Sport, disciplina, ma soprattutto un giro di vite contro gli episodi di bullismo sempre più frequenti, e in certi casi anche violenti, che si ripetono nelle scuole italiane. In un’intervista al Giornale, il ministro dell’istruzione, Maria Stella Gelmini, detta l’agenda della riforma scolastica e si dice favorevole all’introduzione di telecamere all’interno della aule, con effetto dissuasivo rispetto agli episodi di violenza fra studenti.
“Favorevole”, dunque, “anche se – dice il ministro – quella delle telecamere è una misura che non basta”. Tuttavia, sono “un deterrente in più”, e “gli istituti hanno l’autonomia di usare l’occhio elettronico”. Ogni preside dunque potrebbe decidere di piazzare le telecamere nella propria scuola: il problema, precisa il ministro, “non sta in una telecamera in più o in meno, ma nell’esigenza di rimettere al centro lo studente, rivisto nella sua formazione a 360 gradi”.
Il problema, osserva il ministro, “è che la famiglia è cambiata, così come la società: i giovani sono sempre più soli e c’è un definict di dialogo fra scuola e genitori. E’ un trend che vogliamo cambiare”.
Gelmini propone inoltre “meno ore al pc” per gli studenti e “più esercizio fisico, d’intesa con il Coni”. Sul ritorno del voto in condotta, il ministro sottolinea che “ha già ridato autorevolezza a chi sta dietro alla cattedra”.
Infine, nei confronti dell’Ue che l’ha criticata per aver dato troppo spazio all’inglese a scapito delle altre lingue straniere, il ministro risponde: “A Bruxelles mi piacerebbe vedere la stessa solerzia quando si tratta di difendere la lingua italiana”.
Sono d’accordo nel combattere il bullismo, ma qui la proposta è grave. Ed è degna di essere valutata sotto più aspetti.
1) Diciamo che la maggior parte degli atti di bullismo avvengono in classe, dunque l’installazione di una telecamera porterebbe (inevitabilmente?) alla possibilità che questi atti di violenza si perpetuino in loco. Ma al bullo basterà dire -Hey, ti aspetto fuori, ti gonfio di botte in bagno-. Accadranno così tanti casi di questo tipo che a un certo punto arriverà la dichiarazione della Gelmini -Telecamere anche in bagno!-
2) Diciamo che queste telecamere potrebbero essere loro stesse oggetto di bullismo (Atti vandalici, manomissioni etc..)
3) Diciamo che certe scuole non hanno i soldi per i banchi e per la palestra, sti soldi per le telecamere e cablaggio e Hard disk che registrano e stipendio di quelle che le guarda (sta la a guardarle sempre oppure a fine giornata si fa una bella revisione dei nastri? Anzi no! Meglio! Collegate in diretta con le stazioni di polizia) da dove uscirebbero?
4) CHI guarda questi nastri?
5) Gli alunni potrebbero incorrere in problemi di autostima, di auto-affermazione, ma anche di protagonismo e tutte le dinamiche possibili che possono conseguirne
6) Dopo quanto tempo il custode darà le chiavi a qualche ragazzo?
7) Dopo quanto tempo chissà cosa si farà con questi nastri?
Ecco io vorrei delle considerazioni su questi aspetti che, inevitabilmente, mi portano a bocciare questo tipo di provvedimento.
Leonardo



Sono d’accordo, anche a me sembra assurda sta proposta!