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Scrittori Esordienti! - Una piccola guida a questo mondo così misterioso e irto di pericoli!

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Percorsi mattutini

Moesta et errabunda
Dimmi, il tuo cuore a volte, Agata, prende il volo
lontano dal nero oceano dell’immonda città,
là, verso un’altro oceano dove la luce esplode,
chiaro, azzurro, profondo, come la verginità?
Dimmi, il tuo cuore a volte, Agata, prende il volo?

Il mare, il vasto mare, consola i nostri affanni!
Quale démone ha dato al mare, rauca cantante
che l’organo immenso dei venti rombanti accompagna,
questa sublime funzione di ninnananna?
Il mare, il vasto mare, consola i nostri affanni!

Rapiscimi, vagone! Portami con te, nave!
Lontano! lontano! qui il fango è fatto dei nostri pianti!
- È vero che a volte il triste cuore d’Agata
dice: Lontano dai rimorsi, dai crimini, dai dolori,
rapiscimi, vagone! portami con te, nave!

Come sei lontano, paradiso profumato,
dove sotto un cielo azzurro tutto è solo amore e gioia,
dove tutto ciò che si ama à degno d’essere amato,
dove nella voluttà pura il cuore annega!
Come sei lontano paradiso profumato!

Ma il verde paradiso degli amori infantili,
le corse, le canzoni, i baci, i mazzi di fiori,
i violini che vibrano dietro le colline,
con le brocche di vino, di sera, nei boschetti,
-ma il verde paradiso degli amori infantili,

l’innocente paradiso dei piaceri furtivi
ormai è più lontano dell’India e della Cina?
Possiamo richiamarlo con grida lamentose,
e animarlo ancora d’una voce argentina,
l’innocente paradiso dei piaceri furtivi?

Charles Baudelaire (Les fleurs du mal)

Inutile

che io dica che, in qualsiasi modo ci si muova, la mattina è un’esperienza drammatica. Sembra che la gente si sia disumanizzata. Tutti a sgomitare, a sorpassare, a correre, ad arrivare prima. Se sei su ruote, ma anche se sei a piedi. Inizia la giornata con i motorini che sembrano usare il clacson come il tasto per sparare nei videogames, contro qualunque ostacolo localizzino davanti a loro, con gli automobilisti incazzati stile Gioele Dix, con quelli che ti urlano insulti irripetibili se vai piano, ma anche se sorpassi. L’altro giorno ero in moto, vedo da lontano una macchina che fa manovra per parcheggiare e mi fermo. la macchina ostruisce il passaggio e inizia a muoversi avanti e indietro per sistemarsi tra altre due auto. Si affianca a me un tizio sullo scooter, inizia a dare colpi all’acceleratore, a suonare il clacson. Io devo chiederglielo. Cosa si aspetta di ottenere? Cosa può fare quello che sta parcheggiando per farlo passare, per non ostruire la strada? Lui mi risponde semplicemente. Quello non sa fare manovra. Non sa parcheggiare. Non è un altro essere umano, non è un ragazzo che potrebbe essere suo figlio magari appena patentato, è un ostacolo da rimuovere il più in fretta possibile.
E non solo quando si è in ritardo, non solo quando c’è un’emergenza, un problema, e si deve fare in fretta: no, questo è un modus vivendi, è un atteggiamento di vita, un sintomo dell’ambiente inquinato e artificiale dove siamo stati gettati.
Per non parlare delle vecchiette! Le piccole anziane signore incurvate che, più prudenti della nonna di Mulan (che si affidava al grillo portafortuna), si fermano tremolanti all’inizio delle strisce pedonali, senza riuscire ad attraversare, perchè considerate anche loro ostacoli, e non potenziali nonne o mamme, nè tantomeno persone, che, esattamente come te, hanno diritto a passare. Niente da fare.

Ma la giornata sulle strade cittadine può anche iniziare bene, regalarti un qualcosa che non sia demoralizzante e grigio. Come l’altra mattina. Vedo una signora che sta cercando di attrraversare, mi fermo con un sorriso chissà perchè, persa nei miei pensieri, e lei lo ricambia, mi manda un bacio correndo e si mette in salvo sul marciapiede opposto.

A presto,
Chiara

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2 comments to Percorsi mattutini

  • Francesco

    Io l’avrei ammazzata a quella vecchia bagascia, altro che sorriso!!
    Infesti la mia strada, con i tuoi movimenti lenti e le tue forme flaccide…
    VIA DI QUI!!! DEVO PASSAREEEEE!!! PPEEEEEEEEEE PEEEEEEEEEEE (clacson!!)

  • Viator

    Ma che me lo dici a fare…(=

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