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Epistolario

14 novembre 2007

Caro Andrea
E che ruolo avremmo io e te?
A cosa servirebbero due fervide menti giovani in questa società, in questo abisso?
Oltre a far ridere mi sembra ovvio.

Tu caro Andrea, faresti la grazia di prestare un orecchio ai miei vaneggi?
Dando per scontata una tua adesione a questa iniziativa, ti dichiaro la mia idea di instaurare una sorta di corrispondenza epistolare (magari così sarà chiamata dai posteri). Non preoccuparti del contenuto e del tempo, ci vorrà quanto ci vorrà, non è importante. Non preoccuparti degli argomenti o della favella, tutto questo verrà man mano. Serve solo uno spunto, un incipit, ma questo, in quanto primo mittente, posso darlo io.
Cosa è la Coerenza?

Aspetto una tua risposta.
Cordiali saluti,
Leonardo

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16 novembre 2007

Caro Leonardo,
Mi ostino ad usare questa penna che sbava il cui inchiostro tuttavia, mi affascina sempre….
Tu chiedi a me, che della labilità dell’io faccio il mio lavoro, cosa è la coerenza.
Ieri un episodio mi ha scosso!
Spesso ci impegniamo per vedere le persone più care tornare a sorridere; spesso facciamo dei nostri valori una missione, e questa perseguiamo sino al fallimento.
Poi una parola, una frase, avvertono il pubblico che il sipario di bugie sta per aprirsi su uno spettacolo di degrado.
Macchia ancora, maledetta penna! Avrà almeno cinque anni… Caspita!
La rubai tempo fa a mio padre… Resta una delle poche cose in comune con lui…
Tu chiedi a me, che ancora una volta cado rovinosamente, cos’è la coerenza…
Oggi piove, per la gioia di tanti.
Questa continua quanto squallida ricerca di epicità…
Auto-distruzione fisica e morale di chi insegue un clichet (spero si scriva così) riscontrabile nei personaggi di una farsa, mentre il mondo sembra sempre più simile ad una tragedia senza fine.
Protagonisti
Il Dannato
Il Superficiale
Il Cattivo
Trama

I Molteplici protagonisti si invitano per catturare l’attenzione di un pubblico troppo passivo mentre muore la personalità.
Odio questa penna !!!
Tu chiedi a me, che lascio la sala dopo il secondo atto, cos’è la coerenza…
E così, a scapito dell’individualità, le persone gioiscono di essere gli anti-eroi privi di carattere di questo tristissimo spettacolo.
Spero si sveglino domani.
Ah, caro Leonardo, perdona il mio sfogo…
Ti invito a fare lo stesso per le cose che più ti stanno a cuore, in questo scambio di idee che non è compreso nel copione.
Affettuosi Saluti

Andrea
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17 novembre 2007

Caro Andrea,
Mi felicito della tua tempestiva risposta e per questo ti ringrazio.
Sai, forse non ne sei al corrente, ma tu per me hai sempre rappresentato l’idea di coerenza.
Vedi, nel corso della mia adolescenz , ho subìto spesso e volentieri cicli di evoluzione ed involuzione. Sono passato da un’affermazione violenta dell’io a un totale adombramento di esso. Eppure ogni giorno, una volta arrivato in classe, ti guardavo entrare con una cravatta od un cappello particolari (che io non avrei mai messo) e capire cosa fossero la coerenza e l’individualità .
Anche l’individualità è una bella cosa. E’ molto importante, o dovrebbe esserlo. Non ricordo dove ho letto che noi stiamo con una persona che ci somiglia solo ed esclusivamente come un atto di narcisismo, di auto-venerazione; cosa che mi lasciò perplesso. Eppure ogni uomo, per uomo intendo un essere che ha sviluppato qualcosa di interiore, ha il diritto ed il dovere di perseguire una voglia, di avere un carattere, stare con chi vuole, ed avere un proprio comportamento.
A volte è come se questo diritto venga leso.
Per esempio, nella mia giornata mi sembra sempre di dover qualcosa a qualcuno.
A volte, Andrea , mi sento troppo legato dalle cose, sai, mi riesce difficile pensare “ Se faccio questo poi magari succede che … E allora lui … E poi va a finire che .. ”.
Mi capita di pensare che questa particolare responsabilità sia un’attribuzione errata.
Mi sembra normale che uno deve stare attento ai sentimenti degli altri ma fino a che punto?
La libertà d’azione esiste aldilà di una rigorosa legge morale?
E’ la morale che ci impedisce di muoverci liberamente?

