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L’uomo Nero (2009)

Locandina del Film

Locandina del Film

Regia: Sergio Rubini
Cast: Sergio Rubin, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Gifuni, Guido Giaquinto…
Durata: 116 minuti ca.
Genere: Drammatico
Anno di Produzione: 2009
Premi: n/p
Voto di MyMovies: 3,09/5

Ritorniamo con la cara vecchia rubrica di recensioni cinematografiche Pop Corn! Mi scuso per l’assenza, ma tra interventi vari, università e altro è un bel casino. Parliamo oggi del nuovo frutto della regia di Sergio Rubini: “L’uomo Nero”. Dal 4 dicembre nelle sale ha riscontrato opinioni varie ma comunque in generalmente un apprezzamento positivo da parte del pubblico e della critica. Ieri sera, nel cinema dove l’ho visto io, la sala era vuota (ci ho contati, eravamo 11). Comprensibile però poichè era giovedì sera ed era comunque un film uscito quasi due settimane prima. Per non parlare del fatto che il film stesso per la sua tipologia non è che attiri tutto questo pubblico. Come prima occhiata al cast, prima di sedermi avevo visto e osservato interrogandomi sul perchè questo Scamarcio, perchè proprio lui? Mi è bastato aspettare i primi 20-30 minuti di film per capirlo. L’attore pugliese si libera finalmente di quella zavorra che è stata l’esordio con Tre metri sopra il cielo, per raggiungere livelli diversi, rasentati con Italians con Verdone. E’ perfetto in quel ruolo. Nel film la prima cosa che si nota e che tutti sono perfettamente credibili nei ruoli che sono stati assegnati. La realtà del paese è riprodotta perfettamente così come i dialoghi, i punti di vista, e le prese. Molto spesso l’occhio dello spettatore coincide con quello del bambino, anche perchè, in realtà, nella prima scena del film assistiamo alla scena della morte in ospedale di un anziano, che muore appena arriva il figlio dall’estero. Capiremo presto che tutte le immagini che vediamo del passato sono frutto della memoria di quest’uomo, e che Ernesto Rossetti (Sergio Rubini), è l’uomo che vediamo morire all’inizio del film.

Trama di MyMovies:

Gabriele Rossetti va a sud, torna al suo paese e al padre ricoverato in un ospedale di provincia. Al capezzale dell’uomo, Gabriele ripensa alla sua infanzia e alla sua relazione col genitore, capostazione ossessionato dall’arte e da Cézanne. Figlio unico di Ernesto e Franca Rossetti, insegnante e casalinga amorevole, Gabriele cresce osservando le manie degli adulti: le infatuazioni corrisposte di zio Pinuccio, le tele rifatte del padre, le conversazioni coi cari defunti della madre. Impressionato da un misterioso uomo nero e affascinato dal fascino impenitente dello zio, Gabriele vive la sua fanciullezza e subisce la frustrazione artistica del padre, ispirata dal pittore impressionista e umiliata da un critico d’arte locale e trombone. In viaggio lungo i binari della vita e del tempo procederà per agnizioni, riconoscendo padre e uomo nero per quello che sono e non per quello che fino ad allora aveva creduto che fossero.

Voglio dire che il film è davvero da vedere, molto ma molto bello. A proposito, il bambino (Gabriele) ha sicuramente un futuro come attore, bravissimo, senza le sue facce il film non sarebbe praticamente nulla (senza togliere a Rubini, non me ne vogliate). C’è poi l’apparizione di Anna Falchi (Donna Valeria Giordano) e anche di Margherita Buy, nel tempo presente, in pratica una vecchia amichetta di Gabriele che abbiamo possibilità di vedere in due-tre scene del film (Come dimenticare Gabriele che afferma sulle scale: “Mi fai vedere le mutandine?”). Insomma un’infanzia quella di Gabriele abbastanza difficile, tormentata dai problemi e dalle frustrazioni artistiche del padre, dotato di ottimo talento ma che deve fronteggiarsi con un critico d’arte trombone, antipatico e cafone. Pian piano attraverso il film Gabriele realizzerà che non aveva mai saputo chi fosse e cosa volesse il padre, per poi culminare nel finale dove Ernesto darà una grande lezione a tutti. Tutto il film è disseminato di queste “visioni” di parenti morti, di allucinazioni, che all’inizio Franca (Valeria Golino) dice di avere di famiglia, e poi ci rendiamo conto che anche il piccolo Gabriele (8 anni) vede queste immagini. Personificazioni di racconti o immagini curiose. Sergio Rubini si conferma comunque come una presenza importante del cinema italiano, producendo questa chicca sulla riscoperta delle proprie radici e del proprio passato. Sul difficile rapporto tra padre e figlio che forse sempre dopo, a posteriori, viene a formarsi e a fissarsi.

Rubini produce uno struggente omaggio al padre capostazione e dilettante di pittura, che a quanto pare davanti alle immagini del film guardando il figlio che lo interpretava ha esclamato: “E quello sarei io?”

Assolutamente consigliato per gli amanti del genere.

Saluti
Leonardo

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1 comment to L’uomo Nero (2009)

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