Riprendiamo la nostra rassegna letteraria con un nuovo titolo un po’ sconosciuto di un autore (invece) molto conosciuto: Palomar, di Italo Calvino. Allora me lo ritrovo tra le mani alla biblioteca comunale e subito mi incuriosisce la quarta di copertina che riporta delle parole dell’autore sul suddetto libro: “Rileggendo la storia di Palomar mi viene di riassumerla in due frasi: Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza. Non è ancora arrivato.” (o qualcosa di molto simile, l’ho restituito oggi, dunque recito a memoria!). Così senza indugi lo chiedo in prestito e vado avanti, portandomelo a casa con grande curiosità. L’edizione poi mi piace, è la nuova oscar mondadori, anche se a quanto pare (anzi, a quanto dice uno dei bibliotecari) esistono edizioni migliori, questa risulta poco leggibile a causa del colore delle pagine e della loro economicità. Da subito si capisce che il messaggio è ben più complesso di quanto sembri limitandosi ad una lettura superficiale (è un modo semplice per dire che c’è gran distacco tra atto locutorio/illocutorio ed effetto perlocutorio). Ciò che mi affascina da subito è la ripetizione assidua del soggetto da una frase l’altra. Ad esempio “Il signor Palomar quel giorno voleva… – Quella scena ricordo al signor Palomar… – Lui, il signor Palomar… “ e via dicendo, cosa che penso di adottare anche io nel mio prossimo elaborato (già era bello, mo figurati!). Il libro non è tanto lungo, parliamo infatti di non più di 130 pagine, ed è agilmente scritto. Non abbiamo bisogno di settimane per leggerlo! Il libro si divide in 3 parti (1, 2, 3) che indicano tre tipi di esperienze di conoscenza diverse. Palomar cerca infatti di “immergersi nella superficie” di esplorare la realtà quanto più possibile nei particolari (ad un certo punto, ad esempio, si inginocchia nel prato e cerca di classificare i fili d’erba). Nella prima parte predomina una componente visiva, Palomar osserva. Infatti questi primi spezzoni sono quasi del tutto descrittivi, continuando comunque ad offrire spunti di riflessioni impliciti. Nella seconda parte invece esiste anche una dimensione antropologica culturale e c’è, oltre alla solita descrizione degli stimoli visivi, anche la presenza del linguaggio e dei simboli, rendendo più romanzato il testo. Nella terza ed ultima parte vi sono esperienze di tipo speculativo, Palomar riflette sul mondo, il tempo, l’infinito, le istanze dell’io e le dimensioni delle mente, dirigendosi verso una direzione meditativa. Come avrete sicuramente capito il testo può essere visto come un saggio, un romanzo, una raccolta di racconti, un testo filosofico e così via. A seconda del lettore (sappiamo infatti che quando uno scrittore pubblica un libro si disappropria delle sue parole rendendole patrimonio dei lettori). Nel libro in più punti si nota una natura antropomorfizzata (nel caso per esempio di “Palomar osserva le stelle”) in cui lui afferma – Conoscere a memorie le mappe della volta celeste per conoscere le costellazioni alla fine è inutile. L’unico modo che si ha per riconoscerle e vedere come reagiscono quando le si chiama”. Calvino in più punti del libro sottolinea una componente fortemente animistica della natura, rifiutando così (come in tante altre sue opere) un antropocentismo di fondo. Palomar è un personaggio estremamente riflessivo, anche un po’ asociale, che prova ansia nell’incontrare altre persone, facendosi mille problemi (vedi: scena del seno della ragazza sulla spiaggia), rimandando anche un po’ ad Agilulfo, il cavaliere inesistente, un altro dei personaggi inventati dalla storica penna di Italo Calvino. Alcuni hanno cercato di capire il perchè di questo nome: Palomar, per questo personaggio. Alla fine (anche seguendo certe indicazione di Calvino stesso) si è arrivati alla conclusione che il nome si rifà: 1) all’ Osservatorio di Monte Palomar 2) alla somiglianza con il termine Palombaro (si immerge in superficie, ricordate?). Comunque, è un libro che consiglio, però consiglio anche di applicarsi nel leggerlo sennò si perde un sacco di potenziale, facendo somigliare semplicemente Palomar ad un povero pazzo che non ha nulla da fare e si guarda intorno. Alcuni dicono che il romanzo sia fortemente autobiografico, beh, in ogni caso mi sarebbe davvero piaciuto conoscerlo, lui, il signor Palomar.


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