Vedi Andrea, io ( per esempio ) mi trovo in una situazione particolare, le pulsioni del mio se spesso vengono fermate, filtrate, dall’io .
Potremmo anche definirlo normale, in una società come la nostra in cui, le pulsioni naturali sono condannate da un labirinto di doveri e rigori morali.
Con se intendo quelle cose che ti vengono da dentro, indipendenti da condizionamenti esterni. Le tendenze naturali che in alcune occasioni sei tentato di seguire, di assecondare.
Con io intendo quelle cose che invece pensi sarebbe meglio fare, con questo non dico che si escludono a vicenda, nel migliore nei casi e nel migliore nei condizionamenti possibili (nulli o giu di li) coincidono persino!
Ed ecco che potrei parlare del mio comportamento come un susseguirsi di un rapporto tra se e io, basato sempre e comunque sui condizionamenti!
C = V se/io dove C è il comportamento che va da 0.1 a 10.
V è la variabile di condizionamento operante e varia da 0,1 a 1.
il se e l’io variano da 0.1 a 1 .
0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7 0,8 0,9 1
<————–|————->
condizionato non condizionato

Si, chiamami freddo calcolatore!
Eppure in questo modo puoi capacitarti di come io sia variabile. A volte mi hanno detto che vado con il vento, qualcuno ha detto che è tipico dei sagittario e tu chissà cosa penserai.
.. Sai una cosa?
Credo di essere coerente con la mia equazione, che rispecchia come da un momento all’altro, da una situazione all’altra, puoi ottenere un risultato diverso.
Sembra allora venuto il momento di rigirare la cosa alla tua grandissima capacità di astrazione;

L’ affermazione dell’io è sempre giustificata ?

p.s. io un po’ mi sono sfogato, grazie per l’appoggio.

Cordiali saluti,
Leonardo
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20 novembre 2007

Caro Leonardo,

Lo sai non ho mai amato la matematica ed è forse per questo che ho difficoltà ad ammettere la tua equazione.
Cos’è la pazzia, ti chiedo?
Se razionalizzi così tanto il rapporto tra se ed io, trascura la più che importante variabile delle passioni, che, spesso ti spingono a fare azioni che ne provengono da dentro ne ritieni giuste.
Incredibile … Sono capace di sporcare anche con questa penna …
“ Giusto “. A volte ho l’impressione che della morale si parli troppo.
E Inutilmente.
Neanche una critica costruttiva o realmente rivoluzionaria la società può cambiare, ma la massima resta “non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te”.
Perchè?
Non è un’illusione quella sgradevole morsa poco sotto il cuore che ci agguanta quando sbagliamo, quando inutilmente la nostra spada si macchia di sangue: la nostra anima si consuma.
Esiste dunque l’anima?
Se si, essa è fondata su dei principi comuni per ogni individuo?
Se no, cos’è quella voce che suggerisce di fare il bene, da quella botola che spesso e volentieri chiudiamo con un colpo secco?
Da cosa nascono le passioni, i desideri o i semplici deliri ?
Macchine con un virus? Un ingranaggio che cigola?
Io non sento rumori…
Un’equazione può definire solo parzialmente un comportamento costantemente influenzato da variabili fisiche e metafisiche. Un comportamento che ci differenzia e contraddistingue.
Da molto tempo non prego. Non per bene, almeno.
Ne sento la mancanza, la necessità.
Perchè?
Forse anche un attore, che di se fa il protagonista, ha bisogno di altro, ma se non lo insegno è perchè sono trascinato da passioni.
Il “ se “ è quindi plurimo , tanto da contrastare se stesso.
Può una parte così tremante , creare un’equazione definitiva?
Può una fiamma col vento spiegare il sole?
Rischia essa di spegnersi prima d’esser guardata.
Tu che soluzione alternativa trovi?
Esiste un insieme di numeri che da senso ad ogni cosa?
Illumina ti prego , una testa ben poco razionale.

