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	<title>Potere alle Formiche &#187; Cronaca</title>
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	<description>Diamo voce alle piccole cose.</description>
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		<title>Esigo Coerenza. L&#8217;Aggressione a Berlusconi e i suoi Sviluppi</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 12:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p class="wp-caption-text">Vignetta di Pietro Vanessi. www.unavignettadipv.it Diritti Riservati©</p>
<p>Buonasera,</p>
<p>Penso che siete tutti a conoscenza dell&#8217;aggressione subita dal Presidente del Consiglio da parte di un certo Massimo Tartaglia, 42enne incensurato da 10 anni in cura psichiatrica che ha votato IDV (Un elemento importante secondo qualcuno) e che ha ammesso di aver agito di istinto, ha confessato, e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1566" class="wp-caption alignright" style="width: 438px"><a rel="attachment wp-att-1566" href="http://www.poterealleformiche.com/?attachment_id=1566"><img class="size-full wp-image-1566 " title="Rischio effettivo" src="http://www.poterealleformiche.com/wp-content/upLoads/Rischio-effettivo.jpg" alt="Vignetta di Pietro Vanessi. www.unavignettadipv.it " width="428" height="354" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta di Pietro Vanessi. www.unavignettadipv.it Diritti Riservati©</p></div>
<p>Buonasera,</p>
<p>Penso che siete tutti a conoscenza dell&#8217;aggressione subita dal Presidente del Consiglio da parte di un certo Massimo Tartaglia, 42enne incensurato da 10 anni in cura psichiatrica che ha votato IDV (Un elemento importante secondo qualcuno) e che ha ammesso di aver agito di istinto, ha confessato, e non mi pare che ritratti o cerchi sotterfugi di alcun tipo. Un individuo che ha sbagliato, e lo ha ammesso. Sull&#8217;onda di questo episodio sono ovviamente fioccati i messaggi di solidarietà al premier, alcuni meno solidali, altri di più. Non voglio stare qui a a parlare di tutte le dichiarazioni rilasciate subito dopo il fatto (tipo quella di <em>NessunaPietàDi Pietro</em> così come quella di <em>GandhiLa Russa</em>). Voglio concentrarmi su un&#8217;altra cosa.</p>
<p>Come onesto cittadino, come italiano, come elettore, come giovane, come osservatore <strong>esigo</strong> ed <strong>ho bisogno</strong> di <strong>coerenza</strong> da parte della classe politica.</p>
<p>Forse qualche visitatore abituale si è fatto un&#8217;idea del mio orientamento politico, per chi non lo sapesse mi ritengo per lo più super-partes (perchè non mi piace definirmi <em>a</em>politico). E da questa posizione, fuori dalla calca, sono capace di notare certi contro sensi che forse ad alcuni sfuggono.</p>
<p>E&#8217; da un po&#8217; che sui giornali (per citarne qualcuno: Il Mattino, Il Giornale, La Stampa, La Repubblica, Libero etc), specialmente nelle edizioni online, fioccano notizie riguardanti il web e i social network. Seguendo dunque l&#8217;onda della grande importanza simbolica e pratica che sta assumendo questa dimensione della conoscenza e della comunicazione. Si leggono articoli tipo &#8220;Gruppo TOT supera 1.000.000 di membri&#8221; oppure  &#8220;la protesta del liceo ha raggiunto la rete dove il gruppo conta TOT membri&#8221;. Insomma ha una certa rilevanza. Una <strong>certa</strong> rilevanza, appunto. NON una <strong>totale</strong> rilevanza. Mi disgusta che dopo la benedetta aggressione di Berlusconi una delle cose di cui tenere più conto è la pagina FAN di Massimo Tartaglia, ovviamente non creata da lui ma da qualche buontempone. NON mi interessa che questa due-tre ore dopo l&#8217;aggressione contasse più di 40.000 fan.</p>
<p>Ancora una volta gli iscritti a Facebook dimostrano di non conoscere la differenza tra sfera pubblica e sfera privata, facendole così inevitabilmente fondere. Il che è ovviamente deleterio. FA scalpore se ci sono 40&#8242;000 persone che sono fan di un tizio che tirato una statuetta in faccia a Berlusconi&#8230; <strong>Ma scalpore di cosa?</strong> Di cosa vi meravigliate? Ma volete vedere che non ci sono 300&#8242;000 persone che lo farebbero se qualcuno tirasse una statuetta in faccia a Travaglio, o a Santoro, o a Di Pietro, o a qualunque altro simbolo della (<strong>?</strong>) sinistra?</p>
<p>Basta con questa <strong>ipocrisia</strong>, per piacere. E&#8217; ipocrisia, è <strong>falso perbenismo</strong>. Un po&#8217; di onestà da parte dei politici, tutti all&#8217;improvviso sono dei santi, come se La Russa ogni giorno non pensasse che Floris deve passare un guaio. Semplicemente (come il fare all&#8217;amore) NON SI DICE. E&#8217; questa la differenza. Le persone su facebook (la stragrande maggioranza) non capiscono che iscrivendosi ad una pagina fan e scrivendo qualcosa sulla bacheca NON vale come una chiacchierata tra amici, e&#8217; un dannato documento scritto, e c&#8217;è il vostro nome e cognome, avete piena responsabilità di quello che state dicendo.</p>
<p>Allora tutti si scandalizzano per la pagina fan di Tartaglia&#8230; Ed ovviamente all&#8217;improvviso parte il Decreto Legge su internet. Insomma una nuova politica cinese, la censura, i filtri per il raggiungimento di certe pagine. <strong>Ma che scherziamo?</strong> Ma state tranquilli, lo stesso ministro ammette che così potrebbe essere dannoso, così questa proposta perde sostanza e si tramuta nella possibilità di un disegno di legge, una cosa che verrà, un giorno, forse. Dicono bene quelli che obiettano al ministro che i mezzi per punire le persone che fanno qualcosa di sbagliato (vedi Apologia di Reato, vedi Istigazione etc etc) basta applicarli, i mezzi della polizia postale sono più che adeguati (più adeguati di quanto noi utilizzatori della rete solitamente pensiamo).</p>
<p>Dicevo, esigo Coerenza. La violenza non è giusta? Giusto. Allora dobbiamo chiudere anche qualche altro gruppo, qualche altro sito, dobbiamo eliminare video e video da youtube. Oppure non aggraviamo la situazione facendo credere le persone che esista una specie di <span style="color: #ff0000;">Facebook ROSSO</span>, un altro canale eversivo, tutto escogitato dalla sinistra italiana.</p>
<p>Vi do qualche esempio. Sennò pare che dico stupidate.</p>
<p>Sono stati chiusi i gruppi che incitano al linciaggio, alla morte, alla violenza contro le maestre dell&#8217;asilo di Pistoia?<br />
Sono stati chiusi tutti i gruppi che incitano al ritorno del fascismo, dello squadrismo?<br />
Tutte le pagine fan del duce? Tutti gruppi su Benito Mussolini? Tutti i Dux Mea Lux?<br />
Sono stati eliminati i video su Youtube che incitano alla violenza ed al fascismo? Tutti perseguibili da Legge Scelba? Non ditemi che non è vero.<br />
E&#8217; stato cacciato Borghezio dal governo che (Con fatti documentati, non fandonie) andava a fare lezione ai neo-fascisti francesi?</p>
<p>Niente di tutto questo è stato fatto. Niente di niente. E tanto meno se ne è parlato.</p>
<p>Ma poi, all&#8217;improvviso la sinistra incita alla violenza? <strong>Ipocrisia</strong>, ancora una volta. Forse qualcuno ha dimenticato le ultime proposte di legge arrivate dall&#8217;ambiente di destra?</p>
<p>Vi dice niente il vagone esclusivo a Milano per i soli immigrati?<br />
I medici che devono denunciare i pazienti clandestini?<br />
Le nuove linee guida sulle espulsioni degli immigrati dall&#8217;Italia?</p>
<p>Ah, ma queste non incitano alla violenza. Incitano all&#8217;odio! Ahhhh&#8230; molto meglio. Meno male che ci sono loro. Meno male che La Russa mi ricorda che la violenza è sbagliata. Guardando la polizia che caricava i manifestanti me ne ero dimenticato.</p>
<p><strong>Esigo Coerenza</strong>.</p>
<p>Esigo che</p>
<p>1) O ce ne sbattiamo dei gruppi su facebook ritenendoli giochi di ragazzini che non sanno neanche quello che dicono, prendendoli come dialoghi privati ma pubblici, vedendo quella sfera pubblica piuttosto una sfera privata pubblicata.<br />
2) Oppure siamo coerenti e non ce la prendiamo solo con i fan di Tartaglia ma diamo visibilità a tutti i problemi che ci sono sulla rete, ma soprattutto non ce ne accorgiamo all&#8217;improvviso che sulla rete ci sono quelli che incitano alla violenza. E&#8217; da un po&#8217; ad esempio che si parla dei video su youtube della maestra che adesca il ragazzino, dei ragazzini che si picchiano etc etc.</p>
