
Ho deciso di inaugurare la rubrica “Il Segnalibro” con un libro che ho appena finito di leggere. Questo libro fa parte di un trio che ho appena deciso di leggere e che è composto da:
• Il Mare non bagna Napoli - Anna Maria Ortese
• Vite Secche - Ramos Graciliano
• Pablo e gli Altri - Guido Piccoli
Per un motivo che forse un giorno vi spiegherò..
Quindi, parliamo un po’ di questa raccolta di racconti, che vede la sua prima e storica edizione nel lontano 1953. Prima di tutto Anna Maria Ortese (1914-1998) è stata poetessa e scrittrice oltre ad essere una delle grandi voci femminili della letteratura italiana (per approfondire cliccate sul nome e sarete reindirizzati alla pagina relativa su Wikipedia) del ‘900. La Ortese appare con il Mare non bagna Napoli per la prima volta nei Gettoni della Einaudi con una presentazione di Elio Vittorini. Nonostante l’autrice abbia ribadito più volte in seguito di non aver mai voluto parlare male di Napoli, come scrive nella stessa prefazione al libro:
Erano molto veri il dolore e il male di Napoli, uscita in pezzi dalla guerra. Ma Napoli era una città sterminata, godeva anche di infinite risorse nella sua grazia naturale, nel suo vivere pieno di radici. Io, invece, mancavo di radici, o stavo per perdere le ultime, e attribuii alla bellissima città questo spaesamento che era soprattutto mio. Questo orrore – che le attribuii – fu la mia debolezza. Me ne sono a lungo rammaricata, e ho tentato più volte di precisare quanto comprendessi il disagio di un comune lettore italiano cui non fu detto – nè io sapevo e potevo dirlo – che il Mare era solo uno schermo , non proprio inventato, su cui si proiettava il doloroso spaesamento, il <<male oscuro di vivere>>, come poi venne chiamato, della persona che aveva scritto il libro. Resta il fatto piuttosto malinconico (o solo inconsueto?) che tanto la Napoli offesa (era, poi, veramente offesa, o solo un po’ indifferente?), quanto la persona accusata di averle inventata una atroce nevrosi, non si siano, in seguito, più incontrate: proprio come se nulla fosse avvenuto
E non era stato così, per me
Aprile, 1994
Risulta difficile negarlo, la Napoli descritta dal libro è atroce. Tutte le storie si ambientano nella Napoli del secondo Dopoguerra. Mi sono piaciuti molto i primi due capitoli “Un paio di occhiali” e “Interno familiare”, soprattutto la caratterizzazione dei personaggi e delle dinamiche sociali. Scioccante il capitolo sui Granili, un quartiere descritto come… non saprei forse tribale. Le condizioni di povertà, di vita risicata, rosicchiata, lira per lira, possono lasciare esterrefatti un ingenuo lettore come me. La Ortese non esita a sottolineare i particolari più tragici, così come l’incredibile indifferenza dei passanti. E’ un libro pieno di coinvolgenti metafore, come quando parlando della plebe che si riversa sulle strade e del suo contrasto con la borghesia abbiente l’autrice parla di una macchia di liquido nero e denso che esce da qualche frattura nel terreno e sgorga e si spande sulla bella superficie. Mi ha anche incuriosito leggere il suo passaggio attraverso le strade della città, da Posillipo al Vomero, durante il quale descrive il paesaggio che sembra così dissonante con l’ambientazione urbana moderna. Insomma un libro da leggere, con un ultimo capitolo particolarmente profondo e denso di significato (che io stesso non credo di aver colto del tutto N.d.R.), un libro coinvolgente nella sua crudezza, che ti lascia a bocca aperta così come sul sorriso stampato sul volto, come quando, davanti al banco dei pegni, anche le persone più povere, sfortunate e bisognose, dimenticano momentaneamente per aiutare una giovane donna, bisognosa come loro.
Napoli è una grande città.
Leonardo




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