Andrea

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21 Novembre 2007

Caro Andrea ,

Fai bene a farmi notare queste inesattezze, te ne sono grato.
Sarà opportuno apportare alcune modifiche; ora però, voglio porti dinanzi una questione. Nella tua ultima lettera definisci la pazzia e i comportamenti che ne derivano come qualcosa che non vuoi, ne ti viene da dentro.
Ma per ovviare a questo problema (cioè che l’equazione non comprenda questa possibilità) non basta forse variare i valori del se e dell’ io??
Se ricordi l’equazione appariva cosi :

C = V se/io
Ed i valori del se e dell’io erano da 0,1 a 1. Ora ti dico che variano da 0 a 1.
Ammettendo che la pazzia sia come tu l’hai descritta il rapporto sarebbe:
se/io = 0/0 = indefinito
Ed ecco che la matematica risponde a questa eventualità suggerendo una soluzione indefinita. E non è forse vero che spesso ad un comportamento “pazzo“ si accosta una definizione di tipo “imprevedibile“? Non puoi mai sapere cosa un pazzo stia per fare.
Ecco, dal mio punto di vista la matematica può rispondere. E’ una scienza esatta che proprio nella sua esattezza ammette l’indefinito. Come un tollerante che tollera l’intolleranza.
Desideravo comunque porre un’altra modifica all’equazione di cui sopra. Avevo definito V come una variabile, preferirei ora chiamarla coefficiente relativo al contesto.
E così, per darle un’immagine più sfiziosa la chiamerò β
C = β se/io
Un giorno ti mostrerò una tabella con i contesti ed i relativi coefficienti contestuali.
Ma Andrea, la pazzia non potrebbe anche essere l’eccesso di uno sull’altro?
Una persona troppo razionale non potremmo definirla “ fanatica”?
Ed inoltre non esiste una pazzia clinica, un uomo può divenire pazzo per sbagliati condizionamenti o contesti.
E mi verrebbe da dire che si dovrebbe aggiungere anche un’altra cosa una specie di variabile, per il contesto culturale. Per me uno che si fa esplodere per il proprio Dio è pazzo!Ma solo per il mio ambito e crescita culturale. Per loro è una cosa normale, in quel contesto è una cosa ammirata!
Per adesso la piazzo la, poi si vedrà!
C = β se/io ω
E mentre sto pensando ad un’altra variabile (mi sembra che questa sia un’impresa ciclopica) ti chiedo:
Non ti sembra che sia difficile concepire una buona legge morale per un individuo in fase di crescita?
Secondo te, perchè noi ora stiamo parlando con intelligentia e invece vedo qui, fuori dalla mia finestra, ragazzi che sprecano la loro giornata magari nell’inconsapevolezza di qualcosa di diverso?

p.s. e chi sono io per dire che io sono bravo e loro sbagliano?

Aspetto una tua risposta

Cordiali saluti

Leonardo

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6 dicembre 2007

Caro Leonardo,

scusami per la lunga attesa.
Ho perduto le ultime giornate nell’inconsapevolezza.
Ho perduto le ultime giornate nel nulla,
Stupida penna…
L’ho cambiata, eppure continua a sbavare… formami un’equazione per questo …
L’affermazione che seguirà, potrà sembrare eccessiva… Ti prego di non giudicarmi.
Gli altri… Sono davvero tutti capaci di mirare oltre?
Se la loro “inconsapevolezza“ non fosse una scelta?
Preferisco crederli incapaci di pensare, piuttosto che così attratti dall’auto-distruzione.
Se la mia visione è giusta, non credi debba esistere una variabile che delinei l’auto-coscienza?
Qual è, nella massa, il reale lavoro che il pensiero esercita sull’azione?

αβ se/io ω

α = pensiero ∙ esperienza

p.s. notavo che alla tua equazione manca un’unità di misura.
Quale sarebbe e cosa definirebbe?

