Buongiorno,
In questi giorni primeggia la vicenda del Lodo Alfano, ho ritenuto quindi giusto dedicargli un po’ di spazio.
Partiamo dal principio, un po’ di storia legale non guasta. Con contributi proveniente un po’ da Il Mattino e un po’ dalla Gazzetta Ufficiale vi riporto questi dati.
Allora prima di tutto il percorso del Lodo Alfano inizia con il cosiddetto Lodo Maccanico, poi sostituito dal Lodo Schifani nel 2003. Anche questo, dopo 6 mesi dalla sua attivazione fu dichiarato incostituzionale dalla Corte. Nel luglio 2009 viene riproposto con alcune modifiche e viene approvato. Una delle modifiche fondamentali è che la versione Alfano immunizza quattro cariche invece che che cinque (viene escluso il presidente della corte costituzionale poichè la sua non è una carica elettiva). Ottobre 2009, la consulta dichiara incostituzionale anche il Lodo Alfano.
Allora, dopo questa breve parentesi storica passiamo in rassegna proprio il contenuto (comma per comma) della legge (composta da un solo articolo e otto comma), sennò si parla del vuoto e non si capisce. Oppure si parla senza sapere, che è ancora peggio.
- Sospensione dei processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato (articolo 1, comma 1). Sospensione dei processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato. La sospensione opera per il Presidente della Repubblica, per il Presidente del Senato, per il Presidente della Camera, per il Presidente del Consiglio dei ministri. La sospensione opera dalla data di assunzione della carica o della funzione e si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica.
- Rinuncia alla sospensione (articolo 1, comma 2). L’imputato o il suo difensore munito di procura può rinunciare alla sospensione in ogni momento.
- Assunzione delle prove non rinviabili (articolo 1, comma 3). Nonostante la sospensione del processo il giudice potrà procedere, se ne ricorrono i presupposti, all’assunzione delle prove non rinviabili. Secondo la relazione illustrativa del provvedimento si tratta di una valvola di sicurezza che salvaguardia il diritto alla prova e impedisce che la sospensione operi in modo generale e indifferenziato sul processo.
- Prescrizione (articolo 1, comma 4). Alla sospensione del processo è collegata la contestuale sospensione dei termini di prescrizione.
- Durata della sospensione (articolo 1, comma 5). La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile (su questo punto però si pone una eccezione, nel caso di una nuova nomina nel corso della stessa legislatura. Secondo la relazione illustrativa al provvedimento questo regime speciale sarebbe imposto dalla diversa durata delle 4 cariche interessate dal provvedimento.
- Trasferimento dell’azione in sede civile (articolo 1, comma 6). In caso di sospensione possibilità per la parte civile di trasferire l’azione in sede civile.
- Disposizione transitoria (articolo 1, comma 7). Sospensione estesa anche ai processi penali già in corso, in ogni fase e grado, all’entrata in vigore del provvedimento.
- Entrata in vigore (articolo 1, comma 8). Il provvedimento entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Perfetto, ora abbiamo tutto ben chiaro. Vediamo che le modifiche del Lodo Schifani riguardano il comma 1, il comma 2 ed il comma 5. Ovvero riguardava anche il presidente della corte costituzionale (1), la sospensione dei procedimenti avveniva d’ufficio e dunque non era possibile una rinuncia (2), la durata della sospensione poteva essere prorogata senza limiti fin quando l’imputato deteneva una delle cinque cariche previste (3).
Ma con che coraggio è stata proposta?
Vediamo nel testo del lodo Alfano una serie di misure cautelative nei confronti di quei procedimenti, come il comma 3 ed il comma 4, nonostante ciò continua ovviamente a rivelarsi incostituzionale, senza ombra di dubbio. Mi sono chiesto in questi due giorni di consulta il perchè questa durasse così tanto.
Io mi immaginavo la consulta ideale così:
Giudice 1: Allora, parliamo del Lodo Alfano.
Giudice 2: Aspetta spostati un po’ che c’hai scritto dietro la schiena?
Giudice 3: Aspè giudice 4 leggi tu..
Giudice 4: La legge è uguale per tutti.
Giudice 1: Possiamo considerare chiusa la consulta. Arrivederci e grazie per la presenza.
Durata: ca 3 minuti. 5, se consideriamo i caffè.
Invece no, è durata due giorni e la cosa forte è che NON è stata una decisione all’unanimità. Ora a dir la verità, come fa una cosa del genere a non essere incostituzionale per ben 6 giudici? Ma lasciamo perdere.
Passiamo alla motivazione del Lodo Alfano, di cui parlava Bondi l’altra sera a Ballarò. L’obiettivo sarebbe permettere a queste quattro cariche di esercitare le proprie funzioni in tutta tranquillità senza dover “perder tempo” per andare in tribunale e presenziare ai processi che li riguardano.
