La concezione del mondo come grande strumento musicale è assai antica e si presenta, intrecciandosi all’immagine di un cosmo organico e vivente, come una prospettiva olistica e affascinante per i suoi esiti animistici, poetici ed ecologici. Già i pitagorici intuirono che il suono deriva dal movimento e che, di conseguenza, anche gli astri che ruotano attorno alla terra emettono un suono bellissimo, che gli uomini non percepiscono semplicemente perchè gli sono assuefatti dalla nascita. In Plotino l’idea dell’armonia del tutto è simbolizzata dall’immagine di una “lira mondana”, ripresa dal filosofo quattrocentesco Marsilio Ficino. Il fondatore dell’Accademia fiorentina, nonchè traduttore del Corpus Hermeticum, credeva che i carmina orfici che cantava sulla lira o sulla viola consentissero di agire sulle corrispondenze celesti, ponendosi sulla linea di un’antica, prisca, pia philosophia, considerata cifra del pensiero dell’umanità, dalle sue magiche origini egizie. Nell’ambito di questa concezione di ispirazione ermetica e neoplatonica, Cornelio Agrippa, uno dei simboli del magismo cinquecentesco, paragonava il cosmo ad una corda tesa, che se viene toccata in un punto vibra tutta. La visione dell’universo come un grande animale animato da infinite corrispondenze magiche, simboliche e vitali, tocca anche le origini della scienza, a cominciare dal Newton alchimista e dal Keplero, che agli inizi del Seicento, nel saggio sulle Armonie del mondo indicò con doviziosa precisione le note musicali emesse dai pianeti.
Ecco, questa è l’isola che non c’è.
La grande utopia olistica di uno sviluppo organico dell’uomo, della società, dei rapporti tra gli esseri viventi, dell’atteggiamento nei confronti del mondo. La grande utopia di Schiller, che paragonava con toni nostalgici l’umanità lacerata, frantumata, smembrata, dei suoi giorni (e parliamo del ‘700!) alla “splendida umanità” intera, dialettica, del mondo greco; l’utopia biocentrica che risponde, in ultima istanza all’imperativo categorico di Hans Jonas: “che ci sia un’umanità”.
La triste ombra di un mondo di cui si riconosce e si rispetta la musica, la legge, la vita, a fronte di un mondo trivellato, dissossato e scarnificato. Altro che mondo-carillon.
Un mondo-pezzo-di-groviera.
Chiara





Il carillon è troppo specifico..il mondo lo vedrei più in generale come la musica o come un orchestra…
Mi trovo d’accordo con Marcello
Il mondo è come musica e noi viandanti
la ascoltiamo !!!!
a volte, entrando in sintonia
e altre volte No……………..