Che uno ci può provare, ma più di tanto la vita non se la gode. Lavoro-università-scuola-famiglia-ragazza/o-amici-obblighi e perchè no anche i nostri stessi sogni, a volte ci impediscono di fare ciò che realmente vogliamo e sentiamo di fare. E’ il disagio della civiltà, sono tanti problemi che sommati tra loro ci inibiscono nel comportamento e in una misura ancora più grave nelle emozioni. E l’emozione catalizza i nostri interessi, orienta la nostra attenzione. Se non proviamo più niente per qualcosa, inevitabilmente quel qualcosa smetterà di interessarci, lo lasceremo andare, nel tumulto della quotidianità.
Ma sì ognuno ha i propri progetti, li insegue, e sono innumerevoli le rinunce quotidiane per raggiungerli. Sistematicamente rinunciamo a qualcosa che potremmo avere subito in attesa di qualcosa che forse avremo la possibilità di avere in futuro, quando in realtà niente ci da la certezza che un evento accada o vada come previsto (potrebbe andare anche meglio!).
Non che io sia contro il fare progetti e guardare al futuro, al contrario ho avuto occasione di dire altrove che non approvo come la nostra sia una generazione “schiacciata sul presente”. Però io non mi riferisco alla volontà di guardare avanti e avere un sogno e voler diventare qualcosa, mi riferisco alla continua e perseverata inibizione delle nostre volontà al servizio di una non-si-sa-bene-quale-morale, cosa dalla quale purtroppo non posso dire di essere immune. Mi piacerebbe a volte, volendo dirlo come lo direbbe Nietschze, vivere sulla soglia dell’attimo, in un modo non-storico, poichè, come sosteneva il filosofo, quello è l’unico modo per essere veramente felici. La dimensione temporale della felicità non è il presente nè il futuro, è l’attimo, care formiche. L’attimo va valorizzato, è un antidoto all’infelicità e permette la dimenticanza. Dimenticando le cose che ci accadono e che ci cambiano e che ci segnano, dimenticando le catene che ci legano ed i massi che portiamo, siamo liberi, consapevolmente inconsapevoli. La mitologia greca ci aiuta in quest’ambito, ricordandoci quanto sia importante guardare avanti, dato che lo sguardo fisso sull’orrore paralizza, non ci permette di continuare (vedi Orfeo ed Euridice, Sodoma e Gomorra..).
Il mio dunque è un invito, formiche, guardate fuori dalla finestra, sembra ci sia il sole.
Leonardo



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