Reduce dalla lettura di questo bel (ops, già vi ho anticipato la recensione) libro, lo affido come al solito all’etere. Dico da subito che l’ho letto quasi del tutto in vacanza e può dunque aver collaborato a questa buona impressione un mio generale senso di benessere. Escludo comunque che sia possibile un totale stravolgimento delle mie opinioni. Allora, prima edizione del 1991, l’edizione del Luglio 2008 è la 48esima! Insomma stampato e ristampato. Allora, una nota interessante (forse solo per me, lo ammetto) è come sia arrivato fino a me. Mi vergogno un po’ ma ho conosciuto questo libro tramite un quiz di facebook, na roba tipo “Qual è il tuo alter ego Letterario?” ed il suo risultato, ovvero “Sei Benjamin Malaussene, de Il paradiso degli orchi di Daniel Pennac” con foto della copertina annessa. Sotto, la descrizione: “Sei analitico, freddo, razionale etc etc” insomma sta descrizione mi incuriosisce e mi dico – vabbè, lo compro! – Questo accade tipo un mesetto fa, tra una cosa e l’altra non ho il tempo di leggerlo. Appena ho avuto il tempo, l’ho finito in due giorni. Allora, il libro ha tutto quello che serve per essere un ottimo romanzo. Una famiglia assurda, un lavoro di quelli normali con tutte le sue particolarità assurde, un protagonista in fondo folle e la penna di un autore che sa come pochi altri utilizzare l’umorismo, “irriducibile espressione dell’etica”.
All’inizio abbiamo la presentazione della famiglia, la sorella Louna, il fratello Jeremy, le altre sorelle Therèse e Clara, il suo cane Julius, la sua madre assente. Ben è il fratello maggiore (un ottimo fratello di famiglia, come si definisce lui stesso) e con il suo lavoro al Grande Magazzino (è il responsabile del controllo tecnico) manda avanti tutta la baracca. Ogni componente ha le sue particolarità: Louna, gravida di gemelli, che si è tolta di nascosto la spirale ed è stata lasciata dal suo uomo, Laurent. Theresè ha la passione per l’astrologia, i culti, il mistero e cose simili. Clarà ha la maturità e fotografa qualsiasi cosa le passi davanti “diminuisce l’orrore a colpi di otturatore”. Jeremy salta spesso e volentieri la scuola per le motivazioni più incredibili. Julius è epilettico, ha una lingua enorme e puzza incredibilmente. Ben ogni sera rielaborando le sue sventure quotidiane racconta una storia ai ragazzi, prima che si addormentino. Questa routine quotidiana è rotta da una storia di bombe, da una serie di esplosioni all’interno del grande magazzino. Ben, come gli altri impiegati, viene interrogato dalla polizia più e più volte, incontrando sbirri tosti e irriducibili come Rabdomant. Al magazzino ha qualche amico, come Thèo, così come qualche nemico, come Cazeneuve. E’ tra l’altro proprio al Magazzino che Ben incontra Zia julia, da lui stesso soprannominata così per coprirla e non farla sgamare da Cazeneuve. Zia Julia è una giovane e procace donna, che colpisce subito l’animo di Ben. Dopo una defaillance, Ben passerà ad avere rapporti pressocchè regolare con lei (”Vuoi essere la mia porta-aerei, Ben? “). Si scoprirà dopo che è una giornalista, così sarà a lei che Ben venderà la storia del suo finto lavoro (solo sulla carta è il responsabile del controllo tecnico, in realtà fa il capro espiatorio) apposta per farsi licenziare. Il mistero delle bombe aleggia nel libro lasciando però maggiore spazio alle considerazioni estemporanee di Ben, che, guardandosi intorno, ne ha da dire di tutti i colori. Lasciandovi ovviamente nell’ignoranza di chi sia il colpevole (non è il maggiordomo) passiamo a come il libro è scritto.
Allora sono 200 pagine, quindi neanche tante ed è altamente scorrevole. Ho molto apprezzato la divisione in capitoli molto fitta (parliamo di un capitolo ogni 10 pag. in media) che contribuisce alla leggibilità del libro. Le punte di umorismo sono davvero efficaci e la narrazione concede di “visualizzare” il libro, come se stessimo guardando un film. Ci sono riferimenti letterari all’interno (Ben parla spesso del “pasticciaccio de via merulana” di Gadda) con anche considerazioni di carattere sociologico (possiamo dirlo?).
Due pollici in Su! Ne consiglio la lettura gradevole e leggera. Anzi, sono rimasto contento quando ho scoperto che è solo il primo di una serie di romanzi riguardanti sempre questa fantastica famiglia. Il prossimo? La fata carabina. Non posso dirvi di più che:
“Quando l’ho finito ho pensato, che peccato.”
Leonardo


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ho appena finito di leggerlo!
sì, è davvero strepitoso, Pennac è un genio, ha un senso dell’ironia e della narrativa ordinata -eppure ricca, mescolata- che fa davvero invidia.
Tu sei più avanti di me, quindi per ora non posso leggere le altre recensioni
bacino!