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L’ignoranza dei “secchioni” (quando studiare troppo nuoce gravemente alla salute)

..poi un giorno ti alzerai da quella sedia scomoda,lasciando per un istante le sudate carte e affacciandoti dal balcone della vita,vedrai affranto il mondo di cui tanto avevi sentito parlare.Macchine,pedoni,vetrine addobbate ma soprattutto il cielo,le nuvole,il vento che soffiando ti scompiglia i capelli.Sentirai le gocce di pioggia bagnarti i piedi,consapevole però che la tempesta è altrove.Conosciuti quali sono i tuoi limiti,non vorrai altro che far parte di quella realtà conosciuta solo in teoria,ma prima dovrai riuscire a convincere te stesso di non appartenere a quella sedia,a quei libri su cui stai puntando tutto ma che rischiano di distrarti dalle cose davvero importanti..

E se fossero quelli che spesso soprannominiamo “secchioni”,in realtà i veri ignoranti?Sembra paradossale ma…partendo dal presupposto che il tempo è limitato e che quindi andrebbe ottimizzato,il rapporto ore di studio-risultato nel concreto,come crescita e formazione dell’individuo,è davvero così positivo?No,o almeno non lo è del tutto.Una premessa è doverosa,altrimenti sembra quasi che questa mia riflessione voglia lodare gli “sfaticati”.Io sto parlando di quelle persone che pongono come “primo motore immobile” la scuola e non fanno altro che chiudersi in casa ad imparare nozioni su nozioni.Esagerano insomma..perchè anche studiare,come bere,mangiare e lavorare troppo,alla lunga è solamente controproduttivo.La vita è una continua prova di abilità pratiche,nella quale è fondamentale imparare a sapersi arrangiare e a scendere a compromessi.Per quanto si possa imparare sui libri,manuali o seguendo lunghi e noiosi corsi integrativi,non si va da nessuna parte senza aver fatto esperienze “sul campo”.E solo avendo una discreta “attività sociale” infatti,degli amici con cui parlare,litigare e sognare,facendo sport,uscendo la sera,si può aspirare ad avere quel bagaglio indispensabile per sopravvivere in questa giungla.Ho sempre apprezzato quindi coloro che per superare i compiti in classe,usavano fotocopie ridotte nascondendo gli appunti nei posti più disparati,poiché considero la furbizia nello specifico come una delle vette più alte della mente,e come prova tangibile di aver compreso buona parte delle leggi non scritte.

Certo il presupposto è che un minimo indispensabile si sappia,si debba conoscere l’argomento e le sue linee generali poiché il menefreghismo è ancora più deleterio.E quando ho potuto,confesso di non esseremi mai tirato indietro,anche se stavo “imbrogliando” e i sensi di colpa avrebbero dovuto distruggermi.O almeno così dicono.La cultura è il primo fondamentale passo verso la libertà;conoscere e soprattutto elaborare uno spirito critico e dei punti di vista personali ti permettere di non essere pecora,semmai pastore.Ma se questo è indubbio è altresì vero l’aforisma di Aristotele “la virtù sta nel mezzo”,e il saper alternare divertimenti e momenti di svago a riflessioni e considerazioni sui testi più che imparare a memoria nomi e date che non serve a niente,è fondamentale e necessario nel mondo di oggi dove non sono solo i più colti,quelli che riescono a fare strada.Mi ricordo che fin dai tempi delle medie ho trovato perciò ridicoli e un po’ patetici coloro che stavano sempre a lamentarsi dei voti che prendevano,per due semplici motivi:manifesta presunzione,e poca elasticità mentale.Tutto è relativo e può essere messo in discussione, e anche le valutazioni,risentendo della soggettività e del metodo del professore, possono essere erronee.Perchè c’è il fattore c,(quante volte abbiamo pensato“Mi hanno chiesto proprio quello che non sapevo”) da mettere in conto,che si può sconfiggere con quelle doti “del sapersela cavare”che elogiavo prima e che possono influire molto sulla valutazione.

Mi viene in mente lo stupendo film “The millionaire” a supporto della mia tesi.Un ragazzo di strada,nato tra le baracche di fango,riesce a conquistarsi l’opportunità per partecipare all’importante show televisivo,nonostante i pregiudizi,e a sorprendere tutti.Risponde con sicurezza ad ogni domanda,pur non avendo una vasta cultura,con l’aiuto dei ricordi di una vita difficile e a tratti drammatica ma certamente piena di emozioni e soddisfazioni.Il “ragazzo del thè” che ha saputo sfruttare l’attimo e conquistare un posto nella storia ma quel che più conta:l’amore.Questa è una favola è vero,una finzione,però non è detto che ognuno di noi non possa vivere la sua..Ed il primo passo perché si avveri è scendere per strada e respirare e vivere le altre persone,valutare le reazioni,le espressioni e poi..”Carpe diem”.Tra un po’ ci sarà la maturità e già immagino la disperazione stampata a fuoco sul viso degli alunni,i siti web invasi da domande su questo e quel docente e consigli su quali autori studiare.Se posso dare un consiglio,dato che l’ho affrontata e vissuta intensamente l’anno scorso,tutto sta nel saper stare sereni e non farsi prendere dall’ansia.

Quel numero che alla fine viene dato,non solo è poco utile (se non in rari casi nelle selezioni,e per una riduzione minima delle tasse) ma non attesta alcun che. E lo capisci quando entrando all’università,non ci sono aule per i sessanta,e altre per i cento,ma sedie scomode allo stesso modo per tutti.In definitiva i numeri,le formule,le correnti di pensiero sono utili solo se non vanno a riempire un contenitore vuoto.Fino a che non viviamo sulla pelle il dolore,il piacere e tutte le sensazioni forti che fanno crescere e maturare,non siamo altro che una pianta i cui frutti non sbocceranno mai,un potenziale inespresso.Espresso invece incredibilmente meglio da coloro per anni sono stati considerati discreti scolari ma che qualche anno dopo non solo hanno colmato “il gap” con i “secchioni” avendo acquisito consapevolezza delle proprio abilità,ma di fatto si sono più avvicinati all’obbiettivo primario di tutte le persone:essere felici,dimostrando per giunta che quell’idea che poteva sembrare strana inizialmente non è poi tanto paradossale infondo.

“…ti volterai ancora un secondo,come un naufrago che osserva il mare in cui tanto ha penato,e guardando quella sedia,quei volumi accatastati l’uno sull’ altro,e quel voto appeso al frigo,capirai..e con le lacrime agli occhi correrai sotto quella pioggia come non avevi mai avuto il coraggio di fare.Sarà quello il tuo primo giorno da uomo libero”

di Marcello Affuso

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3 comments to L’ignoranza dei “secchioni” (quando studiare troppo nuoce gravemente alla salute)

  • Magnifico!
    Riflette perfettamente il mio pensiero!!!

  • clio

    ben scritto e ben detto:-)
    Clio :wink:

  • Dario

    Beh… l’articolo avrebbe senso in un mondo di intellettualisti, in un mondo come il nostro in cui l’ignoranza regna sovrana scrivere un articolo in cui si elogia prima di tutto la furbizia, in un paese come l’Italia in cui se da piccoli si usavano le fotocopie da grandi si risolve con bustarelle e corruzione, un articolo del genere è veramente da acclamare…
    Se pensi che la furbizia sia l’equilibrio tra erudizione e ignoranzabe allora non mi stupisco di come vanno le cose..

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