<p>p.s. Vorrei chiarire (prima che qualcuno me lo obietti, come non fossi davvero super partes) che ugualmente andrebbero (per essere coerenti) controllati tutti quelli di violenza contro la polizia, le istituzioni, quelli che sostengono o danno voce ad altre dittature come quella comunista o quella nazista.</p>
<p>Spero che a qualcuno arrivino queste mie parole e che magari possiate anche condividerle e perchè no, anche criticare, obiettare, non credermi (magari non insultatemi).</p>
<p>In chiusura, una presa di posizione e un appello.</p>
<p>1) Questo blog, come tante altri della rete. E&#8217; e vuole essere libero. Segue tre leggi. Una, la legge morale dei suoi autori. Due, la netiquette, il bon-ton della rete. Tre, la legge italiana. Qui non incitiamo alla violenza. Incitiamo piuttosto al confronto dei pensieri, al dibattito. Uno scontro/incontro, quello con l&#8217;altro.<strong> Potere alle formiche è libero, le formiche sono libere, si oppone (o per lo meno si dichiara contro essa in fase di discussione) a qualsiasi norma che censuri o filtri i contenuti della rete.</strong> Qualsiasi norma che vuole essere aggiunta al codice <strong>non per giustizia</strong>, ma sull&#8217;onda di un malcontento diffuso. La rete è libera, il suo contenuto è libero. Piuttosto fate lavorare precisamente la polizia postale.</p>
<p>2) Un appello agli utilizzatori di facebook. Badate ai gruppi cui vi iscrivete, badate ad i messaggi che lasciate sulle pagine, è tutto visibile, tutto pubblico. Non è un gioco, <strong>c&#8217;è il vostro nome e cognome</strong>, badate a queste cose.</p>
<p>Saluti<br />
Leonardo</p>


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		<title>I mass media, il pensiero comune e l’abuso dell’appellativo eroe.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 09:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Affuso</dc:creator>
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<p align="center">“Non si può chiamare eroe una persona o un soldato vittima di una aggressione o azione militare che comporti la sua morte semplicemente perché per sua sfortuna era li in quel momento e che non aveva nessuna parte attiva nell’impedire o contrastare con i suoi mezzi il fatto criminoso“ (Wikipedia).</p>

<p style="text-align: center">Prima di pubblicare [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="center"><em>“Non si può chiamare eroe una persona o un soldato vittima di una aggressione o azione militare che comporti la sua morte semplicemente perché per sua sfortuna era li in quel momento e che non aveva nessuna parte attiva nell’impedire o contrastare con i suoi mezzi il fatto criminoso</em>“ (Wikipedia).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: center"><img class="alignleft size-medium wp-image-1476" src="http://www.poterealleformiche.com/wp-content/upLoads/militariiraq1-190x300.jpg" alt="militariiraq1" width="190" height="300" />Prima di pubblicare questo intervento ho pensato molto. Poi però ha prevalso in me quel sentimento di libertà di opinione e di pensiero che dovrebbe contraddistinguere ogni individuo che si ritiene tale. E se è vero che da un lato,so che quello scriverò potrebbe non piacere a molti,allo stesso tempo mi auguro che la mia idea venga rispettata come faccio io con quelle altrui. Una volta fatta questa premessa vengo subito al punto. Sta diventando abitudine  dei maggiori mass media etichettare come eroi i nostri (e sottolineo nostri) soldati caduti. Un ulteriore conferma si è palesata proprio in questi giorni quando sei parà sono rimasti uccisi in Afganistan in seguito ad un attentato. Da quello che vedo e sento tra l’altro, pare essere diventato un pensiero comune ai più. La domanda che mi sono posto quindi è stata</p>
<p style="text-align: center"><strong><em>“Quali sono i requisiti per i quali ci si merita questo appellativo?”</em></strong> Fin dal primo momento mi è stato chiaro ne bastasse solo uno:essere uccisi mentre si sta facendo quello in cui si crede. Che i morti siano comunemente più rispettati dei vivi,questa non è cosa nuova. È come se morendo,tutto quello che abbiamo fatto nella nostra esistenza diventi leggendario e di conseguenza mitizzabile. Esempio palese è quello di Micheal Jackson,distrutto in vita dalle illazione sulla sua presunta pedofilia ,il cui immenso talento ha trovato la giusta considerazione solo sul letto di morte. Ma poi mi sono accorto che dovevo apportare qualche modifica. Se infatti io dovessi venire ucciso da un rapinatore mentre portavo la spesa per la mia famiglia,dopo essere stato nella salumeria sotto casa,nessuno mi chiamerebbe eroe. Eppure nel mio semplice gesto stavo dimostrando la mia devozione verso coloro che più amo e rispettando il lavoro del salumiere.</p>
<p style="text-align: center">Quindi ho dovuto aggiungere una postilla probabilmente fondamentale che non avevo considerato, fino ad avere questo risultato: <strong><em>basta essere uccisi “mentre si sta facendo qualcosa riconosciuto a livello nazionale e culturale come coraggioso e nobile</em></strong>”. Spaccarsi la schiena ogni giorno non basta,devi arruolarti nell’arma,una qualsiasi e lasciare la tua salma possibilmente in una caserma,su un elicottero o dentro un carro armato. Per quanto riguarda i sempre più strumentalizzati media, entrano in ballo anche risvolti politico-economici. <strong><em>È vantaggioso</em></strong> infatti giudicare queste persone come un modello positivo per due ragioni: <strong><em>giustificare il loro operato</em></strong>,perché fa comodo che altri si arruolino e resti vivo il patriottismo per la nostra amata nazione,che in cambio però oltre ad un alto stipendio non garantisce nulla,se non una medaglia e un funerale di stato,a chi potrebbe non fare ritorno;e in parte come consolazione dei familiari che comunque prima o poi realizzeranno che era meglio avere un figlio,un fratello,un padre,un marito muratore vivo,che un “eroe” morto. Qualcuno a questo punto penserà che io stia insinuando che i nostri caduti non siano eroi e non ci siano motivi oltre quelli già citati per fare ciò. È così,ma non suo un tono polemico nel dirlo.</p>
<p style="text-align: center">E’ una questione di principio,non di cinismo. I morti afghani ,iracheni,panettieri,operai ,scaricatori di porto,meritano,come le persone in vita,eguale rispetto. Non ci sono o almeno non ci dovrebbero essere ideali di serie A ed altri di grado inferiore con i quali giudicare le esistenze delle persone. Purtroppo l’impressione vigente è che coloro che indossano una divisa siano migliori essere umani di chi cerca di lotta per tenere unita la sua famiglia ad esempio. Di chi si alza la mattina alle cinque per andare a lavorare in un cantiere o chi fa le notti in ospedale. Coloro che oggi si arruolano lo fanno volontariamente,consapevoli dei rischi che un lavoro come questo comporta. In conclusione,vorrei citare <strong><em>chi per me è realmente meritevole</em></strong> di questo appellativo:uomini e donne che hanno anteposto o sacrificato la loro vita per gli altri,<strong><em>i vari Salvo D’Acquisto,i partigiani (che combatterono gratis per difendere i loro ideali)</em></strong> e poi via via i vari medici senza frontiere, missionari e pompieri, di cui per scelta o per negligenza si parla sempre troppo poco</p>
<p style="text-align: right"><em>di Marcello Affuso</em></p>


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		<title>Giustizia Lumaca</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 07:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Repubblica.it</p>
<p>Saranno scarcerati in 22, tutti ritenuti vicini al clan più pericoloso della città, tutti condannati dopo anni e anni d&#8217;indagini, minacce e omertà. Saranno scarcerati oggi per il mancato deposito delle motivazione della sentenza di primo grado entro i termini previsti dalla legge. Sono gli imputati del maxiprocesso Eclissi nei confronti del potente clan [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/libero-mafiosi-baresi/libero-mafiosi-baresi/stor_15547405_35540.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/libero-mafiosi-baresi/libero-mafiosi-baresi/stor_15547405_35540.jpg" alt="Troppo lavoro" width="230" height="173" /></a> <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/libero-mafiosi-baresi/libero-mafiosi-baresi/libero-mafiosi-baresi.html">Repubblica.it</a></p>
