Care formiche, finalmente riprende la lettura di libri purtroppo interrotta causa università, questo è il primo di una lunga serie che ho in mente, spero di farcela! I dolori del Giovane Werther di Goethe è opera manifesta dello Sturm und Drang (Tempesta e Impeto, in italiano), nome che racchiude sotto di se una serie di intellettuali borghesi tedeschi (da scrittori a scultori e così via..). Tale movimento culturale (diffusosi se non sbaglio intorno al 1770) attingeva i propri principi perlopiù dal romanticismo tedesco ed in misura minore anche un po’ dal neoclassicismo. Dal romanticismo si era attinta la visione della natura (luogo utopico), l’esasperazione dei sentimenti, il titanismo, la lotta contro la chiusura dei canoni stilistici e delle convenzioni borghesi. Di questo gruppo Goethe era (c’era da aspettarselo) uno dei massimi esponenti, tanto che spesso alcuni critici parlano di questo periodo come dell’Età di Goethe. Il romanzo di cui parliamo stasera è scritto sotto la forma di una serie di lettere tra Werther ed un suo amico, Guglielmo. Dichiaratamente i personaggi e le situazioni sono completamente inventate, ma analisi più dettagliate del testo e dei suoi riferimenti portano alla conclusione che:
a) Goethe cita diversi fatti di cronaca realmente accaduti, pare persino che la trama corrisponda bene o male ad una storia vera.
b) Goethe aggiunge a tale trama una serie di componenti autobiografiche.
In particolare però nei dolori osserviamo che sono presenti solo le lettere scritte da Werther ed indirizzate a Guglielmo, mai quelle di risposta. Il lettore è dunque invitato a desumere autonomamente il senso delle lettere dell’amico ed è automaticamente indotto a trasformare la soggettività del punto di vista del giovane in oggettività narrativa, poichè non è presente alcun elemento di dissonanza o di contrasto alle sue osservazioni. Werther è un giovane borghese che lascia la città per ritirarsi in luoghi più ameni, nella natura, tra le cose semplici e lontano dalla società. Il romanzo si divide in due parti, tra loro differenti sia a livello denotativo che connotativo. In primo luogo vediamo un enorme differenza stilistica, nella prima parte (Libro Primo) osserviamo lunghi periodi descrittivi così come approfonditi monologhi interiori del personaggio (ci accorgiamo subito che l’intera vicenda ruoterà intorno a lui). Qualcuno azzarda e parla di flusso di coscienza, ma a me sembra un po’ presto per parlare dello stream of consciousness. Infatti i pensieri di Werther per quanto siano riproposti fedelmente nelle lettere e nella loro pienezza vengono comunque esposti secondo determinate regole mentre si sa che nel flusso come disse nonmiricordochi “[...] è come avere delle cuffie collegate nella mente del personaggio e ascoltarne tutte le sue elucubrazioni, spesso sconnesse tra loro e guidate da una forza strana, oscura e prodigiosa, l’inconscio [...]“. A livello di contenuto anche superficialmente ci si accorge da subito del fatto che nella prima parte Werther è pervaso da sentimenti positivi, ama senza limiti e conosce una donna, Lotte, che porterà una svolta drastica nella sua vita. Il giovane sa perfettamente che lei è fidanzata con Alberto (un altro personaggio emblematico del romanzo) e che quindi tutto il suo avvicinarsi è fine a se stesso è per amore di amare, ma nient’altro. Eppure comincia a condividere tante emozioni ed entrambi palpitano per le stesse cose, le gioie semplici che offre la natura così come un dolcissimo Minuetto.
