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Di Riccardo
 Copertina Frontale del Libro - Rizzoli Edizioni
 Copertina del 2° Libro
Generalmente non sono il tipo da mettersi a scrivere ma se ciò può significare condividere, come voi prima di me, qualche interessante lettura allora oggi sono ben lieto di rompere il mio schema e di “presentare” due libri.
Sono del medesimo Autore, Jorge Bucay, psicoterapeuta Argentino. Il primo si intitola “Raccontami”. È una simpaticissima quanto geniale raccolta di storielle e racconti dell’autore che esprimono il suo pensiero riguardo temi prettamente incentrati sull’individuo, del suo rapporto con la Realtà e col prossimo, e sull’intrinseco anelito umano di felicità. Realista dal più profondo dell’anima, ma mai pessimista o disfattista, anzi genuinamente ottimista, l’autore lascia che sia la morale celata dietro ogni storia o la potenza di alcuni semplici concetti a fornire uno stimolo per riflettere ed evolversi. Ogni storia, travolgente o pacata che sia, nelle forme e nei significati, è una lezione, un potenziale nuovo punto di vista.
Il secondo: “Lascia che ti racconti” è filosoficamente molto simile al primo in quanto consistente in una variegata raccolta di storie ma, a differenza del primo, inserite all’interno di un’immaginaria serie di sedute psicoterapeutiche tenute dallo stesso Autore ad un ragazzo, Demiàn. I problemi presentati da Demiàn durante tali sedute forniscono di volta in volta lo spunto a Jorge per narrare una storia. Sarà la lezione contenuta in ciascuna e le riflessioni che ne conseguiranno a fornire al giovane Demiàn, così come al lettore, la saggezza necessaria ad affrontare le sfide che quotidianamente gli si presentano.
Amo definire questo libro un Diamante “Lavorato”, in contrapposizione a “Raccontami” che definirei un Diamante Grezzo, in virtù di questa bravura dell’autore di inserire i racconti in contesti di vita di vissuta, e di esplicitare alcuni dettagli riguardo le storielle altrimenti non facili da comprendere o da interpretare.
Concludo sbilanciandomi col mio Personale Pensiero. Potenti oltre ogni immaginazione.
Di sotto ho inserito il link in cui potrete leggere la prima storiella di “Lascia che ti racconti” come “assaggio”.
Vai al racconto!
Riccardo
Di Leonardo
 Copertina del Libro - Edizioni Guida
Ritorniamo alla nostra rubrica Segnalibro con un libro che ha destato il mio interesse in maniera totalmente inaspettata. Ero arrivato troppo presto alla biblioteca in via Luca Giordano (dove vado in questo periodo per studiare), così ho pensato di andare a dare un’occhiata da Guida Merliani, che tanto io in libreria ci passerei le ore intere. Mi guardo un po’ intorno, chiedo della sezione psicologia e incomincio a dare un’occhiata. Ad un certo punto sulla destra vedo il pannello di tutti i libri edizioni Guida, precisamente la collana “Autentico Falso d’Autore”. Un po’ incuriosito mi soffermo su qualche titolo ma tutto sommato niente che attiri la mia attenzione. Ad un certo punto sulla sinistra vedo quel nome, Swift. Non sapendo in realtà come funziona la collana e cosa significhi autentico falso d’autore lo compro, e non me ne sono affatto pentito. La quarta di copertina recita: “Un grande viaggiatore del pensiero invia la sua estrema testimonianza ad un uomo che lo aveva affascinato per i suoi viaggi straordinari. Forse Swift si aspettava da Gulliver un commento di carattere scientifico, essendo questi un medico. O forse pensava che solo chi aveva visto mondi così vari ed inconsueti da esser tacciato da visionario potesse giudicare un testo che si proiettava in un futuro così lontano. Non sapremo mai se ebbe risposta né possiamo capire perché Gulliver avesse nascosto con tanta cura quello scritto che adesso, per vie inesplicabili, è giunto fino a noi…“. A prima vista il libro è molto sottile, veloce da leggere, rapido, tagliente.