<p>Saranno scarcerati in 22, tutti ritenuti vicini al clan più pericoloso della città, tutti condannati dopo anni e anni d&#8217;indagini, minacce e omertà. Saranno scarcerati oggi per il mancato deposito delle motivazione della sentenza di primo grado entro i termini previsti dalla legge. Sono gli imputati del maxiprocesso Eclissi nei confronti del potente clan mafioso barese degli Strisciuglio: oggi infatti scadono i termini di durata massima della custodia cautelare per coloro che sono stati condannati a pene inferiori ai dieci anni per accuse come quelle di aver fatto parte di un&#8217;organizzazione mafiosa o di un&#8217;associazione specializzata nel traffico di droga.</p>
<p>Il processo, celebrato con rito abbreviato, si era concluso il 16 gennaio 2008 con la condanna di quasi tutti i 161 imputati da parte del gup del tribunale di Bari Rosa Anna De Palo, da pochi mesi alla guida del Tribunale per i Minorenni.</p>
<p>E adesso le forze dell&#8217;ordine sono in stato di massima allerta: 13 dei 22 che torneranno in libertà, sino a questa mattina, erano in carcere. Da oggi non saranno più sottoposti ad alcuna misura cautelare nomi della criminalità come Gianluca Corallo (condannato a dieci anni e quattro mesi) e Luigi Schingaro (nove anni e quattro mesi). E non è finita: nei prossimi mesi altri pregiudicati, condannati con sentenze superiori ai dieci anni, potranno riacquistare la libertà. Per scongiurare questo pericolo, il giudice dovrebbe depositare le motivazione e la Corte d&#8217;appello procedere con la fissazione del processo di secondo grado e con la sospensione dei termini di custodia cautelare. Una corsa contro il tempo, con ogni probabilità, destinata a fallire.</p>
<p>&#8220;Si tratta di fatti che destano comprensibile allarme nell&#8217;opinione pubblica, ma va precisato che per sentenze con 160 imputati, imputazioni complesse, fatti articolati, sarebbe necessario che il magistrato chiamato a decidere il processo in sede di abbreviato potesse quantomeno fruire di un esonero totale dall&#8217;attività ordinaria&#8221;, spiega Salvatore Casciaro, responsabile della giunta barese dell&#8217;Anm secondo il quale &#8220;a un magistrato si può chiedere la massima diligenza, ma non una impossibile obbligazione di risultato al di là delle umane possibilità&#8221;. A spiegare il perché del ritardo delle motivazioni è anche Giovanni Leonardi, a capo dell&#8217;ufficio Gip: &#8220;Si tratta &#8211; dice &#8211; di un processo molto articolato che contava 161 imputati&#8221;.</p>
<p>I 22 presunti affiliati al clan degli Strsciuglio che lasceranno il carcere o i domiciliari, comunque, saranno sottoposti a misure di sorveglianza, come l&#8217;obbligo di firma. Ed è il prefetto di Bari, Carlo Schilardi, a rassicurare: &#8220;La situazione sarà sotto controllo. I cittadini non devono avere alcuna paura&#8221;.</p>


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		<title>Donazioni per il sisma in Abruzzo</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 21:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Vi sarete probabilmente chiesti perchè non si fosse ancora parlato del sisma in abruzzo, quella catastrofe naturale che si è abbattuta senza pietà e che ha distrutto migliaia di vite. Non ne ho sentito il bisogno perchè se ne parla tantissimo, aggiornamenti quasi ogni 10 minuti, se ne discute in ogni trasmissione, i tg lo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sisma-aquila/abbraccio-italiani-volontari/agf_15504136_51170.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sisma-aquila/abbraccio-italiani-volontari/agf_15504136_51170.jpg" alt="Volontari all'opera" width="230" height="205" /></a>Vi sarete probabilmente chiesti perchè non si fosse ancora parlato del sisma in abruzzo, quella catastrofe naturale che si è abbattuta senza pietà e che ha distrutto migliaia di vite. Non ne ho sentito il bisogno perchè se ne parla tantissimo, aggiornamenti quasi ogni 10 minuti, se ne discute in ogni trasmissione, i tg lo portano sempre come notizia di punta. Insomma, n<em>on è una piccola cosa</em> di cui il nostro sito deve farsi portavoce. Invece, sento il bisogno di riportare qui alcuni link (presi da un articolo su <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sisma-aquila-2/guida-aiuti/guida-aiuti.html">repubblica</a>) che possono risultare utili a chi volesse fare una donazione o partecipare alle mobilitazione umanitarie di soccorso sul posto.</p>
<p><a href="javascript:window.open('http://www.repubblica.it/popup/servizi/2009/guida_aiuti/primo.html','','width=750,height=650,scrollbars=yes');void(0);">Per offrirsi come volontari</a><br />
<a href="javascript:window.open('http://www.repubblica.it/popup/servizi/2009/guida_aiuti/secondo.html','','width=730,height=590,scrollbars=no');void(0);">Aiuti in bevande e generi alimentari</a><br />
<a href="javascript:window.open('http://www.repubblica.it/popup/servizi/2009/guida_aiuti/terzo.html','','width=730,height=530,scrollbars=no');void(0);">Coperte e Vestiario</a><br />
<a href="javascript:window.open('http://www.repubblica.it/popup/servizi/2009/guida_aiuti/quarto.html','','width=730,height=660,scrollbars=no');void(0);">Offerte di Alloggio</a><br />
<a href="javascript:window.open('http://www.repubblica.it/popup/servizi/2009/guida_aiuti/quinto.html','','width=750,height=660,scrollbars=yes');void(0);">Contributi in Denaro</a><br />
<a href="javascript:window.open('http://www.repubblica.it/popup/servizi/2009/guida_aiuti/sesto.html','','width=730,height=520,scrollbars=no');void(0);">Aiuti per Disabili</a></p>
<p>In generale, per chi non volesse comunque (come è comprensibile) partecipare ad aiuti più impegnativi, il mio invito va a mandare il famoso sms al numero 48580 (è lo stesso per tutti i gestori telefonici) che vi costerà 1€ e andrà in beneficenza. Penso che non ci costa niente mandare questo sms, e pensate (utopia) che se lo mandasse tutta Napoli si arriverebbe al milione di euro.</p>
<p>Saluti<br />
Leonardo</p>


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		<title>Clandestina denunciata dai medici dopo aver partorito al Fatebenefratelli</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 07:11:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da <a href="http://napoli.repubblica.it/dettaglio/clandestina-denunciata-dai-medici-dopo-il-parto-al-fatebenefratelli/1612026">Repubblica.it</a></p>
<p>Ora Abou sorride in una culla povera, dentro le case-alveare per immigrati clandestini o regolari di Pianura. È un neonato nero che non sa di avere ventisei giorni di vita e, alle spalle, già un&#8217;amara esperienza del mondo. Abou è il volto di un caso politico e sociale. Forse la prima volta in Italia in cui una norma &#8211; quella voluta dalla Lega nel pacchetto sicurezza, quella che invita i medici a denunciare i pazienti senza permesso di soggiorno: ma a tal punto controversa da avere spaccato persino i compattissimi deputati del Pdl &#8211; è stata applicata prima ancora di diventare tale. </p>
<p>&#8220;Un caso illegittimo, gravissimo&#8221;, denuncia l&#8217;avvocato napoletano Liana Nesta. &#8220;Delle due l&#8217;una &#8211; aggiunge il legale &#8211; o nell&#8217;ospedale napoletano Fatebenefratelli c&#8217;è un medico o un assistente sociale più realista del re che ha messo in pratica una legge non ancora approvata dagli organi della Repubblica; oppure qualcuno ha firmato un abuso inspiegabile ai danni di una madre e cittadina&#8221;. Una storia su cui promettono battaglia anche gli operatori dell&#8217;associazione &#8220;3 febbraio&#8221;, da sempre al fianco degli immigrati, anche clandestini, per le battaglie di dignità e rispetto. </p>
<p>La storia di Abou e di sua madre Kante è il percorso sofferto di tante vite clandestine, costantemente in bilico tra vita e disperazione, morte e rinascita. Kante è vedova di un uomo ucciso, quattro anni fa, dalla guerra civile che dilania la Costa d&#8217;Avorio e la sua città di Abidjan. Rifugiatasi in Italia nel 2007, inoltra subito richiesta di asilo politico, che le viene negato due volte: e attualmente pende il ricorso innanzi al Tribunale di Roma contro quella bocciatura.</p>
<p>Intanto, stabilitasi a Napoli, Kante si innamora di un falegname di Costa d‘Avorio, resta incinta, si fa curare la gravidanza difficile presso l&#8217;ospedale San Paolo, con sé porta sempre alcuni documenti e la fotocopia del passaporto, trattenuto in questura per un&#8217;istanza parallela di permesso di soggiorno, non ancora risolta. </p>