Quando ho sentito queste parole ho pensato: C’è della logica in questa follia!
Effettivamente c’è della logica. Se per esempio il presidente della repubblica è impegnato in una visita istituzionale in qualche altro stato e a suo carico c’è un procedimento per un furto di galline all’età di 8 anni (E’ UN ESEMPIO!!) potrei anche capire che sia un fastidio e che in qualche modo disturbi l’esercizio della sua funzione. Ma qui c’è una considerazione secondo me centrale, da porsi. Il furto della gallina non è in alcun modo collegato alla funzione del presidente della Repubblica (beh.. se è una gallina italiana sì, però…) e quindi sia il presidente colpevole o meno questo non mina il suo lavoro. E’ sicuramente una colpa da “scontare” ma questa non intacca il suo valore. Ma se, invece, il procedimento penale riguarda qualcosa che ha a che fare con l’esercizio della stessa funzione NON può e NON deve essere sospesa.
E’ come dire che un fornaio è indagato per utilizzare veleno insieme al lievito però, per farlo lavorare tranquillamente, tale procedimento viene sospeso. E quando lo sapremo se usa il veleno o no?
E’ secondo me questo il problema è del Lodo Alfano. I procedimenti ai quale viene applicata questa immunità. A questo punto voi direte: Ok, ora hai detto sta cosa. Bravo. Ora però ci devi dire quali sarebbero i procedimenti che riguardano il Premier e che riguarderebbero l’esercizio della sua funzione.
Avete ragione, ma dovete tenere presente che il ruolo del premier (o di un altro dei coperti dal lodo) è ben diverso da quel fornaio ed ha prerogative diverse, come quella della credibilità.
da ilMattino.it
Quei processi “bloccati” dove il premier è imputato:
I diritti tv e cinematografici. Il primo, dunque, è quello relativo ai presunti fondi neri creati da Mediaset con la compravendita di diritti tv e cinematografici. In questo procedimento la Procura milanese ipotizza che delle major americane abbiano ceduto diritti televisivi a due società off shore collegate a Fininvest le quali li avrebbero in seguito rivendute a Mediaset a prezzi maggiorati.
Il processo, in dibattimento davanti ai giudici della prima sezione penale, era stato sospeso a fine settembre dello scorso anno dopo che il pm Fabio De Pasquale aveva chiesto al collegio di ricorrere alla Corte Costituzionale contro il Lodo Alfano. Dopo una lunghissima camera di consiglio, il collegio presieduto da Edoardo Davossa aveva deciso di rimettere alla Corte Costituzionale la decisione e di sospendere il giudizio non solo per il premier ma anche per tutti gli altri imputati.
Due, sostanzialmente, i profili di presunta incostituzionalità lamentati dall’aula del processo sui diritti tv. La prima sottolineava come le norme relative alle prerogative e all’attività di organi costituzionali richiedano un procedimento di revisione costituzionale, mentre il Lodo approvato è una legge ordinaria. Esattamente la tesi “sposata” questa sera dalla Consulta. Il secondo è quello che sottolinea la disomogeneità per fonte di investitura delle cariche “coperte” dal Lodo (presidenza del Consiglio, della Camera, del Senato e della presidenza della Repubblica) oltre a quella sorta di discriminazione tra presidenza e componenti che la legge in qualche modo sembra introdurre. Ed è questo il primo processo che potrà riprendere a Milano. E’ solo questione di tempo e di calendario delle udienze, ma il procedimento potrebbe ripartire entro un mese se non prima.
Il caso Mills. Il secondo procedimento riguarda il caso Mills. In questa causa Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari, ma la sua posizione, dopo il varo del Lodo Alfano, è stata stralciata da quella del legale inglese accusato di aver ricevuto una somma di denaro per mentire, quantomeno per omettere tutta la verità, nell’ambito di due cause celebrate a Milano nell’era immediatamente post-Mani Pulite: il processo “All Iberian” e “tangenti alla Guardia di Finanza”. A differenza del processo celebrato davanti alla prima sezione penale, quello a carico di Mills-Berlusconi, al momento dell’entrata in vigore del lodo Alfano, era ormai al termine. E forse anche questo, come l’imminente prescrizione, aveva determinato, un anno fa, il collegio presieduto da Nicoletta Gandus a stralciare e “congelare” la posizione del solo premier e procedere oltre con il giudizio nei confronti di Mills. A giudizio di quel collegio, infatti, il legislatore volutamente non aveva esteso i privilegi del Lodo anche ai coimputati: per la precisione, avevano scritto i giudici, il discrimine tra alte cariche e conindagati era stata non «una omissione casuale ma frutto di consapevole scelta del legislatore».