Un Abbraccio

Andrea

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10 dicembre 2007

Caro Andrea,
a volte le giornate scorrono veloci, impassibili, vorticose. Davanti agli occhi passano cose, avvenimenti e al momento del sonno tutto si chiude, si dimentica, oblio.
Fatto sta che a volte certe cose è meglio dimenticarle.
Di getto mi viene

S= P/C S= sbavamento
P= tipo di penna
C= tipo di carta

A parte gli scherzi, ammesso che sia così, tutto ciò diverrebbe assurdo!
Ma cosa ancor più terribile, affideresti quindi al caso questa decisione?
Diciamo che non l’hanno scelto e che si sono ritrovati in questa condizione non per loro scelta diretta, anche noi ci ritroveremmo quindi ora a scrivere per puro caso?
Lo trovi rassicurante o spaventoso?

In questo modo non diventerebbe nostro dovere rendere consapevoli gli altri?
Noi ci connotiamo quindi come privilegiati?
Ce lo meritiamo?

Solo il tempo può dirlo.

p.s. andata per la formula C = αβ(SE/IO)ω

Un Abbraccio

Leonardo

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15 dicembre 2007

Caro Leo,

Ho riflettuto sul problema da te postomi.
E inaspettatamente l’ho ricondotto a quel criterio di epicità tanto accusato nella mia prima lettera…
Trovo che “eletti“ sia un termine eccessivo.
Sono più propenso ad affrontare un discorso sulle inclinazioni.
Ognuno vive la propria inclinazione naturale ed, assecondandola, egli può raggiungere i massimi gradi in ogni settore a cui corrisponde tale inclinazione.
Immagina, insomma, una raggiera dagli infiniti raggi:

Ma è un esempio così per dire …
Come anticipato, mi ricollego a quell’odiosa epicità che troneggia sui nostri coetanei:
per epicità definisco, ora, la sciocca pretesa di raggiungere il massimo grado in inclinazioni non proprie; e questo non per reale passione ma per superba pretesa di affermare se stessi.

Attendo commenti.

Un Abbraccio,

Andrea

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19 dicembre 2007

Caro Andrea,
Ho appena finito di leggere la tua lettera e non mi è chiara una cosa…
Ma queste inclinazioni sono affidate comunque al caso?
E’ stato divertente notare che, magari non te ne sei accorto, hai cercato in qualche modo di schematizzare la natura umana.
Che io sia Contagioso?
E’ terribile che sia affidato al caso?
Lo è.
Ed ecco che comunque dobbiamo sfruttarle queste inclinazioni, diffonderle, qualcuno deve sapere.
Ed è comunque affidato al caso il fatto che possiamo sfruttarle?
Non è da tutti avere i nostri mezzi.
E, dimmi, l’aspirazione morale di ogni uomo dovrebbe essere espletare al massimo la propria inclinazione o conoscerne altre? O magari l’inclinazione di uno è quella dell’onniscienza? Mi devo fermare per non scadere nel ridicolo!
Ogni uomo tuttavia ha le sue fortune, e possiede un arsenale per destreggiarsi, l’intelletto, la ragione, l’industria, la virtù. Queste cose le dicevano gli umanisti eppure mi sembra che si possa attualizzare. Diciamo che l’inclinazione è la fortuna e la virtù è ciò che abbiamo per conseguirla…
E una cosa, si è consci delle proprie inclinazioni?
Un uomo è inclinato in potenza, lo sarà sempre in atto?
Ti abbraccio

Leonardo
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07 febbraio 2008

Alla fine, ho risposto.
Caro Leo, colgo le tue perplessità, lascia tuttavia che io ti illustri le mie :

Due fratelli, sebbene del medesimo ceto culturale e della stessa formazione non sempre presentano uguali inclinazioni, e quando accade, uno dei due è comunque meglio capace di sfruttarle.
Mi sembra quindi scorretto definire che le possibilità “contestuali“ influenzino l’utilizzo delle proprie inclinazioni.
Continuo a sostenere l’esistenza delle inclinazioni, poichè un bambino, ancora privo di condizionamenti educativi già appare inclinato ad un gioco piuttosto che ad un altro. Come lo spiegheresti ?
Se vuoi negare la teoria della gettatezza, secondo la quale le risposte alla fantomatiche “chi siamo?” “da dove veniamo?” “Dove Andiamo?” sono affidate al caso, devi allora ammettere che esista un ente superiore che ordina e controlla, o quantomeno un ordine cosmico secondo il quale ogni singolo gesto influenza tutti quelli che verranno in ogni zona nel mondo.
“Poichè un battito d’ali di una farfalla in Alabama scatena un tornado in Korea“
In Alabama non respirano da anni.