Esattamente come io li preferisco.
In realtà il nome Swift aveva esercitato quella attenzione su di me perchè, dopo un po’ di letture che sto facendo sull’utopia, ho scoperto che L’autore dei celeberrimi “Viaggi di Gulliver” altro non era che un violento commentatore dei suoi tempi, un acceso moralista, un fervente analista della società e dei costumi. Approfondendo allora si scopre che ogni isola in cui finisce Gulliver rappresenta una parte della società che Swift vuole criticare e attaccare. Vedendo allora che questo autore parlava di demografia e vedendo nella quarta di copertina che era “un testo che si proiettava in un futuro così lontano” ho pensato: “Vediamo che ci caccia questo nostradamus classe 1667!”
Passiamo comunque al libro:
Dalla presentazione dell’autrice apprendiamo di come ella sia venuta in possesso del manoscritto. In un modo interessante e curioso forse quanto tante trame di ritrovamenti. In una specie di sottofondo del coperchio di uno scrigno comprato da un rigattiere in Svizzera, sul cui coperchio (dopo una lucidata) apparivano le iniziali L G, ovvero Lemuel Gulliver. Chissà che emozione a trovare queste pagine inedite, sconosciute ai più, leggerle per prima e poi deciderla di darle alle stampe, cosa in cui, come vedremo dopo, lo stesso Swift disperava. Dico da subito che il libro è pieno zeppo di auto-celebrazioni, auto-citazioni etc etc. Già tra le prime righe possiamo ravvisare qualcosa del genere: ” (…) per un verso temevo di recare un qualche pregiudizio ad una notorietà e ad una stima ormai consolidata nel tempo, perchè la stolida pianta dell’incredulità saccente alligna, e sempre allignerà nelle menti di molti. Per un altro, tuttavia, poichè nel corso della mia vita io composi le mie opere, ancor prima ed ancor meno che per la fama (che comunque non ho in spregio), nel rispetto assoluto della Verità e per il Pubblico Bene, ritenevo di dover compiere fino in fondo la missione che mi ero data.” Ed ecco che va agli stampatori: “Spero solo di trovare uno stampatore abbastanza sagace e privo di quella proterva fede nella razionalità (…)“. Poco dopo su se stesso: “Voglio ancora qui ripetere che i cardini della materia in questione sono solo due: i valore editoriale della riesumazione di scritti ancora ignoti di un autore di indubbia fama (si scusi l’immodestia) (…)“. Swift dipinge un quadro più che ottimistico di ciò che accadrà nel futuro all’Europa civilizzata, dalla convergenza tra Tecnica, ingegno e scienza a “l’armoniosa convivenza di tutti i suoi popoli [dell'Europa]“. Un “futuro prospero” e “l’apertura dei commerci” e la “benedizione di un onesto lavoro” per sempre più uomini e donne. Acutamente l’autore prevede che, nei paesi più civilizzati e industrializzati, si “ridurrà sensibilmente la quantità della prole” e, nonostante la visione paritaria che ha dell’uomo e della donna (”dando noi per scontato che l’ingegno e le capacità umane siano ugualmente distribuiti nei due sessi” non dimentichiamo a che anni risale lo scritto, inizio del 1700). Rilevando con perspicacia che ben presto queste possibilità lavorative delle donne andranno incontro a dei problemi “(…) E come può conciliarsi con i tempi e con le limitazioni fisiche , con i vincoli precisi e scanditi che la Natura impone alla donna gravida, alla partoriente? La soluzione di questo dilemma può trovarsi o in una rinuncia perpetua delle donne ad ogni impegno che le allontani dai domestici lari, o in una sempre più decisa resistenza ad adempiere alla funzione riproduttiva“. Quest’ultima affermazione mi sembra molto attuale. Quante sono le donne che, pur di far carriera o trovare soddisfazione nel lavoro (cose che io non giudico sbagliate, per lo meno entro un certo limite), fanno pochi figli o nel peggiore dei casi non ne fanno affatto? Nelle righe successive c’è uno scivolone di Swift (a questi tempi dire una cosa del genere sarebbe significato incorrere in 7600 querele, fiaccolate, manifestazioni): “Purtroppo però nella nostra società è quasi fuor discussione che le donne siano incapaci di conversare. Di conversare, intendo, di argomenti generali, della cultura, della politica, della storia, ma ad esse è lasciato libero un separato recinto in cui gli argomenti sono le sete, i pizzi, i vestiti. Ebbi quindi a dire che le donne, che sembrano acconciarsi di buon grado a questa forma di limitato pensiero e di ristretta comunicazione, mi vien fatto di ritenere che appartengano ad una specie non umana, ma di poco superiore alle scimmie.“. Subito dopo, però: ” (…) sottrarre le donne, nei tempi prosperi che verranno, alla possibilità di concorrere al lavoro e -perchè no- al successo (…) mi sembrerebbe esecrando.”
