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Sotto il Sole Giaguaro di Italo Calvino

Riprendiamo oggi con un altro elaborato di Calvino, mi dispiace ma di questi tempi mi piace molto. Diciamo subito che questo è un libro attraverso il quale Calvino intende ridare dignità ai sensi. In particolare però il libro è composto da soli tre racconti.

Il nome, il naso. (Olfatto)
Sotto il sole Giaguaro (Gusto)
Un Re in Ascolto (Udito)

Pare che Calvino non abbia avuto il tempo di completare gli altri due racconti. A maggior ragione questo libro è considerato la prima opera postuma, pubblicata per la prima volta nel 1986. Nella storia comunque (dall’800 in poi) c’è stato un certo interesse per la sottovalutazione dei sensi e del loro utilizzo. Anzi, in realtà, le prime considerazioni risalgono all’antica filosofia greca, nel cui panorama compare anche Plotino che parlò dei sensi alla stregua della memoria. I sensi devono dunque essere visti come un’attività, qualcosa da utilizzare e da rafforzare. Esercitare. Calvino coglie questo suggerimento e ci trasporta in questi tre racconti (sempre sospesi, incerti, in pieno stile calvino) esemplificativi di storie nate, cresciute e morte sotto il segno dei sensi.

Calvino ne scrive in quarta di copertina:

Un libro che sto scrivendo parla dei cinque sensi, per dimostrare che l’uomo contemporaneo na ha perso l’uso. Il mio problema scrivendo questo libro è che il mio olfatto non è molto sviluppato, manco d’attenzione auditiva, non sono un buongustaio, la mia sensibilità tattile è approssimativa, e sono miope

Ma passiamo all’analisi racconto per racconto:

Il nome, il naso.

Questo si divide in tre storie parallele, accomunate però dalla conclusione, la morte.

Nel primo seguiamo un personaggio (che qualcuno ha definito fortemente Proustiano) che cerca la sua amata conoscendone solo l’odore, sentito durante un ballo in maschera. Così si reca nella profumeria di Madame Odìle e le dichiara il suo desiderio. << … No, Madame, non è questo in fede mia -riuscii a dire- Ciò che devo trovare non è il profumo adatto a una donna che conosco! E’ la donna quella che cerco: una donna di cui non conosco che il profumo!… >>. La profumeria, che conosce tutto il bel mondo francese grazie ai profumi, riesce ad indicargli la donna da lui cercata. L’olfatto diventa così un alfabeto prezioso e complesso, che solo pochi possiedono e solo in pochi possono usare. Il nostro protagonista riuscirà poi a trovarla, ma solo quando ormai il suo bellissimo odore e quello della morte, sono intrecciati indissolubilmente.

Nel secondo siamo con un essere primitivo nella savana, che segue la sua compagna tramite l’odore. Ci sono anche delle riflessioni <<A tenere il naso sospeso nell’aria certo le cose che si perdono sono tante: notizie che puoi tirar fuori annusando la terra con tutte le tracce di bestie che ci sono passate, annusando gli altri del branco specialmente le femmine. Si hanno in cambio altre cose: il naso più asciutto che sente odori lontani portati dal vento, i frutti degli alberi, le uova degli uccelli nei nidi>>. Sulle tracce della compagna attraverserà la Savana, scovando diversi indizi. Riuscirà, alla fine, a trovarla, tra mille altri odori. La troverà però in un burrone, dilaniata dagli avvoltoi.

Nel terzo invece siamo con un ragazzo appartenente ad una band in una vecchia New York. Dopo una specie di festino il ragazzo si sveglia tra mille corpi addormentati e svenuti in questo grande magazzino, passando di corpo in corpo viene attirato da un odore in particolare, un odore fuori sede, dei capelli di una ragazza bionda. <<Eppure io lì ecco sento sotto di me una pelle certamente bianca di ragazza,una pelle che respira come i pori delle foglie dei prati e tutto il puzzo che c’era l’intorno resta a distanza di questa pelle diciamo due centimetri… >>. Quando tornerà la troverà soffocata dai gas della stufa che lui stesso aveva acceso.

Sotto il Sole Giaguaro

Siamo con una coppia che attraversa il Messico, di cui lui è un po’ più fragile e forte di lei, Olivia. A proposito lui stesso afferma <<… Olivia vedeva e sapeva cogliere e isolare e definire rapidamente molte più cose di me e perciò il mio rapporto col mondo passava essenzialmente attraverso di lei…>>. Vanno alla scoperta dei piatti tipici messicani, così come delle rovine delle antiche civiltà. Olivia incalza le guide e riesce a fargli ammettere che spesso i sacrifici erano completati da atti cannibalici dei sacerdoti. E’ il gusto a regnare il racconto, i veri protagonisti sono infatti proprio i denti, il masticare universale. Il racconto si conclude con la caduta di lui da sopra una rovina.

Un Re in Ascolto

Un Re è sul suo trono. Intorno a lui il palazzo emette tutta una serie di suoni, dagli scricchiolii ai passi. Dai canti dei prigionieri, agli urli delle guardie. Al palazzo che vive. Il Re è sempre in quella posizione, non si muove e mantiene il difficile equilibrio per reggere la corona in un certo modo mantenendo la schiena contro il trono. <<Il palazzo è un ordito di suoni regolari…vicino al trono c’è uno spigolo del muro da cui ogni tanto senti venire una specie di rimbombo >>. All’improvviso un canto d’amore di una certa ragazza rompe la sua routine, il Re allora colpito comincia a cantare con lei, o crede di cantare. Pensa anche di bandire una gara di canto al palazzo, per poterla vedere, ma poi capisce che lei non avrebbe cantato allo stesso modo. Il finale, un po’ macabro ma bello, parla da se: <>.

In generale è un libro molto bello ma anche complesso da affrontare, che da indizi forti e richiama l’uomo ad una eredità. L’uomo ha i sensi e deve utilizzarli, non può sottrarsi all’appello. Più li utilizzerà e più li affinerà e ne andrà fiero, verso un’esistenza che garantisca la nostra componente di esseri umani, intesa come specie deliziosamente animale.

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