e non subire passivamente guerre,malattie,e tutti i drammi che affliggono coloro che ci stanno intorno…Domani sarà un altro fottuttissimo giorno..e chi può,ma soprattutto chi vuole perché non ha intralci,impedimenti e la natura non glielo vieta,è ancora in tempo per essere felice!</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right">
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right">di <em>Marcello Affuso + Jessica Mastroianni</em></p>


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		<title>Non esistono fatti,ma solo interpretazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 09:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Affuso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong><em><img class="alignleft" src="http://img26.imageshack.us/img26/4611/nietzsche785802.jpg" alt="" width="195" height="275" /></em></strong></span>Ve lo ricordate il tg satirico di Alberto Braida di Zelig?Nei suoi monologhi il comico voleva far notare come i giornalisti,invece di essere i più oggettivi possibili nel resoconto delle notizie del giorno,molto spesso si facciano “deviare” dalle loro credenze politiche,religiose e culturali,fino a modificare l’evento in modo considerevole.Eccone uno spezzone giusto per rinfrescarvi la memoria.Tg3:“<em>Fastidioso incidente accorso al premier Berlusconi:mentre stava facendo giardinaggio è stato,infatti,punto da un’ape</em>”.Tg5:“<em>Poteva essere una carneficina,uno sciame di vespe degli Urali ha investito il presidente Berlusconi mentre stava potando ulivi e querce nel suo giardino</em>.”.Tg4:“<em>Attentato,si tratta di attentato:milioni di calabroni </em><em>comunisti,impollinati con il carbonchio,sono partiti dal festival dell’Unità di Modena alla volta di Arcore,per scatenare una guerra batteriologica contro il nostro presidente,illustre dottor Silvio Berlusconi</em>”.Se questo è un esempio,seppur enfatizzato,dell’inattendibilità del giornalismo,mi chiedo,quale valore abbia nel concreto,la parola “fatto” per la società e il mondo in cui viviamo. Vediamo se con alcuni semplici ragionamenti riesco a darmi e quindi a darvi una risposta valida. Seguitemi;se io fossi daltonico e mi chiedessero “<em>di che colore è questo maglione</em>?” mostrandomene uno “rosso”,io risponderei tranquillamente giallo.A me appare così,infatti,e non dico il falso;il problema è che tutti quelli “normali” lo vedono in un altro modo e quindi io,per via della mia “malattia”,sarei comunque in errore…Ma quali sono i “canoni” di oggettività per cui io ho,in questo caso,torto a priori e,tra l’altro,chi dice che il mio sia un difetto?Non trovo una risposta,semplicemente perché non ce ne sono affatto,o meglio,è proprio il termine “oggettivo” che è in sé assurdo e,quindi,in teoria possiamo avere ragione entrambi…Andiamo avanti.. Prendiamo un vocabolario e leggiamo quale definizione viene data al termine “oggettività”:“<em>che riguarda gli oggetti della natura,i fatti concreti dell&#8217;esistenza (???),detto di entità o aspetti che sono reali,pur non essendo materiali.Nel linguaggio scientifico,analogamente,scienze oggettive,sono le scienze che studiano gli oggetti reali,oppure quelle che si valgono di ragionamenti e di leggi </em><em>oggettive</em>”. Come,come,come??“Oggetti e aspetti reali”???!Mi sembra alquanto incompleta e approssimativa come spiegazione e,per capire meglio,continuo a sfogliare le pagine fino ad arrivare a “reale” e trovo:“<em>che è,che esiste veramente,concreto,effettivo…” </em>È inutile andare avanti:ora mi è tutto chiaro&#8230;Avevo sbagliato ad affidarmi a un pezzo di carta,la vera parola che può risolvere i miei dubbi è “<strong>convenzione</strong>”. Convenzione,quello straordinario “atto comunitario” per cui,ad esempio,la matematica è definita “la scienza esatta per antonomasia” e un kg non sono altro che 1000 grammi. Una volta valutata questa variabile,cioè che quello che noi “definiamo” come “esatto” è sempre e comunque partito da un ragionamento,da un pensiero personale che è stato “universalizzato”(Dante Alighieri stesso per quanto fosse colto e geniale infatti ha riempito la sua Commedia di errori madornali di astronomia e biologia…ma lui non ha colpe…erano le concezioni del suo tempo ad essere primitive…) possiamo cominciare a ragionare sulla famosa questione del maglione.Chi ha ragione,tra il daltonico e quello che ci vede bene?Non lo sapremo mai perché non è detto che quello che tutti vedano sia corretto:è come guardare mentre girano una scena di un film senza saperlo…senza averlo mai visto prima,senza conoscerlo.<strong> C’è un confine talmente sottile che è quasi del tutto impalpabile tra “finzione” e realtà” tra “giusto” e “sbagliato</strong>”.Le convenzioni che ci siamo auto imposti,un po’ come le leggi senza le quali non riusciremmo a convivere pacificamente (il che è un po’ un paradosso vista la situazione attuale) non sono in grado di chiarire tutto. Come quando si contrappongono genio e follia,che non sono altro che parole con cui bolliamo una persona “fuori dalla norma”. Ma con 5 o 6 lettere non si può certo rendere l’immensità della mente umana!!Possiamo sempre accontentarci,certo,ma con le dovuto precauzioni. Quante volte abbiamo sentito,infatti,interviste nelle quali amici o parenti di un assassino hanno detto “<em>Sembrava un ragazzo come tanti</em>”?E mi ritorna in mente un saggio proverbio che dice:“<strong><em>l’apparenza inganna</em></strong>”. È,quindi,superficiale e stupido cercare nelle presunte verità dei fatti la risposta ai nostri quesiti. Anche perché gli occhi di ciascuno di noi,per via delle esperienze di vita accumulate,vedono e vedranno sempre e comunque in modo diverso.<span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Quante guerre hanno scatenato i versi del Corano solo perché alcuni fedeli hanno voluto seguire nel loro pensiero “alla lettera” le parole di Dio?Tutto questo mi fa capire come l’essere superficiale faccia comodo all’uomo,e mi convince sempre di più una affermazione,firmata del filosofo tedesco Nietzsche:”<strong><em>Non esistono fatti ma solo interpretazioni</em></strong>.”A cui aggiungerei “<strong><em>e finché non lo capiremo,sarà sempre una sanguinosa gara a chi pensa di aver capito di più la vita!”</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">Di <em>Marcello Affuso</em></p>


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		<title>Protetto: Il Lavoro Estraniato &#8211; K. Marx &#8211; Riassunto</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 14:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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