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Le Parole di una Volta: Volgare.

Vignetta by PV. www.unavignettadipv.it

Vignetta by PV. www.unavignettadipv.it

Il termine volgare, forse uno dei pochi in questi tempi di cui non si abusa, è andato incontro a una totale devastazione e deformazione rispetto al suo significato originario. Immagino che volgare provenga da vulgus, dal latino. In senso buono indicava qualcosa di noto a tutti, del popolo, pubblico. Veniva usato invece in senso negativo per indicare qualcosa di vile, triviale, rozzo. Ha avuto anche nella sua storia un senso di sostantivo quando indicava un vero e proprio idioma (Vi dice niente il De Vulgari Eloquentia?). Possiamo senza remore affermare che ora nel quasi 2010 il senso buono e quello sostantivato sono del tutto scomparsi, lasciandoci in compagnia dell’aggettivo negativo, del vile, triviale e rozzo.

Dovremmo comunque pensare che, da un punto di vista socio-culturale, volgare è uno di quei termini che nel significato risente pienamente delle trasformazioni dei costumi e delle abitudini degli individui. Per esempio si può essere volgari utilizzando determinati emoticon nella chat, oppure in un qualsiasi altro modo del tutto impensabile 200 ma anche 100 anni fa. Ci è difficile in questa sede analizzare le tendenze culturali occidentali (ed in particolare quelle italiane), dovremmo dunque necessariamente trattare l’argomento con superficialità, sperando di poter poi tornarci e approfondirlo adeguatamente.

Non credo sia per voi una novità pensare che quello che conta (o per lo meno quello che sembra conti) sia la bellezza, l’estetica, la capacità di circuire l’altro, il fare furbo e schietto, il menefreghismo etc etc (potrei continuare per ore). Ci basti pensare al risalto che viene dato in praticamente tutte le serie TV di maggiore successo internazionale a queste figure. Parallelamente in queste serie televisive i personaggi miti, riservati, magari un po’ intellettuali, hanno si un ruolo importante, ma comunque di appoggio, sono oggetto di scherno (povero Wilson!) e vivono nell’ombra del protagonista, pieno di mezzucci e di personalità, traboccante di ego (invalidante per lui, ma di questo in pochi se ne accorgono).

Ma stiamo davvero parlando di una serie televisiva?

Si.

Continuando dunque la televisione come tanti altri mezzi, propina un determinato modello di uomo (uomo generico) “ideale”. Cui tutti, bene o male, cercano di rifarsi.

Sì, anche tu che adesso stai pensando “Che imbecilli. Io non lo faccio, non guardo la TV da 10 anni e non sono conformista”. Non è niente di cui bisognerebbe vergognarsi, è semplicemente aderire un modello per la sopravvivenza, niente di più naturale, umano, vitale.

In virtù comunque di questi cambiamenti nel costume, l’antico significato di triviale, rozzo e vile non ha più alcun senso.

Volgare è qualcosa che ormai prettamente si riferisce ad un campo di avvenimenti e situazioni (e sottointesi) relativi alla sessualità ed al sessuale. Solo in altri pochi casi il suo uso si riferisce a cose diverse il più delle volte può trattarsi di come qualcuno si è vestito, dell’abbigliamento o semplicemente lo si può dire di qualcuno che dice molte parolacce. Ma rimangono davvero poche applicazioni del termine volgare in uso.  Le altre applicazioni possiamo forse ravvisarle nei discorsi di coloro che una formazione intellettuale superiore alla media, insomma tipo letterati e cose del genere, che possono adoperarlo per esempio in un giudizio estetico su un opera d’arte. Rimaniamo comunque nel campo dell’utilizzo medio, ovvero la sessualità. Ci ritroviamo ad esempio a definire volgare una letterina, una letteronza, una velina per il suo abbigliamento succinto, oppure possiamo dire di un amico che sia volgare perchè dice continuamente “cazzo” “stronzo” “coglione” e via dicendo, potrei essere io volgare perchè pubblico queste parole sul mio sito, insomma parolacce e sesso. Molto spesso c’è comunque da dire che le parolacce in questione (quelle meno tollerate) siano comunque correlate alla sessualità. Le parolacce solitamente tollerate, di uso praticamente comune, assumono un ruolo di intercalare, e sono ampiamente utilizzate (Es: E che cazzo!). Utilizzate sempre nell’ambito privato e personale ovviamente, poi se siamo all’università e il nostro professore dice qualcosa del genere può suonarci strano, inadatto, ma non è che ce ne spaventiamo oppure ritiriamo, anzi. Spesso questo contribuisce a creare una relazione diversa con il docente ad abbassare un po’ il livello ex-catedra. Succede anche a scuola per esempio, mentre un docente spiega sul sottofondo si rumoreggia e chissà quante parolacce gli alunni schernendosi si dicono, se il professore si arrabbia e ne usa una (anche un po’ fessa) subito gli alunni storcono il naso, pensando che non si fa.