<p>Quando &#8211; il 5 marzo scorso &#8211; Kante arriva all&#8217;ospedale Fatebenefratelli per partorire il suo bimbo (&#8221;al San Paolo non c&#8217;era un posto&#8221;), dal presidio sanitario scatta un fax verso il commissariato di polizia di Posillipo che chiede &#8220;un urgente interessamento per l&#8217;identificazione di una signora di Costa d&#8217;Avorio&#8221;. Ovvero: la denuncia. Esattamente ciò che la contestatissima norma &#8211; voluta dalla Lega nell&#8217;ambito del pacchetto sicurezza, e già approvata al Senato &#8211; chiede. Proprio il nodo che ha provocato il dissenso di un centinaio di deputati del Pdl, lo scorso 18 marzo. In testa, la deputata Alessandra Mussolini, che guidava la rivolta con un esempio-limite: &#8220;Far morire una donna clandestina di parto perché non può andare in ospedale altrimenti i medici la denunciano? Eh, no. Inaccettabile&#8221;.</p>
<p>Aggiunge l&#8217;avvocato Nesta: &#8220;Siamo di fronte a un&#8217;iniziativa senza precedenti. Non è mai accaduto che una donna extracomunitaria, che si presenta al pronto soccorso con le doglie, ormai prossima al parto, venga segnalata per l&#8217;identificazione&#8221;, spiega pacatamente Liana Nesta. E aggiunge: &#8220;Come se non bastasse, Kante non ha potuto allattare suo figlio nei suoi primi giorni del ricovero: lo ha visto per cortesia di alcuni sanitari che glielo hanno adagiato tra le braccia, ma non ha potuto allattarlo&#8221;. La Nesta è una legale impegnata da anni nelle rivendicazioni dei diritti essenziali, al fianco di immigrati o di parenti di innocenti uccisi dalle mafie. L&#8217;ultima condanna, in ordine di tempo, la Nesta l&#8217;ha ottenuta a dicembre scorso, come avvocato di parte civile, per i killer di Gelsomina Verde, la ragazza innocente assassinata e poi data alle fiamme dai sicari di Scampia. Un&#8217;altra fragile vita per la quale invocare giustizia.</p>
<p><strong><em>Mi chiedo io: qual è il confine tra legalità e umanità?</em></strong></p>


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		<title>Chiedete Scusa a Beppino Englaro</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 14:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>DA ITALIANO sento solo la necessità di sperare che il mio paese chieda scusa a Beppino Englaro. Scusa perché si è dimostrato, agli occhi del mondo, un paese crudele, incapace di capire la sofferenza di un uomo e di una donna malata. Scusa perché si è messo a urlare, e accusare, facendo il tifo per una parte e per l&#8217;altra, senza che vi fossero parti da difendere.</p>
<p>Qui non si tratta di essere per la vita o per la morte. Non è così. Beppino Englaro non certo tifava per la morte di Eluana, persino il suo sguardo porta i tratti del dolore di un padre che ha perso ogni speranza di felicità &#8211; e persino di bellezza &#8211; attraverso la sofferenza di sua figlia. Beppino andava e va assolutamente rispettato come uomo e come cittadino anche e soprattutto se non si condividono le sue idee. Perché si è rivolto alle istituzioni e combattendo all&#8217;interno delle istituzioni e con le istituzioni, ha solo chiesto che la sentenza della Suprema Corte venisse rispettata.</p>
<p>Senza dubbio chi non condivide la posizione di Beppino (e quella che Eluana innegabilmente aveva espresso in vita) aveva il diritto e, imposto dalla propria coscienza, il dovere di manifestare la contrarietà a interrompere un&#8217;alimentazione e un&#8217;idratazione che per anni sono avvenute attraverso un sondino. Ma la battaglia doveva essere fatta sulla coscienza e non cercando in ogni modo di interferire con una decisione sulla quale la magistratura si stava interrogando da tempo.</p>
<p>Beppino ha chiesto alla legge e la legge, dopo anni di appelli e ricorsi, gli ha confermato che ciò che chiedeva era un suo diritto. È bastato questo per innescare rabbia e odio nei suoi confronti? Ma la carità cristiana è quella che lo fa chiamare assassino? Dalla storia cristiana ho imparato a riconoscere il dolore altrui prima d&#8217;ogni cosa. E a capirlo e sentirlo nella propria carne. E invece qualcuno che nulla sa del dolore per una figlia immobile in un letto, paragona Beppino al &#8220;Conte Ugolino&#8221; che per fame divora i propri figli? E osano dire queste porcherie in nome di un credo religioso. Ma non è così. Io conosco una chiesa che è l&#8217;unica a operare nei territori più difficili, vicina alle situazioni più disperate, unica che dà dignità di vita ai migranti, a chi è ignorato dalle istituzioni, a chi non riesce a galleggiare in questa crisi. Unica nel dare cibo e nell&#8217;essere presente verso chi da nessuno troverebbe ascolto. I padri comboniani e la comunità di sant&#8217;Egidio, il cardinale Crescenzio Sepe e il cardinale Carlo Maria Martini, sono ordini, associazioni, personalità cristiane fondamentali per la sopravvivenza della dignità del nostro Paese.</p>
<p>Conosco questa storia cristiana. Non quella dell&#8217;accusa a un padre inerme che dalla sua ha solo l&#8217;arma del diritto. Beppino per rispetto a sua figlia ha diffuso foto di Eluana sorridente e bellissima, proprio per ricordarla in vita, ma poteva mostrare il viso deformato &#8211; smunto? Gonfio? &#8211; le orecchie divenute callose e la bava che cola, un corpo senza espressione e senza capelli. Ma non voleva vincere con la forza del ricatto dell&#8217;immagine, gli bastava la forza di quel diritto che permette all&#8217;essere umano, in quanto tale, di poter decidere del proprio destino. A chi pretende di crearsi credito con la chiesa ostentando vicinanza a Eluana chiedo, dov&#8217;era quando la chiesa tuonava contro la guerra in Iraq? E dov&#8217;è quando la chiesa chiede umanità e rispetto per i migranti stipati tra Lampedusa e gli abissi del Mediterraneo. Dove, quando la chiesa in certi territori, unica voce di resistenza, pretende un intervento decisivo per il Sud e contro le mafie.</p>
<p>Sarebbe bello poter chiedere ai cristiani di tutta Italia di non credere a chi soltanto si sente di speculare su dibattiti dove non si deve dimostrare nulla nei fatti, ma solo parteggiare. Quello che in questi giorni è mancato, come sempre, è stata la capacità di percepire il dolore. Il dolore di un padre. Il dolore di una famiglia. Il &#8220;dolore&#8221; di una donna immobile da anni e in una condizione irreversibile, che aveva lasciato a suo padre una volontà. E persone che neanche la conoscevano e che non conoscono Beppino, ora, quella volontà mettono in dubbio. E poco o nullo rispetto del diritto. Anche quando questo diritto non lo si considera condiviso dalla propria morale, e proprio perché è un diritto lo si può esercitare o meno. È questa la meraviglia della democrazia. Capisco la volontà di spingere le persone o di cercare di convincerle a non usufruire di quel diritto, ma non a negare il diritto stesso. Lo spettacolo che di sé ha dato l&#8217;Italia nel mondo è quello di un paese che ha speculato sull&#8217;ennesima vicenda.</p>
<p>Molti politici hanno, ancora una volta, usato il caso Englaro per cercare di aggregare consenso e distrarre l&#8217;opinione pubblica, in un paese che è messo in ginocchio dalla crisi, e dove la crisi sta permettendo ai capitali criminali di divorare le banche, dove gli stipendi sono bloccati e non sembra esserci soluzione. Ma questa è un&#8217;altra storia. E proprio in un momento di crisi, di frasi scontate, di poco rispetto, Beppino Englaro ha dato forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Sarebbe bello se l&#8217;epilogo di questa storia dolorosa potesse essere che in Italia, domani, grazie alla battaglia pacifica di Beppino Englaro, ciascuno potesse decidere se, in caso di stato neurovegetativo, farsi tenere in vita per decenni dalle macchine o scegliere la propria fine senza emigrare. È questa l&#8217;Italia del diritto e dell&#8217;empatia &#8211; di cui si è già parlato &#8211; che permette di rispettare e comprendere anche scelte diverse dalle proprie, un&#8217;Italia in cui sarebbe bellissimo riconoscersi.<br />
<em><br />
<strong> © 2009 by Roberto Saviano</strong><br />
<!-- do nothing --> Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency</em></p></blockquote>


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		<title>Non ci poteva essere uno scempio più atroce.</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 09:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho idea se voi leggiate o meno giornali onLine tipo Repubblica, Corriere, Mattino e se non lo fate dovreste. Stamattina mi sono imbattuto in questo articolo di Eugenio Scalfari sulla Repubblica che letteralmente &#8220;mi ha aperto gli occhi&#8221; e che ho trovato estremamente pertinente, non fazioso, diretto, basato sulla realtà ed oggettivo. Io invito tutti voi a leggerlo perchè la situazione sta davvero degenerando, non nascondo che incomincio a nutrire molti dubbi in merito, dubbi che presto (se continua così) potrebbero diventare preoccupazioni.</p>
