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Scrittori Esordienti! - Una piccola guida a questo mondo così misterioso e irto di pericoli!

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Dazibao, #2

I’ve just one word for you, Florida: Tomorrow.

(link alternativo)

E’ con le parole di Barack Hussein Obama Jr. che vi auguro ma’alob’Kin e vi accolgo a Dazibao.
Si, è vero: anch’io mi sarei aspettato da me di leggere da queste parti qualcosa che parlasse della “truffa 133″, come io amo chiamarla. A maggior ragione se penso che ho partecipato, non solo con la presenza ma anche dando il mio singolare contributo (vedi foto della manifestazione del 29/10) alle agitazioni che hanno coinvolto gli atenei e le scuole superiori della nostra città. Ancor di più se considero che potrebbe essere una buona occasione per dire qualcosina sul nostro amato governo.

E invece no. Invece no perchè i miei compagni d’inchiostro hanno fatto e stanno facendo un gran lavoro di informazione sulla questione generale, particolare e locale. Un gran lavoro ben rifinito, corredato di testimonianze, ricco di chicche e, soprattutto, quanto più possibile oggettivo. Ed io, conoscendomi, so che non sarei stato capace di tale sforzo, da tutti i punti di vista sopra citati.

Per questo, cambiamo argomento. Cambiamo ambito. CAMBIAMO!

E’ questa la parola che sta facendo battere i cuori di chi almeno s’illude che una bella fetta delle decisioni mondiali dei prossimi quattro anni possa davvero essere presa dalla gente, dal popolo, dalla democrazia.
Lo sguardo è puntato dall’altra parte dell’oceano, i riflettori su Washington, le telecamere su 1600, Pennsylvania Avenue. Si aspetta qualcuno in arrivo anche se, per ora, come titola “L’Unità” del 4/11, “una cosa è certa”:

La certezza.

Barack ha incarnato le speranze non solo di un’America distrutta e da sempre opposta a Bush, ma anche di un’altra America che Giorgino l’aveva invece votato, ed ha dovuto poi fare i conti con gli evidenti limiti di una gestione poco lungimirante, troppo influenzata dalla cupidigia (si veda Fahrenheit 9/11), davvero “piccola” nel pensiero (i fisionomisti, in questo caso, avevano visto giusto).

Barack ha incarnato le speranze non solo degli elettori di una bella fetta delle sinistre europee che sono attualmente alle prese con veri e propri canyon di consenso (rimandiamo ad un altro Dazebao il perchè), delusi dall’inadeguatezza dei propri rappresentanti nazionali quando chiamati a fare il proprio dovere, ma anche di un assembramento per nulla ristretto nè necessariamente mancino (anzi) di abitanti del Vecchio Continente per i quali un cambio alla guida della potenza economica maggiore del pianeta rappresenta una boccata d’ossigeno ben diluito in tempi di crisi della liquidità così diffusa ed omogenea.

Barack ha incarnato le speranze non solo di chi pensava e sperava nelle ripercussioni geopolitiche (ovvie), sociali (enormi), diplomatiche (finalmente), economiche (come sopra), militari (hallelujah), storiche (quindi), ma anche di chi, semplicemente, aspettava da tempo che millenni di ignoranza, stupidità deliberata, conservatorismo represso-espresso, chiusura mentale, gratuito malpensiero, si trovassero alle prese con un presidente… NERO!

Insomma, Barack ha incarnato pure le mie speranze. Il Caso è così superiore, così beffardo. E’ il migliore dei registi, ed in questo caso è pure hollywoodiano. In Italia, in questo periodo, chi la pensa come chi scrive vive un momento di reale depressione, di sfiducia vera e radicata. Eppure, seguire l’altra notte la corsa dei ballots, svegliarsi la mattina dopo e per prima cosa, prima della colazione, prima perfino del bagno, aprire la pagina online di USAToday e leggere che “Obama has been elected 44th President of the United States of America”… beh, mi ha fatto credere, ancora una volta, che non tutto è deciso. Dopo giorni dubbiosi, sono uscito di nuovo col sorriso stampato sul viso. Ed ho avuto un motivo in più, il terzo, per amare il 5 di novembre.

REMEMBER, REMEMBER: THE FIFTH OF NOVEMBER!

Habbashon

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1 comment to Dazibao, #2

  • Gemma

    E già dopo giorni di dubbi, riserve, crampi alle dita (quasi perennemente incrociate), una bella soddisfazione, vedere le proprie aspettative realizzate. Così mi includo in quelli che come te vivono in ambascia per il cambiamento mancante in Italia, per l’onnipresenza delle dinamiche corrotte che ci circondano, e le persone che da troppo tempo occupano le stanze del potere utilizzandolo per i propri interessi, si impegnano a far marcire i potenziali frutti del paese che amo. Eppure non smetto di sperare, sognare, che le cose cambiano e possono cambiare, se lo facessi sarei perduta, avrei perduto i miei valori, il mio futuro e il mio passato. Obama, ma soprattutto gli Americani che lo hanno eletto, hanno teso la mano alle mie aspettative a terra. Coninuiamo a sperare che possa esserci anche qui un 5 novembre che porti con se il fresco odore di foglie e speranza, e scacci via l’olezzo della putrefazione (e possibilmente anche i parrucchini indesiderati).

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