Ti dico quindi che se sei disposto ad accettare questo ordine “soprannaturale“, accetterai anche le mie teorie riguardo le inclinazioni, poichè le mie esperienze mi convincono di tali teorie. Parlo dello sforzo di chi, amante di qualche disciplina verso la quale non è inclinato, in tal disciplina non riesce mai a superare la mediocrità. C’è chi li chiama talenti, a me piace definirle inclinazioni.
La virtù nell’affinare pratiche verso cui siamo più o meno portati, è un’altra discussione.
Può essa colmare ogni lacuna?

p.s.

Bada bene che non è necessario credere in un ordine supremo, ma che ciò potrebbe solo recar vantaggio nell’accettazione di tali teorie.

p.p.s.

Se un bambino nasce in un paese del terzo mondo ed è inclinato alla musica, non avrà mai uno strumento.
Tuttavia nulla gli impedisce di scoprire e praticare la musica con differenti mezzi. Chessò, tavoli, pietre o legno, recipienti d’acqua e via dicendo. Addirittura il suo stesso corpo, grazie al canto o usando la sua pancia come un tamburo.
Egli potrà infatti divenir il miglior percussionista o il miglior cantante del mondo. Poichè non credo che le inclinazioni (natura) dipendano dagli strumenti (artificio umano) poichè essi nascono con lo scopo di assecondarle.
Non posso io, essere inclinato al teletrasporto poichè non esiste! Posso esserlo al viaggio.
Non all’uso del microscopio ma alla scoperta scientifica.
E così via..
E’ diverso il caso di handicap fisici.. Può un muto essere inclinato all’oratoria? Non so dar risposta.
La tua opposizione vale solo se include altre persone:
un bambino se frenato da chi lo circonda a sfruttare le proprie inclinazioni, le sfrutta ugualmente? In che modo influenza tale sviluppo.
Su questo la saprai assai più lunga di me.

Un Abbraccio

Andrea.
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11 febbraio 2008

Caro Andrea,
Con puntualità e precisione di intenti ti scrivo questa risposta.
Diverse affermazioni nella tua precedente lettera mi sono risultate quasi contraddittorie.
All’inizio della tua lettera mi sono sentito proiettato in una dimensione di un mondo visto con un’ottica “deterministica”..
Ma poi con la metafora dell’Alabama ho avvertito un lontano ricordo ad un “meccanicismo” assoluto.
Ora ti chiedo, cosa credi in Realtà?
Sei per eventi prestabiliti (A è A e B è B) oppure per un concatenamento tra essi (A è perchè B è perchè C perchè…)?
Io, come ben sai, credo nei collegamenti causa e effetto, mi piace essere realista.
Non disprezzo però pensare che le cose accadano per un motivo…
Vorrei riprendere una tua domanda nella lettera precedente.
“Può un muto essere incline all’oratoria?” [Andrea, X]

