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Il tempo della coscienza

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti, di parole,
Di parole scelte sapientemente,
Di fiori detti pensieri, di rose dette presenze,
Di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti…
Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia
la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà loro colori nuovi.

Alda Merini

Sembra che quello umanistico sia attualmente considerato un ambito inutile e dispendioso. D’altronde, lo stesso Aristotele, nella Metafisica, descriveva la filosofia come scienza teoretica, che, di contro alle scienze pratiche e poietiche, è finalizzata a se stessa. In una parola, la teoresi, la contemplazione, non produce nulla.

Non è un ambito produttivo, quello umanistico. Tuttavia, se oggi ciò porta, nell’ottica di una privatizzazione della cultura, al tangibile pericolo di mancati investimenti e dunque finanziamenti in un ambito non produttivo, Aristotele poneva proprio le scienze teoretiche al vertice della sua classificazione e proprio in virtù del loro carattere disinteressato. Conoscenza per conoscenza, la speculazione filosofica e disinteressata sui principi primi della realtà è la funzione più nobile e più libera, la più felice, in quanto tramite la parte divina della sua anima, il nous, l’uomo imita l’attività dell’Intelletto divino.

La meraviglia platonica dell’uomo che guarda il mondo e pensa, il suo essere, come diceva Pascal, una canna pensante, la sua costituzione ontologica di essere finito che si interroga sulle proprie possibilità di conoscenza, come voleva Kant, la sua umanità, viene oggi calpestata, da molteplici punti di vista.

Già nei primi decenni del XX secolo, Henri Bergson, esponente dello spiritualismo francese, contestava la pretesa del positivismo di indagare la realtà, l’uomo, con i metodi della scienza. La scienza non ha il campo d’azione della coscienza, non può spiegare il mondo dell’interiorità, irriducibile al tempo della scienza. Lo scientismo come pretesa della scienza di inquadrare la coscienza, l’irruzione della tecnica, la massificazione della società ha bloccato l’evoluzione creatrice dell’uomo, lo slancio originario della vita. La realtà è vita, slancio creatore, ma Il primato delle scienze e delle macchine porta allo smarrimento della coscienza in un mondo di cose. Simbolo di questo processo di spersonalizzazione è il tempo, nella sua duplice valenza:

- Tempo della scienza: omogeneo, quantitativo, reversibile. E’ come una linea, fatta di punti: ha una durata omogenea e quantitativa, è spazializzato, è una successione di istanti, è misurabile.
- Tempo della coscienza: è il tempo irreversibile, non omogeneo, continuo, tempo della vita, dell’attesa, del ricordo.

Il tempo reale è il tempo della coscienza, come un gomitolo, è un flusso continuo e non una successione di istanti, ha una durata eterogenea e qualitativa. L’ Io Parassitario, inquadrato e subordinato ad esigenze sociali, in un mondo di cose dove vi è il predominio delle macchine, dell’intelligenza, della scienza intesa come scientismo, ha bisogno di “un supplemento d’anima“, non indagabile dalla scienza.

Un altro aspetto della riduzione, della mortificazione dell’uomo viene colta dalla psicologia umanistica, nata negli anni ‘60 del ‘900, nella psicologia scientifica e clinica, che sembra considerare l’uomo solo in rapporto al funzionamento di bulloni e neuroni. Scrive Allport: “sembra più scientifico immettere un branco di topi in un labirinto che occuparsi della complessa organizzazione di una personalità completa”. Jung ne La realtà dell’anima parla del costituirsi, a metà del secolo decimonono, di una psicologia senz’anima e afferma: “nella sua ingenuità l’intelletto umano ha l’impressione che il mondo interiore invisibile si faccia mondo esterno visibile, e soltanto i cosiddetti fatti conservano il loro valore”.

Il discorso potrebbe continuare su molti altri binari, ma qui mi interrompo per recarmi in sonnolandia.

A presto
Chiara

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3 comments to Il tempo della coscienza

  • Fino a che ti attenevi all’ambito filosofico ci poteva pure stare, Pascal, Kant, Bergson. Ma se poi entri nel “mio” campo allora permettimi di dire qualcosa. La psicologia scientifica nasce con Hull. A quei tempi la psicologia ( corrente nord-americana ) era soprattutto “Scienza del Comportamento”, non c’era proprio la volontà di esplorare l’interiorità umana. Il comportamentismo che nasce come branca del connessionismo, vuole esclusivamente porre l’accento sull’associazione stimolo-risposta.

    Es:

    Se metto un topo in un labirinto questo trova l’uscita in tot secondi.
    Perchè?
    Non mi interessa, mi basta questo.

    Anzi, a dirla tutta, Hull fu uno dei primi a prendere in considerazione cose come lo scopo, la motivazione o la forz dell’abitudine. Sempre però viste in un’ottica comportamentista. Se questa riflessione non fosse partita dal padre della psicologia scientifica forse la psicologia umanistica potrebbe persino non chiamarsi tale. Oltretutto, l’obiettivo scientifico di Hull era quello di esporre le proprie considerazioni in un linguaggio formale, eterno, universale, matematico ( In fondo anche Kant vedeva nella matematica il “giudizio” più efficace. ). Non cerchiamo di affondare coloro che cercarono di compiere quest’impresa, che sono degni di tutto rispetto. Poichè proprio consapevoli del fatto che l’uomo NON fosse da considerare solo “in rapporto al funzionamento di bulloni e neuroni” cercarono un modo per esprimere tutta la sua complessità. Dirigiamo la nostra critica invece su tutta quella branca della psicologia che pretende di fare una diagnosi semplicemente servendosi di TEST, quello sì, le crocette limitano parecchio l’esprimersi umano. Ricordiamoci poi di inquadrare la nascita della psicologia scientifica con il parallelo fiorire del positivismo, inno al metodo scientifico. La necessità di Hull partiva esclusivamente dal bisogno di creare un sistema quantitativo-deduttivo, così da rimanere in un ambiente formale, senza arrivare a conclusioni scritte in una strana prosa tipo Pavlov.

    Nonostante questo io credo fortemente nella forza delle parole e del pensiero, soprattutto fino al lato umanistico. Sono d’accordo bisogna ridare valore al lato umanistico della nostra vita, dei nostri giorni.

    Leonardo

  • Viator

    Non volevo “entrare nel tuo campo”, anche perchè non ho alcuna competenza per farlo. Volevo solo lanciare un imput rispetto ad alcuni temi che mi stanno a cuore e mi fa piacere che tu lo abbia colto. Hai ragione, bisogna contestualizzare e capire i momenti in cui nascono determinate cose, ma l’attenzione ai bulloni e alle macchine, la necessità di un supplemento di umanità, mi sembrano molto attuali ed è per questo che la cosa mi tocca molto. Pur mantenendo la mia umiltà di studentessa e di ragazza che sicuramente ha ancora da allargare molto i propri orizzonti e le proprie conoscenze, cerco di conservare la mia capacità di indignarmi e di appassionarmi alle parole di certi autori. Con un qualcosa di onirico e di incoerente, certo, forse di infantile, dato che dovrei in realtà trasferirmi sul cocuzzolo di una montagna, più che scrivere attraverso la tastiera di un pc.
    Chiara

  • Magari con un piccione viaggiatore.. D’accordo con tutto quello che hai detto.

    Leonardo

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