Ovviamente questi loro incontri sono alimentati dal fatto che nella prima parte del libro Alberto è in viaggio e dunque non è presente, nasce quindi per il protagonista l’illusione che non ci sia nessun problema. E quindi lui gioca con i bambini che sono da Lotte, ci gioca come un bambino, rotolandosi a terra e facendosi rincorrere, leggendo storie e tagliando il pane per la merenda. E’ così che entra a far parte della famiglia e va lì ogni giorno continuando a cantare ed a leggere libri con Lotte. Ad un certo punto decide di accettare il lavoro che gli era stato offerto prima di partire, cioè lavorare se non sbaglio all’ambasciata. Incomincia a lavorare ma inevitabilmente entra in contatto con quel segmento di società da lui tanto odiato, si fa anche degli amici, tra cui uno in particolare lo inviterà anche una sera a casa, non pensando però che lui non faceva parte dell’aristocrazia. Quella serata termina infatti con Werther che esce dalla porta di servizio poichè già la sala (piena di nobili e dame pettegolanti) cominciava a rumoreggiare vedendo un borghese presente alla serata (succede anche che Lotte, la donna che lui tanto adora, gli dice che non può rivolgergli la parola in pubblico). Inizia da qui un lento tracollo della figura e delle emozioni del giovane. Nella seconda parte Alberto è tornato e da subito si avverte come la situazione (le frequentazioni con Lotte non possano perpetuarsi come prima), Werther lascia poi il lavoro, ma da lì in poi cade in un’indolenza sempre più totale, colmo di dolore per non poter godere pienamente del suo amore. Il triangolo Alberto-Lotte-Werther è per lui infatti straziante, non può reggere altrimenti. A livello stilistico i periodi sono molto chiusi, molte troncature e tante pause, l’atmosfera comincia a farsi sempre più nera e dolorosa, e non è difficile coglierlo. L’ultima parte del romanzo “L’editore al lettore” ha invece un impianto narrativo in cui si parla di Werther in terza persona, mantenendo però il suo punto di vista e la centralità del personaggio. Non mancano poi stralci di lettere o lettere più ampie del giovane, in quella che possiamo definire una ricostruzione degli ultimi giorni di Werther da parte dell’editore. Attraverso anche altre esperienze con cui il giovane si scontrava dopo aver conosciuto persone con una sorte (bene o male) simile, arriva ad una sola conclusione, il suicidio. Da quindi ordine al suo servo di saldare tutti i conti lasciati in sospeso e di fare in anticipo la beneficenza settimanale, si prepara poi dunque per un ultimo incontro con Lotte, che anch’essa impaurita dalla ambiguità di ciò che prova per il giovane, gli aveva detto di non tornare per lo meno per una settimana. Quando Werther arriverà lei sarà colta nel pieno di questi pensieri (”lo vorrei tutto per me, ma non è giusto così.” pensava) e lo indurrà a leggere una parte della sua traduzione di Ossian. Quello sarà l’ultimo momento di fusioni dei loro cuori, dei loro sentimenti. Nel pieno delle palpitazioni Werther in preda ad un istinto bacerà Lotte che (bene o male) si divincolerà, cacciandolo in malo modo. Il giovane farà ritorno a casa un po’ arrabbiato ma anche un po’ contento perchè arrivato alla conclusione che anche lei lo amasse. E’ così che chiederà ad Alberto di prestargli le pistole per un fantomatico viaggio e si sparerà nella sua stanza, con aperto sul tavolo Emilia Galotti (un dramma di Lessing). Inutile dire che il romanzo ebbe un impatto spaventoso sulla società ottocentesca di cui Goethe faceva parte, da un lato per l’eccentricità del personaggio e la ripresa di una sorta di unione tra classicismo e romanticismo, dall’altro (soprattutto per questo), il valore dato dall’opera ad un atto considerato in quei tempi un gravissimo reato, il suicidio. Dai dolori nacque una vera e propria moda, i ragazzi si vestivano come Werther e si esprimevano con le sue parole. Le ragazze cercavano di essere come Lotte, e si moltiplicarono i casi di suicidi, alcuni dei quali lo facevano proprio con una copia del Werther tra le mani. Anche l’impianto del romanzo epistolare fu copiato (anche nei temi), per esempio in Italia, nell’ambito del romanticismo italiano possiamo vedere le Ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo che da sempre si sa siano una copia spudorata del lavoro di Werther tranne per una cosa, ovvero l’inserimento nell’Ortis dell’elemento patriottico/civile.
In conclusione per animi come i nostri, non abituati a essere così presi da un racconto, un panorama o una vicenda, è davvero di difficile comprensione la profondità e la sensibilità di Werther, che porta all’estremo tutto. Eppure, magari leggendo il libro, qualcuno potrebbe andare incontro anche a questo, a risvegliare un’anima un po’ assopita un po’ dormiente, scuotendola con le fantastiche immagini che Goethe riesce a dipingere.
Leonardo



Sai hai prop ragione..io questo libro l’ho dovuto leggere 1pò x costrizione dell mia prof di italiano,xò devo ammettere che ha 1 trama davvero appassionante anche se talvolta 1 pò troppo complessa e cm hai dtto tu,descrittiva. Werther secondo me rispecchia la parte + suggestiva e tormentata di ognuno di noi,1 parte a metà tra inferno e paradiso,passionale e pura allo stesso tempo..il sentimento x Lotte mi ha fatto comprendere fino a che punto l’essere umano può desiderare 1 suo simile..diciamo fino al punto di smettere di esistere e di annientarsi (mentalmente e purtroppo anche fisicamente) completamente. =) Forse tutti abbiamo da imparare da questo giovane borghese..oddio spero non nel senso del suicidio XD xò in campo sentimentale potrebe aiutarci a scoprire che,dopo tutto, nn possiamo sfuggire ad Amore ;). P.s hai raccontato questo libro in modo sublime a mio parere e nn 6 stato manco difficile da comprendere.. GrAzIe!!
grazie ragazzi mi avete tirato su il morale! anche io lo dv leggere x costrizione della prof.