<p>Di Seguito, l&#8217;articolo.</p>
<blockquote><p><strong>IL CASO ENGLARO </strong>appassiona molto la gente poiché pone a ciascuno di noi i problemi della vita e della morte in un modo nuovo, connesso all&#8217;evolversi delle tecnologie. Interpella la libertà di scelta di ogni persona e i modi di renderla esplicita ed esecutiva. Coinvolge i comportamenti privati e le strutture pubbliche in una società sempre più multiculturale. Quindi impone una normativa per quanto riguarda il futuro che garantisca la certezza di quella scelta e ne rispetti l&#8217;attuazione.</p>
<p>Ma il caso Englaro è stato derubricato l&#8217;altro ieri da simbolo di umana sofferenza e affettuosa pietà ad occasione politica utilizzabile e utilizzata da Silvio Berlusconi e dal governo da lui presieduto per raggiungere altri obiettivi che nulla hanno a che vedere con la pietà e con la sofferenza. Non ci poteva essere operazione più spregiudicata e più lucidamente perseguita.</p>
<p>Condotta in pubblico davanti alle televisioni in una conferenza stampa del premier circondato dai suoi ministri sotto gli occhi di milioni di spettatori.<br />
Non stiamo ricostruendo una verità nascosta, un retroscena nebuloso, una opinabile interpretazione. Il capo del governo è stato chiarissimo e le sue parole non lasciano adito a dubbi. <strong>Ha detto che &#8220;al di là dell&#8217;obbligo morale di salvare una vita&#8221; egli sente &#8220;il dovere di governare con la stessa incisività e rapidità che è assicurata ai governanti degli altri paesi&#8221;.</strong></p>
<p>Gli strumenti necessari per realizzare quest&#8217;obiettivo indispensabile sono &#8220;la decretazione d&#8217;urgenza e il voto di fiducia&#8221;; ma <strong>poiché l&#8217;attuale Costituzione semina di ostacoli l&#8217;uso sistematico di tali strumenti, lui &#8220;chiederà al popolo di cambiare la Costituzione&#8221;.</strong></p>
<p>La crisi economica rende ancor più indispensabile questo cambiamento che dovrà avvenire quanto prima.<br />
Non ci poteva essere una spiegazione più chiara di questa. Del resto non è la prima volta che Berlusconi manifesta la sua concezione della politica e indica le prossime tappe del suo personale percorso; finora si trattava però di ipotesi vagheggiate ma consegnate ad un futuro senza precise scadenze. Il caso Englaro gli ha offerto l&#8217;occasione che cercava.</p>
<p><strong>Un&#8217;occasione perfetta per una politica che poggia sul populismo, sul carisma, sull&#8217;appello alle pulsioni elementari e all&#8217;emotività plebiscitaria.<br />
</strong><br />
Qui c&#8217;è la difesa di una vita, la commozione, il pianto delle suore, l&#8217;anatema dei vescovi e dei cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da una parte. E dall&#8217;altra i &#8220;volontari della morte&#8221;, i medici disumani che staccano il sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione.</p>
<p>Quale migliore occasione di questa per dare la spallata all&#8217;odiato Stato di diritto e alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante? <strong>Non ha esitato davanti a nulla e non ha lesinato le parole il primo attore di questa messa in scena.</strong> Ha detto che Eluana era ancora talmente vitale che avrebbe potuto financo partorire se fosse stata inseminata. Ha detto che la famiglia potrebbe restituirla alle suore di Lecco se non vuole sottoporsi alle spese necessarie per tenerla in vita.</p>
<p>Ha detto che i suoi sentimenti di padre venivano prima degli articoli della Costituzione. E infine la frase più oscena: se Napolitano avesse rifiutato la firma al decreto Eluana sarebbe morta.</p>
<p>Eluana scelta dunque come grimaldello per scardinare le garanzie democratiche e radunare in una sola mano il potere esecutivo e quello legislativo mentre con l&#8217;altra si mette la museruola alla magistratura inquirente e a quella giudicante.</p>
<p>Questo è lo spettacolo andato in scena venerdì. Uno spettacolo che è soltanto il principio e che ci riporta ad antichi fantasmi che speravamo di non incontrare mai più sulla nostra strada.</p>
<p>Ci sono altri due obiettivi che l&#8217;uso spregiudicato del caso Englaro ha consentito a Berlusconi di realizzare.<br />
Il primo consiste nella saldatura politica con la gerarchia vaticana; il secondo è d&#8217;aver relegato in secondo piano, almeno per qualche giorno, la crisi economica che si aggrava ogni giorno di più e alla quale il governo non è in grado di opporre alcuna valida strategia di contrasto.</p>
<p>Dopo tanto parlare di provvedimenti efficaci, il governo ha mobilitato 2 miliardi da aggiungere ai 5 di qualche settimana fa. In tutto mezzo punto di Pil, una cifra ridicola di fronte ad una recessione che sta falciando le imprese, l&#8217;occupazione, il reddito, mentre aumentano la pressione fiscale, il deficit e il debito pubblico. Di fronte ad un&#8217;economia sempre più ansimante, <strong>oscurare mediaticamente per qualche giorno l&#8217;attenzione del pubblico</strong> depistandola verso quanto accade dietro il portone della clinica &#8220;La Quiete&#8221; <strong>dà un po&#8217; di respiro ad un governo che naviga a vista.</strong></p>
<p>Quando crisi ingovernabili si verificano, i governi cercano di scaricare le tensioni sociali su nemici immaginari. In questo caso ce ne sono due: la Costituzione da abbattere, gli immigrati da colpire &#8220;con cattiveria&#8221;.</p>
<p>Il Vaticano si oppone a quella &#8220;cattiveria&#8221; ma ciò che realmente gli sta a cuore è mantenere ed estendere il suo controllo sui temi della vita e della morte riaffermando la superiorità della legge naturale e divina sulle leggi dello Stato con tutto ciò che ne consegue. Le parole della gerarchia, che non ha lesinato i complimenti al governo ed ha platealmente manifestato delusione e disapprovazione nei confronti del capo dello Stato ricordano più i rapporti di protettorato che quelli tra due entità sovrane e indipendenti nelle proprie sfere di competenza. Anche su questo terreno è in atto una controriforma che ci porterà lontani dall&#8217;Occidente multiculturale e democratico.</p>
<p>Nel suo articolo di ieri, che condivido fin nelle virgole, Ezio Mauro ravvisa tonalità bonapartiste nella visione politica del berlusconismo. Ha ragione, quelle somiglianze ci sono per quanto riguarda la pulsione dittatoriale, con le debite differenze tra i personaggi e il loro spessore storico.</p>
<p>Ci sono altre somiglianze più nostrane che saltano agli occhi. Mi viene in mente il discorso alla Camera di Benito Mussolini del 3 gennaio 1925, cui seguirono a breve distanza lo scioglimento dei partiti, l&#8217;instaurazione del partito unico, la sua identificazione con il governo e con lo Stato, il controllo diretto sulla stampa. Quel discorso segnò la fine della democrazia parlamentare, già molto deperita, la fine del liberalismo, la fine dello Stato di diritto e della separazione dei poteri costituzionali.</p>
<p>Nei primi due anni dopo la marcia su Roma, Mussolini aveva conservato una democrazia allo stato larvale. Nel novembre del &#8216;22, nel suo primo discorso da presidente del Consiglio, aveva esordito con la frase entrata poi nella storia parlamentare: &#8220;Avrei potuto fare di quest&#8217;aula sorda e grigia un bivacco di manipoli&#8221;.</p>
<p>Passarono due anni e non ci fu neppure bisogno del bivacco di manipoli: la Camera fu abolita e ritornò vent&#8217;anni dopo sulle rovine del fascismo e della guerra.<br />
In quel passaggio del 3 gennaio &#8216;25 dalla democrazia agonizzante alla dittatura mussoliniana, gli intellettuali ebbero una funzione importante.<br />
Alcuni (pochi) resistettero con intransigenza; altri (molti) si misero a disposizione.</p>
<p>Dapprima si attestarono su un attendismo apparentemente neutrale, ma nel breve volgere di qualche mese si intrupparono senza riserve.<br />
Vedo preoccupanti analogie. E vedo titubanze e cautele a riconoscere le cose per quello che sono nella realtà. A me pare che sperare nel &#8220;rinsavimento&#8221; sia ormai un vano esercizio ed una svanita illusione. Sui problemi della sicurezza e della giustizia la divaricazione tra la maggioranza e le opposizioni è ormai incolmabile. Sulla riforma della Costituzione il territorio è stato bruciato l&#8217;altro ieri.<br />
