Certe volte uno cerca di astenersi da considerazioni troppo di parte. Ma in questi giorni si ascoltano certe cose rispetto ai movimenti studenteschi che lasciano sconcertati.
Permettetemi di citare:
Vorrei dare un’avviso ai naviganti, molto semplice, non permetteremo che vengano occupate scuole e università. Perchè l’occupazione di posti pubblici non è una dimostrazione, un’applicazione di libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza. Nei confronti degli altri studenti, nei confronti delle famiglie, nei confronti delle istituzione e nei confronti dello stato. Convocherò oggi il ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa succedere
Silvio Berlusconi, Palazzo Chigi.
Il giorno dopo il premier da Pechino dichiara di
«Non ho mai detto né pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole. I titoli dei giornali che ho potuto scorrere sono lontani dalla realtà»
Ora, io non sarò molto sveglio, ma basta guardare il video per sentirlo parlare di forze dell’ordine. I giornalisti hanno semplicemente ascoltato quello che diceva.
Cerchiamo di andare oltre il securitarismo di Berlusconi e comprendiamo invece quello che chi gli ha preparato il discorso intendeva.
Intendeva forse che, nonostante il diritto di dissenso sancito dalla costituzione, fosse una violenza occupare scuole e università così da impedire a chi vuole studiare di frequentare i corsi
Diciamo la verità, messa così già suona meglio. Questo potrebbe essere intelligente. Personalmente conosco molte persone che, anche non essendo entusiaste della L. 133, vorrebbero continuare a seguire, perchè pensano alle conseguenze di un blocco della didattica. Esami rimandati, corsi prolungati, sessioni che scompaiono e chi più ne ha più ne metta.
A cosa serve seguire se poi non sono garantite certe cose, direte voi
E c’avete ragione.
Allora come risolvere questa situazione in cui, come al solito e fortunatamente, ognuno può pensarla un po’ come vuole?
Io come al solito cerco di mediare. Esercitiamo il nostro diritto di protestare ma cercando di non ledere i diritti altrui, anche se forse è questo che più fa sentire poi la nostra voce.
Anche perchè dal Viminale arriva una nota che recita:
«nel garantire piena possibilità di dissenso, purché espresso nel rispetto della legge e dei diritti altri, si conferma tuttavia fermezza e determinazione nel prevenire qualsiasi tipo di degenerazione violenta, i cui responsabili saranno identificati e denunciati all’autorità giudiziaria»
Fonte: Corriere della Sera. Link
p.s. : Qui potete vedere il video dell’avviso ai naviganti del Premier. Link Fonte: CorriereTv
Voi cosa ne pensate?
Leonardo


In questo caso devo dirmi d’accordo col “Cavaliere”: occupare un luogo pubblico non è un modo “democratico” di far sentire la propria voce.
Forse la penso così perchè appartengo a quella schiera di “pazzi” che vuole continuare a seguire, proprio per non incappare in quella serie di problematiche che hai elencato tu.
In ogni caso io credo che la polizia ci voglia. E’ necessaria, è il “braccio” dello stato che, purtroppo per chi ha deciso di rendere inagibile un luogo pubblico, è stato incaricato di rendere nuovamente agibile tale luogo.
E’ così che va, e così che deve andare. Non vedo perchè gli studenti che commettono un “reato” non debbano essere trattati come chiunque altro.
Ovviamente non giustifico episodi come quello della scuola “Diaz” a Genova, ma che le forze dell’ordine intervengano in una situazione caotica come quella di un’occupazione, e “invitino cortesemente” gli occupanti ad andare via, non ci trovo niente di male.
Certo che se la situazione non si dovesse muovere, mano a mano si procede con metodo sempre più convincente, fino a mettere mano ai manganelli, per tutelare finalmente quel manipolo di gente che nonostante non è d’accordo col la famosa L. 133, non può permettersi giorni di assenza all’università. E anche se potesse permettersene qualcuno, vorrebbe avere la facoltà di decidere come e quando sfruttarli.
Allora comincio col dire che secondo me il discorso è più complesso di quanto sembra. Il problema dei tagli all’istruzione e alla ricerca è un problema serio che non può essere preso sotto gamba; ed è anche giusto e, anzi di più, necessario, che chi subisce ormai da tempo gli effetti deleteri di leggi e tagli scriteriati esprima publicamente il suo dissenso. Tuttavia è anche vero che, chi invece concorda con la L.133 o chi, pur dissentendo preferisce seguire il normale svolgimento delle lezioni, con un occupazione come quella di sempre viene privato di un diritto e anche questo mi sembra ingiusto. In effetti una soluzione potrebbe essere quella di utilizare tutti i giorni gli edifici universitari, per organizzarsi, discutere e proporre soluzioni concrete per l’abolizione di questi tagli, ma senza intralciare il normale svolgimento delle lezioni, cioè usufruire di spazi pubblici per manifestare, ma al di fuori dell’orario di lezione. Inoltre non posso negare che gli sprechi di soldi nelle università ci sono, ma, proprio in virtù di ciò, più che tagli io proporrei una bonifica: un controllo serio e capillare dei concorsi, per evitare che vengano strapagati professori che presenziano in aula una volta al mese, che vengano assegnate cattedre inutili, solo per dare un posto al figlio di tal dei tali che magari è lì perchè porta voti etc. Manifestare è giusto, ma oltre che nel rispetto degli altri va fatto in modo che possa cambiare le cose, e non per fare molto rumore per nulla. Per quanto riguarda la polizia concordo sul fatto che debba garantire l’ordine pubblico, ma non usando la violenza contro persone inermi, e soprattutto non può essere sfruttata per operazioni di facciata inutili oltre che deleterie. L’esercito che da mesi occupa le nostre piazze, infatti, oltre che inutile, perchè non attrezzato all’inseguimento dei delinquenti(ma ve l’immaginate la camionetta mimetica che si stringe per rincorrere due ladri, assassini, estorsori o malavitosi che siano, nei vicoletti dei quartieri spagnoli???), è pure dispendioso; ogni omino in anfibi infatti costa alle tasche dello stato quanto un militare in missione(che molto più di uno stipendio di un insegnante delle elementari), inoltre quegli stessi mezzi andrebbero investiti, sempre secondo il mio modesto parere, per garantire benzina e macchine sicure alle scorte, intercettazioni e mezzi per prendere i cattivi, ma soprattutto quelli veri non solo chi occupa le università.