Insomma un testo molto interessante, sicuramente.
Peccato che, se non si è capito, non l’ha scritto davvero Swift. E questa è la peculiarità della collana “Autentici falsi d’autore di Guida”. Lo so, questa cosa non l’ho chiarita subito, è vero. Ma è più divertente e interessante leggere questo libro inquadrandolo in quella cultura, piuttosto che nella nostra. Brava dunque a Serena Gana Cavallo, l’autrice reale, ed un piccolo appunto alla casa editrice Guida.
La prossima volta fatemelo capire anche a me prima che non l’ha scritto veramente Swift
Alla prossima
Leonardo
Di Marcello Affuso
“Io mi fido degli uomini,è del demonio che è dentro di loro che non mi fido” (The Italian Job)
Qualsiasi sia il locale, qualsiasi il luogo, a qualsiasi orario durante le partire di poker, quando è alta la posta in palio è facile si crei,attorno ai giocatori,la calca. Calca che segue attentamente lo svolgersi della sfida, attenendosi ad una ed una sola regola: lasciar perdere coloro che da quel tavolo si alzano sconfitti. Sconfitti molto spesso non per mancanza di talento ma di fortuna, che è indispensabile nel gioco come nella vita. Arrivati agli ultimi due finalisti quando sono cinque carte a decidere il torneo, l’ipocrisia raggiunge il culmine, svelando il motivo di tanta gente: accaparrarsi qualche spicciolo del premio, frutto meritato di altrui bravura. Una volta che il caso designerà il vincitore,infatti, nonostante la grande prova, il secondo, primo tra i perdenti, verrà lasciato solo con la propria ombra e tutti quanti festeggeranno l’altro.