<!-- do nothing -->E tutto è sciaguratamente avvenuto sul &#8220;corpo ideologico&#8221; di Eluana Englaro. <strong>Non ci poteva essere uno scempio più atroce.</strong></p>
<p>Da <a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-2/scalfari/scalfari.html" target="_blank">Repubblica.it</a></p></blockquote>
<p>Leonardo</p>


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		<title>Sicurezza Bluff</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 11:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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<p>Potevano stupirci con giochi di luce ed effetti speciali, con i soldati nelle strade e retate spettacolari. Ma alla fine le cose non cambiano: il primo bilancio della sicurezza nell&#8217;era Berlusconi è un bluff. La situazione migliora, certo. Ma i reati diminuiscono nell&#8217;identica maniera in cui stavano calando negli ultimi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da &#8220;L&#8217;espresso&#8221; di Gianluca De Feo</p>
<blockquote><p>Potevano stupirci con giochi di luce ed effetti speciali, con i soldati nelle strade e retate spettacolari. Ma alla fine le cose non cambiano: il primo bilancio della sicurezza nell&#8217;era Berlusconi è un bluff. La situazione migliora, certo. Ma i reati diminuiscono nell&#8217;identica maniera in cui stavano calando negli ultimi mesi del governo Prodi. Sì, perché i record annunciati in pompa magna da prefetti e questori sono tali solo grazie al confronto con il 2007, l&#8217;anno nero segnato dal boom dei crimini per effetto dell&#8217;indulto. La contabilità reale dell&#8217;Italia a mano armata non cambia. Anzi, in certi settori peggiora. C&#8217;è un picco di rapine contro i negozi. C&#8217;è un aumento in diverse città di quelle violenze sessuali che soltanto un anno fa avevano contribuito a far dilaniare il senso di insicurezza. E c&#8217;è un peggioramento drammatico dell&#8217;immigrazione &#8216;clandestina&#8217; dall&#8217;Africa: 36.800 persone sbarcate nel 2008, la cifra più alta negli ultimi dieci anni. Insomma, una débâcle proprio su quel tema cavalcato dal centrodestra nell&#8217;ultima campagna elettorale.</p>
<p>Banditi alla cassa Partiamo dal risultato migliore. Tutti i bilanci sbandierati per il capodanno mettono in evidenza un dato di sicuro effetto: il crollo delle rapine in banca. Tutto vero. Le statistiche che l&#8217;Ossif, l&#8217;osservatorio per la sicurezza dell&#8217;Abi (vedi box e tabella a pag.32), ha elaborato per &#8216;L&#8217;espresso&#8217; mostrano da giugno a ottobre &#8211; i primi mesi del governo Berlusconi &#8211; un calo del 26,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precente. Complimenti? Pochi. Perché già nell&#8217;ultimo semestre prodiano il miglioramento era stato netto: oltre il 23 per cento di colpi in meno. Insomma, persino in questo caso il cambiamento è minuscolo. E la medaglia al valore va soprattutto agli istituti di credito, che hanno incrementato le protezioni spingendo i banditi verso obiettivi meno difesi. Sono così finiti nel mirino uffici postali, supermercati e negozi. Le rapine agli esercizi commerciali sono in crescita quasi ovunque. A Milano i dati ufficiosi della questura, segnalano un boom: a metà dicembre ne erano state censite 626 contro le 460 dell&#8217;intero nefasto 2007, un terzo in più. Nella provincia di Bologna tra gennaio e novembre ne sono state contate 127 (7 per cento in più). A Napoli e a Bari le aggressioni ai negozianti sono in lieve aumento, nella capitale invece tocca alle Poste pagare il prezzo più caro. In tutta Italia però il primato negativo spetta alle farmacie. A Roma e Milano i colpi sono triplicati. Nel capoluogo lombardo si è passati da 131 a 267. Mentre i farmacisti si mobilitano, chiedendo più sicurezza, le altre categorie non danno visibilità all&#8217;allarme. Eppure erano state proprio le organizzazioni dei commercianti ad animare le proteste di piazza più clamorose contro il crimine.</p>
<p>Indulto L&#8217;Italia delle statistiche criminali è un labirinto dove si fatica a trovare dati omogenei: di anno in anno cambiano i riferimenti territoriali e persino i criteri. È come se i numeri rispecchiassero la nostra atavica incapacità di coordinamento tra i responsabili dell&#8217;ordine pubblico. &#8220;È un caos, senza serie storiche, con procedure che risalgono all&#8217;epoca fascista&#8221;, sintetizza il professor Giandomenico Amendola, autore per Liguori di &#8216;Città, criminalità, paure&#8217;: &#8220;Nessuno riesce ad avere basi per impostare una politica di sicurezza&#8221;. &#8220;Quella che emerge è una criminalità a macchia di leopardo, senza aree omogenee. I dati sono controversi: diminuiscono i reati ma aumentano le persone denunciate&#8221;, puntualizza Ernesto Savona, docente di criminologia alla Cattolica e direttore di Transcrime. Così &#8216;L&#8217;espresso&#8217; ha dovuto attingere a fonti diverse. I bilanci, provvisori e parziali, di fine anno delle forze dell&#8217;ordine sono tutti positivi. C&#8217;è un dato però che tende ad uniformare le città del centro-nord: un calo dei reati totali nel 2008 tra il 15 e il 20 per cento, su cui incide soprattutto il crollo di furti e borseggi. Ed è sorprendente notare come questa flessione coincida in linea di massima con l&#8217;effetto determinato nel 2007 dall&#8217;indulto, la scarcerazione di massa senza prospettive di reinserimento che provocò un aumento dei reati predatori. A crollare ora sono le rapine in banca, i borseggi, i furti di auto: gli stessi misfatti che &#8211; come evidenzia un&#8217;analisi scientifica di Giovanni Mastrobuoni e Alessandro Barbarino del Collegio Carlo Alberto di Torino &#8211; subirono la maggiore impennata dopo la clemenza del 2006. Tra le pochissime città che possono vantare un miglioramento anche rispetto al 2005 spicca Verona. In tutta Italia, però, se si cerca di esaminare settori senza legami con l&#8217;indulto, come omicidi e narcotraffico, allora i buoni propositi svaniscono. Per gli omicidi, un orientamento arriva dal Web dove un gruppo di laureati in sociologia li censisce in tempo reale usando le cosiddette &#8216;fonti aperte&#8217; (www.delittiimprefetti.com). Nel 2008 hanno contato 609 morti violente: solo 10 in meno dell&#8217;anno precedente. In 158 casi il movente è classificato come &#8216;mafioso&#8217; e in 50 come rapina. Il primato di sangue va alla Campania (114) seguita dalla Lombardia (76).</p>
<p>Spot marziale Il principale provvedimento show del governo è stato l&#8217;invio dei soldati nelle strade cittadine, sostenuto dal ministro Ignazio La Russa. Sono stati utili? Sicuramente, ma si è trattato di una misura essenzialmente di immagine. Il ministero dell&#8217;Interno ritiene che i tremila militari abbiano &#8216;liberato&#8217; 1100 agenti e carabinieri. Per l&#8217;esattezza, con mille fanti davanti agli obiettivi sensibili sono stati recuperati 369 uomini delle forze dell&#8217;ordine; altri mille soldati hanno &#8216;riscattato&#8217; 778 poliziotti dalla sorveglianza dei centri immigrati; infine altri mille sono andati di ronda nei quartieri. Mille è un numero evocativo, ma contrariamente allo spirito garibaldino di rivoluzionario si è visto poco. A Milano, per esempio, i 170 alpini che si sono alternati nei controlli di fatto hanno permesso di schierare una ventina di pattuglie al giorno. &#8220;Che senso ha impiegare l&#8217;esercito contro i piccoli spacciatori in una realtà come Torino?&#8221;, commenta Fabrizio Battistelli, docente di sociologia alla Sapienza che ha appena pubblicato per Franco Angeli &#8216;La fabbrica della sicurezza&#8217;: &#8220;Non dimentichiamo che abbiano già le forze dell&#8217;ordine più numerose di tutta Europa, sarebbe assurdo pensare che tremila militari cambino la situazione&#8221;. Una stima calcola che ci siano 355 mila uomini solo nei corpi di polizia nazionali: una massa che rende irrilevante il supporto dei soldati. &#8220;Le ronde miste non possono risolvere i problemi di metropoli complesse come Napoli&#8221;, aggiunge il professor Amendola: &#8220;Anche un&#8217;innovazione positiva come il poliziotto di quartiere poi è stata applicata in modo sbagliato. A Napoli ce ne sono sei per vigilare su due quartieri con 200 mila abitanti&#8221;. Quanto ai carabinieri e ai poliziotti &#8216;liberati&#8217; dall&#8217;intervento dell&#8217;Esercito, senza addestramento e riqualificazione è difficile che diano contributi significativi. Ma alle forze dell&#8217;ordine mancano mezzi e uomini in tutti i reparti chiave. E non ci sono fondi nemmeno per rimpiazzare i vuoti. Secondo l&#8217;Arma, nel 2009 servirebbero 450 milioni di euro per addestramento e manutenzione mentre il bilancio dello Stato prevede solo 270 milioni: il taglio andrà a colpire soprattutto la preparazione e quindi i risultati operativi. In tutte le città si lamentano carenze di personale proprio in quei settori determinanti per la sicurezza. Il questore di Treviso Carmine Damiano ha parlato di otto volanti in meno. Riccardo Ficozzi, combattivo segretario del Siulp fiorentino, definisce &#8220;lo sforzo richiesto alla polizia&#8221; come &#8220;superiore alle nostre possibilità: per mantenere gli impegni elettorali ci avviciniamo al collasso. La richiesta di maggiore impegno, si traduce in pattuglioni straordinari e doppi turni mentre registriamo una drastica riduzione di agenti e mezzi. Firenze nel 2008 ha perso 49 poliziotti, mai rimpiazzati&#8221;. Il sindacalista cita un episodio surreale: &#8220;La Squadra mobile per pedinare un criminale si è dovuta far prestare la moto da un privato cittadino&#8221;.</p>
