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Se un alieno potesse vederci

“Io mi fido degli uomini,è del demonio che è dentro di loro che non mi fido” (The Italian Job)

surfedtoolongQualsiasi sia il locale, qualsiasi il luogo, a qualsiasi orario durante le partire di poker, quando è alta la posta in palio è facile si crei,attorno ai giocatori,la calca. Calca che segue attentamente lo svolgersi della sfida, attenendosi ad una ed una sola regola: lasciar perdere coloro che da quel tavolo si alzano sconfitti. Sconfitti molto spesso non per mancanza di talento ma di fortuna, che è indispensabile nel gioco come nella vita. Arrivati agli ultimi due finalisti quando sono cinque carte a decidere il torneo, l’ipocrisia raggiunge il culmine, svelando il motivo di tanta gente: accaparrarsi qualche spicciolo del premio, frutto meritato di altrui bravura. Una volta che il caso designerà il vincitore,infatti, nonostante la grande prova, il secondo, primo tra i perdenti, verrà lasciato solo con la propria ombra e tutti quanti festeggeranno l’altro.

Questa, bene o male, può essere considerata come una metafora sull’essere umano e sul suo egoistico modo di fare. Basta guardarsi attorno per capire cosa le mie parole lasciano intendere. Ma per non essere considerato uno di quelli che parla senza poi agire e far nulla a riguardo, sto zitto, lascio che ognuno possa individuare nella propria esistenza o stralcio d’inferno su cui posare lo sguardo e riflettere. E non smettere di farlo fino a poter dare con sicurezza la colpa dell’oscurità dell’arcobaleno,a qualcuno…qualcun altro. Raramente capita infatti di porre al centro delle situazioni il pronome personale “io” sicché in spesse volte le persone si riducono a comparse della loro vita. Effettivamente noi siamo come telecamere, poiché gli occhi inquadrano tutti tranne chi li possiede, se non quando ammirano uno specchio di cui non abbiamo il coraggio di fidarci. Ma questa non è valida come scusa. Per fortuna però qualcheduno si è svegliato una mattina e ora possiamo giustificare questo atteggiamento come superamento del tanto odiato “vittimismo”, una sorta di presa di coscienza esasperata e trucida. Dunque esiste chi si è reso conto che forse se tutto crolla è anche per la nostra inettitudine, ma scoprendosi fragile proietta i propri problemi sul piano della cospirazione, rendendosi idiota, piagnone e stupido. E noi invece cosa siamo? Siamo dei “non”,delle negazioni di qualcosa. E quando dico “noi”, mi includo, come dovresti fare tu, caro lettore, perché oramai siamo indiscutibilmente tutti pedine del domino in mano ai potenti. Siamo gravemente malati del male di vivere, ma per lo meno il fatto di ammetterlo ci pone un passo avanti rispetto alla massa. E non è strana quindi la mia impressione di appartenere ad una generazione inutile, cresciuta sugli allori e sui cadaveri di coloro che hanno lottato per la libertà di cui non sappiamo cogliere il valore, ma solo pretenderne altra. Pretendiamo il massimo della privacy e questo è un gran paradosso quando un’umanità intera mai così numerosa parla da sola per evitare l’incontro con il silenzio. E invece di venirci incontro, di ascoltare l’altro prima di travolgerlo con i nostri problemi ci pestiamo i piedi a vicenda, nelle nostre metropoli, in cui gambe frettolose accompagnano menti in salamoia al lavoro. Menti che non sanno andare oltre il muro di omertà e di auto conservazione e vivono di sentimenti frammentati e balbettati tra email ed sms, tra messenger e facebook. Degli ideali quali la famiglia molti di noi hanno letto solamente sui libri di scuola e i colori della bandiera li ricordano solo quando ci sono i mondiali o gli europei. I nostri nonni ci ricordano orgogliosi che grazie a loro non abbiamo avuto guerre da combattere, ma un grosso conflitto è comunque in atto: noi stessi contro tutti quelli che ci mettono in dubbio. Viviamo per essere i migliori, i più attraenti, i più fashion e non ci accorgiamo di niente, se non di quello che al nostro subconscio provoca più piacere e fa più orgoglio.

Ma sono sicuro che se un alieno avesse analizzato la storia dell’umanità e tirato delle conclusioni osservando a cosa noi diamo importanza e in quali campi è profuso il maggior impegno nonostante le condizioni in cui la terra gesta,con l’unica giustificazione che “mai nessuno fa niente”, penserebbe che tra tutti, noi siamo i più stupidi individui che il mondo abbiamo mai avuto l’onore di ospitare

di Marcello Affuso

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