Con quella determinazione il collegio di Nicoletta Gandus è arrivato a giudizio per David Mills, condannato a quattro anni e mezzo di reclusione (venerdì prossimo inizierà il processo d’appello) ma ha perso ogni possibilità di giudicare in futuro il Premier. Se nel caso dei diritti tv, in qualsiasi momento, il processo può ripartire a carico di tutti gli imputati, compreso il presidente del Consiglio, nel caso Mills è certo che la causa, se non proprio dall’inizio, debba comunque ripartire quasi da zero davanti ad altri tre “togati”. Lo scontro è annunciato. Mentre l’accusa chiederà di riprendere il ‘filo del discorsò da dove è stato interrotto, la difesa del Premier, è pressochè scontato, infatti, non acconsentirà a dare il consenso alla validità degli atti compiuti quasi fino alla sentenza Mills. Tanto più che a lungo, e con una ricusazione, gli avvocati del Presidente del Consiglio avevano “attaccato” il presidente del passato collegio, Nicoletta Gandus, accusandola di grave inimicizia nei confronti di Berlusconi. Il risultato è che il processo, se dovesse rinnovare anche solo parte degli atti formati a fatica soprattutto attraverso interrogatori per rogatoria, difficilmente potrà arrivare ad una conclusione prima che scadano i tempi della prescrizione, già strettissimi lo scorso anno.
Il terzo filone. Non a giudizio, ma in attesa di andarci, è ora un terzo filone, “figlio” del processo principale sui diritti tv ed è quello denominato Mediatrade. In questo stralcio Silvio Berlusconi è accusato di appropriazione indebita per aver sottratto, secondo i magistrati milanesi, alle casse di Mediaset e, prima ancora, di Fininvest, i proventi della compravendita di film e pellicole cinematografiche acquistate da majors americane e rivendute al gruppo italiano con l’intermediazione di un uomo d’affari egiziano, Frank Agrama, nome che da tempo rimbalza nelle cronache giudiziarie, ritenuto il socio occulto del premier. Tutto sarebbe avvenuto all’estero, sostiene la procura, dove i profitti della compravendita sarebbero stati nascosti in conti accesi in Svizzera, Monte Carlo e le Bahamas. In questo filone, oltre al leader del Pdl, figurano Agrama e una decina di manager ed ex manager legati al gruppo di Segrate. Dopo due anni, dunque, anche lo stralcio Mediatrade, è praticamente chiuso, e pronto a procedere con il deposito degli atti, preludio ad una richiesta di rinvio a giudizio. Le carte, una gran mole di faldoni, giacciono da settimane nell’ufficio del pm Fabio De Pasquale in attesa della Consulta.
Procedere con il deposito prima del verdetto dei giudici costituzionali è sembrato, questo almeno era il timore, una pressione sui colleghi della Consulta, una “sfida” che evidentemente non è piaciuta, primo tra tutti, al procuratore capo di Milano, Manlio Minale, il cui rispetto per le istituzioni è ben noto negli uffici giudiziari. Il deposito, ora, anche per Silvio Berlusconi, è solo questione di giorni.
Che ne pensate? E’ abbastanza? Io non dico che è colpevole, non potrei. Desidero però da cittadino che sia processato. E non mi si venga a dire che “è normale che lo condannano i giudici sono tutti di sinistra” perchè un’affermazione del genere mi fa saltare i nervi per dei validi motivi:
- I Giudici NON sono tutti di sinistra e se anche lo fossero probabilmente un motivo c’è.
- E’ impossibile trovare un uomo nell’ambiente politico-giudiziario PRIVO di una qualsiasi corrente politica, anche perchè, nel caso in cui manchi la politica arrivano i sooordi!
- I Giudici (si spera) difendono la costituzione e la loro decisione è legale e non politica. Ricordiamoci che il lodo Alfano è stato bocciato non perchè “Il premier ci sta parecchio antipatico” ma per violazione degli art 3. e gli art 138. E si ricorda oltretutto che dalla giurisprudenza i primi 12 articoli della Costituzione sono considerati quelli fondanti e che non possono essere sottoposti a revisione costituzionale. Anche perchè l’articolo 139 recita: Le modifiche al testo della costituzione non devono comunque compromettere lo spirito repubblicano e gli ideali sui quali essa si fonda. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.
Ci siamo dunque, ho detto un po’ quello che mi andava di dire, spero di non avervi annoiato. Ora come ora sono un po’ preoccupato da ciò che succederà nei prossimi giorni.
Buona giornata,
Leonardo



I Post più Commentati