<p>Violenza senza notizia L&#8217;episodio della ragazza stuprata a Roma durante il party di Capodanno patrocinato dal Campidoglio, conquistato dal Pdl grazie a una campagna martellante sulla sicurezza, ha riacceso i riflettori su questo reato, dimenticato dopo gli slogan elettorali. Ma l&#8217;anno appena chiuso non ha visto miglioramenti degni di nota. Nella Capitale il questore ha riconosciuto l&#8217;aumento degli abusi sulle donne. In Lombardia i carabinieri nel 2008 hanno registrato 583 casi, stesso numero del 2007, 22 in più del 2006. Nella provincia di Milano a fine novembre erano 208, contro i 228 dell&#8217;intero 2008. &#8216;L&#8217;espresso&#8217; si è rivolto alla Mangiagalli, la struttura del Policlinico milanese che gestisce il Servizio di soccorso sulla violenza sessuale. Al 12 dicembre i casi erano stati 325, la stessa cifra dell&#8217;intero 2007 molti più del 2006 (vedi tabella a pag. 32). Alessandra Kustermann, responsabile del Centro violenze sessuali, spiega che mentre gli stupri &#8216;da strada&#8217; sembrano in lieve calo, sono in aumento le aggressioni tra conoscenze occasionali. &#8220;Molte iniziative hanno dato i frutti sperati come una maggiore illuminazione notturna, gli autobus a chiamata e un aumento dei servizi pubblici. Tutti fattori che contribuiscono ad abbassare il numero delle aggressioni da parte di sconosciuti. Ma nel nostro centro registriamo un aumento degli stupri commessi da qualcuno incontrato in discoteca o presentato da amici; e sempre più spesso queste persone utilizzano le droghe dello stupro, sostanze che provocano perdita di coscienza e memoria, versate nei cocktail&#8221;.</p>
<p>La droga ordinaria Il settore della lotta agli stupefacenti è uno dei pochi che offre statistiche aggiornate su scala nazionale. Su questo fronte l&#8217;attenzione mediatica non sembra diminuita, anche a causa<br />
Ignazio La Russa<br />
dei reati causati dai tossicomani. Ma al dilagare del consumo non sembrano corrispondere attività di contrasto proporzionali. I dati ufficiali di giugno-novembre mostrano addirittura un calo delle quantità sequestrate rispetto agli stessi mesi del 2007 (vedi tabella): 14 tonnellate contro 18. Le forze dell&#8217;ordine hanno messo le mani su 3 quintali di eroina e 2,5 tonnellate di cannabis in meno. Positivo solo il bottino nella cocaina, 180 chili in più. A sorprendere però è il calo delle operazioni, 500 in meno, e soprattutto delle persone denunciate o arrestate, oltre 1700 in meno. Tutti gli esperti concordano su un fatto: in assoluto, questi dati hanno uno scarso rilievo statistico. Ne emerge però l&#8217;assenza di una mobilitazione straordinaria proprio su una materia che viene percepita come emergenza nazionale.</p>
<p>Assalto alle coste Il ministro leghista Roberto Maroni ha fatto del contrasto all&#8217;immigrazione clandestina una delle priorità di governo. Finora però è stato sfortunato. Nel 2008 gli sbarchi dall&#8217;Africa sono moltiplicati, segnando un vertiginoso più 75 per cento: a Lampedusa e sulle coste di Calabria e Sardegna sono arrivati in 36.900. Sono cifre senza precedenti: i picchi del &#8216;98-&#8217;99 erano dovuti soprattutto all&#8217;emigrazione dai Balcani lungo la rotta albanese, in rapporto con il conflitto del Kosovo. Adesso invece i migranti arrivano dal Maghreb o dalla disperazione dell&#8217;Africa nera, partendo dagli scali libici riaperti dal governo di Tripoli dopo la vittoria elettorale di Berlusconi. In forte passivo anche il risultato dei rimpatri: nei primi sette mesi erano stati 4.082 su 14.420 nuovi arrivi e in tutto l&#8217;anno non dovrebbero avere superato gli ottomila. Mentre i bollettini delle questure sono pieni di espulsioni decretate ma teoriche, gli sforzi del ministro hanno permesso di noleggiare solo 38 voli charter per portare via 1199 extracomunitari.</p>
<p>Paura repressa Se i reati non cambiano perché la percezione di insicurezza appare in calo? &#8220;Semplice: c&#8217;è un blackout nelle informazioni. I tg e i grandi quotidiani non ne parlano quasi più&#8221;, commenta Battistelli: &#8220;Dopo due anni spesi ad esaltare ogni delitto, la materia non è più nell&#8217;agenda politica del centrodestra: non ci sono più proteste di piazza che chiedono maggiore protezione&#8221;. Concorda Ernesto Savona di Transcrime: &#8220;Si è parlato molto meno di sicurezza e quindi si è creata sicurezza. Oggi la percezione del problema è di gran lunga inferiore rispetto a quanto accadeva in campagna elettorale, mentre i dati oggettivi sono sostanzialmente stabili. Ma non è un metodo solo italiano, accade così in tutti i paesi occidentali&#8221;. Il professor Amendola pone l&#8217;accento su un altro aspetto: &#8220;Questo governo abbassa l&#8217;ansia tentando di contestualizzare i delitti. Se c&#8217;è un omicidio e viene presentato come una vendetta privata, un litigio passionale o un&#8217;esecuzione di mafia, così non si crea senso di insicurezza&#8221;. Molti omicidi restano così con moventi sospesi. Il tabaccaio ucciso nel Lodigiano a Capodanno: rapina o vendetta? Il gioielliere ammazzato nella sua villa da una gang romena alle porte di Roma: razzia o punizione? L&#8217;effetto silenziatore è stato paradossale a Napoli con l&#8217;omicidio di Antonio Metafora, avvocato settantenne molto noto ucciso nel suo studio in pieno centro. La versione iniziale? Lite per uno sfratto: un giovane si è vendicato per l&#8217;ingiunzione contro la madre. Insomma un caso banale. Solo in un secondo momento è stato fornito un quadro diverso: il legale aveva dato lo sfratto a un garage di Secondigliano gestito dalla camorra e il killer era genero del boss Licciardi. Metafora era stato già minacciato, conosceva il pericolo ma non si era arreso, venendo punito con tre colpi di revolver: ai funerali è stato paragonato a Giorgio Ambrosoli, ma la storia è rimasta nelle cronache locali.</p>
<p>La crisi criminogena Gli esperti sono convinti che il nuovo anno comporterà una sfida pesante: l&#8217;aumento dei reati predatori &#8211; furti e rapine &#8211; legato alla disoccupazione. Il questore di Treviso Damiano ha presentato lo scenario con chiarezza: &#8220;In quattro mesi hanno perso il lavoro 2500 persone, metà delle quali straniere. Mi pare evidente che gente senza lavoro, per mangiare, si deve arrangiare in qualche modo&#8221;. &#8220;Il fenomeno sta emergendo con forza in Gran Bretagna, dove ci sono meno ammortizzatori sociali: la crisi sta facendo aumentare i reati di strada&#8221;, spiega Savona. Ma l&#8217;impatto è stato misurato da uno studio di due professori, Riccardo Marselli e Marco Vannini: l&#8217;aumento di un punto del tasso di disoccupazione provoca 118 furti, 12 rapine e 0,2 omicidi in più ogni 100 mila abitanti. La loro analisi si spinge anche a calcolare il costo su scala nazionale per questi crimini da impoverimento: un miliardo di euro l&#8217;anno. E pensare che c&#8217;è chi teme un aumento della disoccupazione di due punti: una prospettiva, quella sì, da vera emergenza. Criminale, ma soprattutto sociale.</p>
<p>Hanno collaborato Giorgio D&#8217;imporzano e Paolo Tessadri</p></blockquote>


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		<title>Vito Scafidi, non so proprio cosa dire.</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 00:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