Ma questa è ipocrisia, è diverso.

Mi sta bene il fatto che il professore (in quanto ruolo che investe in quel momento) non dovrebbe, ma ci fermiamo lì. Non è che ci scandalizziamo. Passiamo comunque oltre.

Vediamo allora che il cardine della nostra società, più di ogni altra cosa è la sessualità, l’amore, il sesso, l’efficacia, essere bravi con le donne, essere brave con gli uomini, saperli comandare, evviva i regali costosi, evviva le vacanze ai caraibi, non farsi sottomettere dalle donne, tutto gira intorno a questo benedetto rapporto uomo-donna, e tutto curves around il corpo. Se prima volgarizzare significava qualcosa come raccontare in giro, rendere noto a tutti, ora volgarizzare significa più che altro rendere qualcosa brutto, troppo erotico, sporco, stupido (quando viene usato in una battuta), succinto, cafone.

Quante volte infatti usiamo “volgare” e “cafone” come avessero lo stesso significato?

Non siamo qui ovviamente a giudicare se sia giusta o sbagliata la trasformazione del termine (od un suo eventuale uso improprio) possiamo però affermare che, nell’ambito del suo significato attuale, potrebbe essere usato più spesso.

Oppure bisognerebbe far chiarezza!

Basta con questi falsi moralismi e con il perbenismo usa e getta convienente in certe situazioni ed in altre no.