Mi risulta così facile risponderti, caro amico mio!
Dipende in cosa credi, ovviamente, come tutte le cose. Conosco i tuoi sforzi ascetici, quindi partiremo dal tuo punto di vista.
Dio c’è.
Questo ordina e controlla le inclinazioni distribuendole.
Un bambino è incline a giocare a Poker. non lo sa ancora. La sua inclinazione dorme dentro di lui.
Perchè un muto non potrebbe essere incline all’oratoria?
Se Dio le distribuisce a caso può essere, esiste la possibilità.
Se Dio le da con ordine allora anche può essere. Se è un Dio malvagio lo fa per malvagità, se è un Dio buono magari nel suo piano prestabilito c’è anche un miracolo riservato al nostro amico.
In generale è possibile. Magari là per là non può seguirla, coltivarla, crescerla ma chissà il futuro cosa riserva?
Poi volevo chiederti un’altra cosa: le inclinazioni sono sempre state le stesse?
Dall’alba dei tempi fino ad oggi?
Dico, ora come ora, potrebbe nascere un bambino che è portato all’uso del computer. Non credo che nel Medioevo questo potesse accadere. Oppure vogliamo dire che ci sono campi che si allargano sempre di più.
Ogni tipo di inclinazione può essere riconducibile ad una certa inclinazione prima?
Per quanto riguarda il bambino che suona la sua pancia come tamburo, certo che potrebbe diventare il miglior percussionista del mondo…
Ma quanto mi dispiace che probabilmente non lo sentirò mai suonare…
L’ambiente sviluppa una forte influenza sulla formazione dell’individuo.
E’ probabile che Leopardi fosse inclinato agli ideali ed alle tematiche romantiche, ma quanto tempo è passato dalla sua nascita al perseguimento di tale talento?
Quanto tempo ha perso nell’erudizione sciatta dettata dalla formazione bigotta delle Marche, nello Stato Pontificio?
Questione di tempo, e di volontà.
Non pensiamo di essere burattini ora!

Un Abbraccio
Leonardo

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12 febbraio 2008

Caro Leo,

come al solito non mi deludi.
Hai centrato alcuni punti che già avevo notato essere imprecisi e sui quali mi son preso la briga di riflettere.
Come specificato nella mia lettera aggiuntiva è scorretto parlare di inclinazioni legate a strumenti (vedi computer) ed è per questo che sto lavorando ad uno schema delle inclinazioni cui ti offro un bozzetto:


Inclinazioni del carattere, Fisiche e via dicendo sono da collocare .
Troverai molte falle in tale schema ma spero ti aiuti nella definizione di inclinazioni, come tu le definisci, prime.
Inclinazioni che, come mi hai confermato, possono essere legate all’educazione che, tuttavia, può deviare l’applicazione. E’ infatti sbagliato fondare tali inclinazioni sul particolare! Vanno quindi definite LE CATEGORIE DELLE INCLINAZIONI PURE (generale) e le APPLICAZIONI (particolare).
Le prime, nate con l’uomo, restano le stesse e pure, indirizzando chi ne possiede all’ APPLICAZIONE di esse, la quale è variabile.
Contorto, nevvero?
Cerco, così, di chiarire i tuoi assecondando le tue obiezioni.
Ma passiamo, adesso, alla domanda metafisica.
Permetti a me stesso di farmela;
Io cosa credo in realtà?
Iniziamo col dire che escludo a priori la gettatezza. Quanto meno per non scriverne più il nome.
Credo in un ordine cosmico dato da un concatenamento di eventi. Fedele al credo del libero arbitrio non mi va di pensare ad un destino prestabilito.
Lasciamolo ai protestanti, preferisco lavorarci, sul mio.
Con questo non escludo, come ben sai, l’esistenza di Dio, guardiano dell’ordine, i i cui “perchè“ sono a tutti ignoti.
Congetturare su se distribuisca le inclinazioni a caso o con uno scopo è superfluo e non possiamo avere risposta.
Diciamo che le distribuisce e che esse sono il suo operato su di noi.
Possiamo Viverle come dono o come intervento nella storia.
Ritratto, ora, su quanto detto poco fa.
Dio non può distribuire a caso! Se esso è massima inclinazione e perfezione sa dove le distribuisce, siamo noi a non saperne il motivo.
Cielo, sto filosofeggiando troppo… Percepisco che finirò in qualche paradosso…
“Il mondo è un Domino i cui pezzi sono stati posti da Dio, ma che autonomamente decidono come cadere“.
Intendo , con questa citazione da me, dire, che siamo inglobati in eventi, scaturiti da altri eventi a catena, e in base a come decideremo di agire, scateneremo altre catene di eventi.
Come il tassello del domino ad un bivio. Decidiamo noi se gettarci a destra o a sinistra.
Non ho il coraggio di rileggere questa lettera.
Correggimi Pure.

Un Abbraccio

Andrea

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