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<p>Un giovanissimo studente del liceo scientifico Darwin a Rivoli, comune della prima cintura torinese, è morto questa mattina in seguito al crollo di un soffitto di un&#8217;aula. Altri venti ragazzi sono rimasti feriti, di cui quattro in gravi condizioni.</p>
<p>La vittima si chiamava Vito Scafidi, aveva 17 anni e abitava a Pianezza, località a pochi chilometri [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Vito Scafidi, il diciassettenne morto nel crollo al liceo Darwin" src="http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/maltempo/scuola-rivoli/este_22145957_06490.jpg" alt="" width="230" height="170" /></p>
<blockquote><p>Un giovanissimo studente del liceo scientifico Darwin a Rivoli, comune della prima cintura torinese, è morto questa mattina in seguito al crollo di un soffitto di un&#8217;aula. Altri venti ragazzi sono rimasti feriti, di cui quattro in gravi condizioni.</p>
<p>La vittima si chiamava Vito Scafidi, aveva 17 anni e abitava a Pianezza, località a pochi chilometri dalla scuola. Il giovane frequentava la quarta G e si trovava nella sua classe, al primo piano, durante l&#8217;intervallo, quando il soffitto è crollato. Già nella notte un albero ad alto fusto era caduto nel cortile del complesso scolastico. I soffitti delle aule vicine hanno retto ma ci sono vistose crepe.</p>
<p>Un cedimento strutturale &#8211; non il vento o il maltempo &#8211; sarebbe la causa del crollo, forse il cedimento di un tubo di ghisa tra il soffitto e la controsoffittatura. E&#8217; questa una delle ipotesi ora al vaglio dei tecnici che stanno effettuando i rilievi all&#8217;interno dell&#8217;aula in cui si è verificato l&#8217;incidente. C&#8217;è anche chi ha parlato di scricchiolii avvertiti prima del crollo. Tutti i giovani e i docenti sono stati evacuati mentre le ambulanze continuano a portare via i ragazzi feriti o contusi.</p>
<p>I giovani feriti sono stati portati in quattro ospedali diversi: i più gravi sono quattro, tre dei quali sono stati trasportati all&#8217;ospedale Cto di Torino e un quarto all&#8217;ospedale Molinette. Altri 14 feriti meno gravi sono stati trasportati al san Luigi di Orbassano e all&#8217;ospedale di Rivoli.</p>
<p>Andrea M., il più grave tra i tre ricoverati al Cto, ha riportato la frattura e la lussazione della terza vertebra lombare con lesione del midollo spinale e sarà sottoposto a intervento per togliere l&#8217;osso che comprime il midollo. I medici hanno confermato che il rischio di una paralisi completa è concreto ma per capire se ci sarà il recupero della mobilità bisognerà aspettare da alcune settimane a sei mesi. A Federica A. è stata diagnosticata una prognosi di 60-90 giorni per fratture alla prima vertebra ma senza lesione del midollo. Cinzia P. ha invece contusioni e una trauma cranico lieve. Tutti e tre i ragazzi sono sotto choc post traumatico ma sanno che un loro compagno è morto.</p>
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Il crollo del soffitto è avvenuto nella sede principale del liceo scientifico Darwin, in viale papa Giovanni XXIII (ha anche una succursale in via san Bartolomeo). La scuola è un edificio dei primi anni del Novecento, situato sulla collina di Rivoli. Nato come seminario, ha subito l&#8217;ultima ristrutturazione negli anni Settanta quando è stata realizzata una nuova ala dell&#8217;edificio.</p>
<p>L&#8217;incidente, che si è verificato nella parte vecchia dell&#8217;istituto, potrebbe essere avvenuto in relazione al fortissimo vento che tira da ieri sul torinese, ma secondo Gerardo Ferito, del comando provinciale dei vigili del fuoco di Torino, il crollo &#8220;potrebbe non essere stato provocato dal maltempo&#8221;. &#8220;Tutti i feriti sono stati estratti dalle macerie e sono in zona sicura&#8221;, ha detto il funzionario. &#8220;Dai primi elementi visibili &#8211; secondo i vigili del fuoco &#8211; sembra che la causa non sia da imputare alle forti raffiche i vento&#8221;. Il crollo ha interessato &#8220;un&#8217;unica aula dove è crollato il controsoffitto, fatto di laterizi&#8221;. La tragedia potrebbe quindi essere dovuta a un crollo strutturale le cui cause sono ancora da accertare.</p>
<p>Sul posto si sono recati i carabinieri della compagnia di Rivoli e il questore di Torino, Aldo Faraoni. Anche il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello e il sostituto procuratore Cesare Parodi sono arrivati a Rivoli per fare un primo sopralluogo. &#8220;Abbiamo il dovere di dare spiegazioni a questo nuovo dramma, abbiamo il dovere di dare risposte a quanto è accaduto innanzitutto alla famiglia della vittima e a tutti gli altri genitori&#8221; ha detto Guariniello che ha aperto un&#8217;inchiesta procedendo per disastro colposo e omicidio colposo a carico di ignoti. Cesare Parodi ha quindi spiegato &#8220;la morte è avvenuta per un trauma violento,ma abbiamo comunque disposto l&#8217;autopsia. Ora l&#8217;importante è capire perché questa tragedia si è verificata&#8221;.</p></blockquote>
<p><img src="Un giovanissimo studente del liceo scientifico Darwin a Rivoli, comune della prima cintura torinese, è morto questa mattina in seguito al crollo di un soffitto di un'aula. Altri venti ragazzi sono rimasti feriti, di cui quattro in gravi condizioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La vittima si chiamava Vito Scafidi, aveva 17 anni e abitava a Pianezza, località a pochi chilometri dalla scuola. Il giovane frequentava la quarta G e si trovava nella sua classe, al primo piano, durante l'intervallo, quando il soffitto è crollato. Già nella notte un albero ad alto fusto era caduto nel cortile del complesso scolastico. I soffitti delle aule vicine hanno retto ma ci sono vistose crepe.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Un cedimento strutturale - non il vento o il maltempo - sarebbe la causa del crollo, forse il cedimento di un tubo di ghisa tra il soffitto e la controsoffittatura. E' questa una delle ipotesi ora al vaglio dei tecnici che stanno effettuando i rilievi all'interno dell'aula in cui si è verificato l'incidente. C'è anche chi ha parlato di scricchiolii avvertiti prima del crollo. Tutti i giovani e i docenti sono stati evacuati mentre le ambulanze continuano a portare via i ragazzi feriti o contusi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I giovani feriti sono stati portati in quattro ospedali diversi: i più gravi sono quattro, tre dei quali sono stati trasportati all'ospedale Cto di Torino e un quarto all'ospedale Molinette. Altri 14 feriti meno gravi sono stati trasportati al san Luigi di Orbassano e all'ospedale di Rivoli.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Andrea M., il più grave tra i tre ricoverati al Cto, ha riportato la frattura e la lussazione della terza vertebra lombare con lesione del midollo spinale e sarà sottoposto a intervento per togliere l'osso che comprime il midollo. I medici hanno confermato che il rischio di una paralisi completa è concreto ma per capire se ci sarà il recupero della mobilità bisognerà aspettare da alcune settimane a sei mesi. A Federica A. è stata diagnosticata una prognosi di 60-90 giorni per fratture alla prima vertebra ma senza lesione del midollo. Cinzia P. ha invece contusioni e una trauma cranico lieve. Tutti e tre i ragazzi sono sotto choc post traumatico ma sanno che un loro compagno è morto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il crollo del soffitto è avvenuto nella sede principale del liceo scientifico Darwin, in viale papa Giovanni XXIII (ha anche una succursale in via san Bartolomeo). La scuola è un edificio dei primi anni del Novecento, situato sulla collina di Rivoli. Nato come seminario, ha subito l'ultima ristrutturazione negli anni Settanta quando è stata realizzata una nuova ala dell'edificio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'incidente, che si è verificato nella parte vecchia dell'istituto, potrebbe essere avvenuto in relazione al fortissimo vento che tira da ieri sul torinese, ma secondo Gerardo Ferito, del comando provinciale dei vigili del fuoco di Torino, il crollo" alt="" /></p>
<p><img class="alignnone" title="L'aula dopo il crollo" src="http://download.kataweb.it/mediaweb/image/brand_reptorino/2008/11/22/1227368703914_00dc6b33.jpg" alt="" width="600" height="385" /></p>
<p>Da: <a href="http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/maltempo/scuola-rivoli/scuola-rivoli.html" target="_blank">Repubblica.it</a></p>


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