Questa, bene o male, può essere considerata come una metafora sull’essere umano e sul suo egoistico modo di fare. Basta guardarsi attorno per capire cosa le mie parole lasciano intendere. Ma per non essere considerato uno di quelli che parla senza poi agire e far nulla a riguardo, sto zitto, lascio che ognuno possa individuare nella propria esistenza o stralcio d’inferno su cui posare lo sguardo e riflettere. E non smettere di farlo fino a poter dare con sicurezza la colpa dell’oscurità dell’arcobaleno,a qualcuno…qualcun altro. Raramente capita infatti di porre al centro delle situazioni il pronome personale “io” sicché in spesse volte le persone si riducono a comparse della loro vita. Effettivamente noi siamo come telecamere, poiché gli occhi inquadrano tutti tranne chi li possiede, se non quando ammirano uno specchio di cui non abbiamo il coraggio di fidarci. Ma questa non è valida come scusa. Per fortuna però qualcheduno si è svegliato una mattina e ora possiamo giustificare questo atteggiamento come superamento del tanto odiato “vittimismo”, una sorta di presa di coscienza esasperata e trucida. Dunque esiste chi si è reso conto che forse se tutto crolla è anche per la nostra inettitudine, ma scoprendosi fragile proietta i propri problemi sul piano della cospirazione, rendendosi idiota, piagnone e stupido. E noi invece cosa siamo? Siamo dei “non”,delle negazioni di qualcosa. E quando dico “noi”, mi includo, come dovresti fare tu, caro lettore, perché oramai siamo indiscutibilmente tutti pedine del domino in mano ai potenti. Siamo gravemente malati del male di vivere, ma per lo meno il fatto di ammetterlo ci pone un passo avanti rispetto alla massa. E non è strana quindi la mia impressione di appartenere ad una generazione inutile, cresciuta sugli allori e sui cadaveri di coloro che hanno lottato per la libertà di cui non sappiamo cogliere il valore, ma solo pretenderne altra. Pretendiamo il massimo della privacy e questo è un gran paradosso quando un’umanità intera mai così numerosa parla da sola per evitare l’incontro con il silenzio. E invece di venirci incontro, di ascoltare l’altro prima di travolgerlo con i nostri problemi ci pestiamo i piedi a vicenda, nelle nostre metropoli, in cui gambe frettolose accompagnano menti in salamoia al lavoro. Menti che non sanno andare oltre il muro di omertà e di auto conservazione e vivono di sentimenti frammentati e balbettati tra email ed sms, tra messenger e facebook. Degli ideali quali la famiglia molti di noi hanno letto solamente sui libri di scuola e i colori della bandiera li ricordano solo quando ci sono i mondiali o gli europei. I nostri nonni ci ricordano orgogliosi che grazie a loro non abbiamo avuto guerre da combattere, ma un grosso conflitto è comunque in atto: noi stessi contro tutti quelli che ci mettono in dubbio. Viviamo per essere i migliori, i più attraenti, i più fashion e non ci accorgiamo di niente, se non di quello che al nostro subconscio provoca più piacere e fa più orgoglio.
Ma sono sicuro che se un alieno avesse analizzato la storia dell’umanità e tirato delle conclusioni osservando a cosa noi diamo importanza e in quali campi è profuso il maggior impegno nonostante le condizioni in cui la terra gesta,con l’unica giustificazione che “mai nessuno fa niente”, penserebbe che tra tutti, noi siamo i più stupidi individui che il mondo abbiamo mai avuto l’onore di ospitare
di Marcello Affuso
Di Leonardo
Auguri
di buon 2010 da Potere Alle Formiche!
Di Leonardo
Auguri
per un buono e proficuo Natale da Potere Alle Formiche!
Di Leonardo
Vignetta di Pietro Vanessi. www.unavignettadipv.it Diritti Riservati©
Buonasera,
Penso che siete tutti a conoscenza dell’aggressione subita dal Presidente del Consiglio da parte di un certo Massimo Tartaglia, 42enne incensurato da 10 anni in cura psichiatrica che ha votato IDV (Un elemento importante secondo qualcuno) e che ha ammesso di aver agito di istinto, ha confessato, e [...]
Di Leonardo
Buongiorno a tutte le formiche,
In molti casi mi è stato fatto notare che, nonostante le millemila funzioni di cui sto cercando di dotare il sito, ne mancasse una fondamentale. Ovvero la possibilità di Stampare gli articoli con una formattazione del testo corretta, senza stampare anche le colonne laterali e tutte le immagini. Dunque stamane che [...]
Di Leonardo
Vignetta by PV. www.unavignettadipv.it
Il termine volgare, forse uno dei pochi in questi tempi di cui non si abusa, è andato incontro a una totale devastazione e deformazione rispetto al suo significato originario. Immagino che volgare provenga da vulgus, dal latino. In senso buono indicava qualcosa di noto a tutti, del popolo, pubblico. Veniva usato [...]
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