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	<title>Commenti a: I mass media, il pensiero comune e l’abuso dell’appellativo eroe.</title>
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	<description>Diamo voce alle piccole cose.</description>
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		<title>Di: Leonardo</title>
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		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 14:19:41 +0000</pubDate>
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		<description>Ammetto che sul momento anche io mi posi lo stesso interrogativo e pensai pressocchè lo stesso. Quegli uomini sono soldati, i soldati vanno a fare la guerra (spesso controvoglia) e non sono costretti a farlo (intendo non sono costretti ad arruolarsi). E&#039; ovvio che la morte come avvenimento può appartenere molto di più al militare che al panettiere (nonostante mantenga il suo tremendo valore). 

Ma mi permetto di dissentire sulla tua analisi della parola Eroe. Poi aggiungo anche un&#039;altra cosa, magari dopo. Il termine Eroe è strettamente collegato a quello che sono le guerre e la difesa della propria patria. E&#039; probabile che oggigiorno il suo significato si sia allargato e corrisponda a tutta un&#039;altra serie di cose, come per esempio colui che con coraggio affronta tutti gli ostacoli e le asperità della vita, un eroe civile, possiamo dire. 

Dunque io non credo che nell&#039;utilizzo mediatico del termine Eroe si nasconda una congiunzione disgiuntiva, ovvero Questo è un eroe e chi muore in un altro modo non lo è (per lo meno lo spero :roll: ) bensì sia più che altro un retaggio delle antiche definizioni dei morti in battaglia. Io non credo che l&#039;utilizzo del termine in se sia da condannare. Bisognerebbe più che altro segnalare che anche un morto sul lavoro è un eroe (che poi in fondo un soldato morto è un morto sul lavoro a tutti gli effetti) e che dovrebbe pari spazio a livello mediatico. Che poi si dovrebbe aprire un ulteriore parentesi sulle eventuali morti sul lavoro per negligenza propria o altrui e così via ma il discorso è infinito. Noi parliamo parliamo parliamo e loro intanto ci lasciano la pelle. In questi casi parlare mi riesce alquanto difficile. Dirò in conclusione (e forse con quest&#039;ultima affermazione chiarisco la mia posizione se qualcuno avesse frainteso) che rispetto allo stesso modo la morte di un soldato così come quella di un operaio, d&#039;altronde lo sappiamo, la morte è una livella.

Leonardo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ammetto che sul momento anche io mi posi lo stesso interrogativo e pensai pressocchè lo stesso. Quegli uomini sono soldati, i soldati vanno a fare la guerra (spesso controvoglia) e non sono costretti a farlo (intendo non sono costretti ad arruolarsi). E&#8217; ovvio che la morte come avvenimento può appartenere molto di più al militare che al panettiere (nonostante mantenga il suo tremendo valore). </p>
<p>Ma mi permetto di dissentire sulla tua analisi della parola Eroe. Poi aggiungo anche un&#8217;altra cosa, magari dopo. Il termine Eroe è strettamente collegato a quello che sono le guerre e la difesa della propria patria. E&#8217; probabile che oggigiorno il suo significato si sia allargato e corrisponda a tutta un&#8217;altra serie di cose, come per esempio colui che con coraggio affronta tutti gli ostacoli e le asperità della vita, un eroe civile, possiamo dire. </p>
<p>Dunque io non credo che nell&#8217;utilizzo mediatico del termine Eroe si nasconda una congiunzione disgiuntiva, ovvero Questo è un eroe e chi muore in un altro modo non lo è (per lo meno lo spero <img src='http://www.poterealleformiche.com/wp-includes/images/smilies/icon_rolleyes.gif' alt=':roll:' class='wp-smiley' /> ) bensì sia più che altro un retaggio delle antiche definizioni dei morti in battaglia. Io non credo che l&#8217;utilizzo del termine in se sia da condannare. Bisognerebbe più che altro segnalare che anche un morto sul lavoro è un eroe (che poi in fondo un soldato morto è un morto sul lavoro a tutti gli effetti) e che dovrebbe pari spazio a livello mediatico. Che poi si dovrebbe aprire un ulteriore parentesi sulle eventuali morti sul lavoro per negligenza propria o altrui e così via ma il discorso è infinito. Noi parliamo parliamo parliamo e loro intanto ci lasciano la pelle. In questi casi parlare mi riesce alquanto difficile. Dirò in conclusione (e forse con quest&#8217;ultima affermazione chiarisco la mia posizione se qualcuno avesse frainteso) che rispetto allo stesso modo la morte di un soldato così come quella di un operaio, d&#8217;altronde lo sappiamo, la morte è una livella.</p>
<p>Leonardo</p>
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