p.s. sentendo di dover continuare per adesso fermiamo qui il discorso

Leonardo

Il termine volgare, forse uno dei pochi in questi tempi di cui non si abusa, è andato in contro a una totale devastazione e deformazione rispetto al suo significato originario. Immagino che volgare provenga da vulgus, dal latino. In senso buono indicava qualcosa di noto a tutti, del popolo, pubblico. Veniva usato invece in senso negativo per indicare qualcosa di vile, triviale, rozzo. Ha avuto anche nella sua storia un senso di sostantivo quando indicava un vero e proprio idioma (Vi dice niente il De Vulgari Eloquentia?). Possiamo senza remore affermare che ora nel quasi 2010 il senso buono e quello sostantivato sono del tutto scomparsi, lasciandoci in compagnia dell’aggettivo negativo, del vile, triviale e rozzo.
Dovremmo comunque pensare che, da un punto di vista socio-culturale, volgare è uno di quei termini che nel significato risente pienamente delle trasformazioni dei costumi e delle abitudini degli individui. Per esempio si può essere volgari utilizzando determinati emoticon nella chat, oppure in un qualsiasi altro modo del tutto impensabile 200 ma anche 100 anni fa. Ci è difficile in questa sede analizzare le tendenze culturali occidentali (ed in particolare quelle italiane), dovremmo dunque necessariamente trattare l’argomento con superficialità, sperando di poter poi tornarci e approfondirlo adeguatamente.
Non credo sia per voi una novità pensare che quello che conta (o per lo meno quello che sembra conti) sia la bellezza, l’estetica, la capacità di circuire l’altro, il fare furbo e schietto, il menefreghismo etc etc (potrei continuare per ore). Ci basti pensare al risalto che viene dato in praticamente tutte le serie TV di maggiore successo internazionale a queste figure. Parallelamente in queste serie televisive i personaggi miti, riservati, magari un po’ intellettuali, hanno si un ruolo importante, ma comunque di appoggio, sono oggetto di scherno (povero Wilson!) e vivono nell’ombra del protagonista, pieno di mezzucci e di personalità, traboccante di ego (invalidante per lui, ma di questo in pochi se ne accorgono).
Ma stiamo davvero parlando di una serie televisiva?
Si.
Continuando dunque la televisione come tanti altri mezzi, propina un determinato modello di uomo (uomo generico) “ideale”. Cui tutti, bene o male, cercano di rifarsi.
Sì, anche tu che adesso stai pensando “Che imbecilli. Io non lo faccio, non guardo la TV da 10 anni e non sono conformista”. Non è niente di cui bisognerebbe vergognarsi, è semplicemente aderire un modello per la sopravvivenza, niente di più naturale, umano, vitale.
In virtù comunque di questi cambiamenti nel costume, l’antico significato di triviale, rozzo e vile non ha più alcun senso.
Volgare è qualcosa che ormai prettamente si riferisce ad un campo di avvenimenti e situazioni (e sottointesi) relativi alla sessualità ed al sessuale. Solo in altri pochi casi il suo uso si riferisce a cose diverse il più delle volte può trattarsi di come qualcuno si è vestito, dell’abbigliamento o semplicemente lo si può dire di qualcuno che dice molte parolacce. Ma rimangono davvero poche applicazioni del termine volgare in uso.  Le altre applicazioni possiamo forse ravvisarle nei discorsi di coloro che una formazione intellettuale superiore alla media, insomma tipo letterati e cose del genere, che possono adoperarlo per esempio in un giudizio estetico su un opera d’arte. Rimaniamo comunque nel campo dell’utilizzo medio, ovvero la sessualità. Ci ritroviamo ad esempio a definire volgare una letterina, una letteronza, una velina per il suo abbigliamento succinto, oppure possiamo dire di un amico che sia volgare perchè dice continuamente “cazzo” “stronzo” “coglione” e via dicendo, potrei essere io volgare perchè pubblico queste parole sul mio sito, insomma parolacce e sesso. Molto spesso c’è comunque da dire che le parolacce in questione (quelle meno tollerate) siano comunque correlate alla sessualità. Le parolacce solitamente tollerate, di uso praticamente comune, assumono un ruolo di intercalare, e sono ampiamente utilizzate (Es: E che cazzo!). Utilizzate sempre nell’ambito privato e personale ovviamente, poi se siamo all’università e il nostro professore dice qualcosa del genere può suonarci strano, inadatto, ma non è che ce ne spaventiamo oppure ritiriamo, anzi. Spesso questo contribuisce a creare una relazione diversa con il docente ad abbassare un po’ il livello ex-catedra. Succede anche a scuola per esempio, mentre un docente spiega sul sottofondo si rumoreggia e chissà quante parolacce gli alunni schernendosi si dicono, se il professore si arrabbia e ne usa una (anche un po’ fessa) subito gli alunni storcono il naso, pensando che non si fa.
Ma questa è ipocrisia, è diverso.
Mi sta bene il fatto che il professore (in quanto ruolo che investe in quel momento) non dovrebbe, ma ci fermiamo lì. Non è che ci scandalizziamo. Passiamo comunque oltre.
Vediamo allora che il cardine della nostra società, più di ogni altra cosa è la sessualità, l’amore, il sesso, l’efficacia, essere bravi con le donne, essere brave con gli uomini, saperli comandare, evviva i regali costosi, evviva le vacanze ai caraibi, non farsi sottomettere dalle donne, tutto gira intorno a questo benedetto rapporto uomo-donna, e tutto curves around il corpo. Se prima volgarizzare significava qualcosa come raccontare in giro, rendere noto a tutti, ora volgarizzare significa più che altro rendere qualcosa brutto, troppo erotico, sporco, stupido (quando viene usato in una battuta), succinto, cafone.
Quante volte infatti usiamo “volgare” e “cafone” come avessero lo stesso significato?
Non siamo qui ovviamente a giudicare se sia giusta o sbagliata la trasformazione del termine (od un suo eventuale uso improprio) possiamo però affermare che, nell’ambito del suo significato attuale, potrebbe essere usato più spesso.
Oppure bisognerebbe far chiarezza!
Basta con questi falsi moralismi e con il perbenismo usa e getta convienente in certe situazioni ed in altre no.
p.s. sentendo di dover continuare per adesso fermiamo qui il discorso!
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