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Leonardo
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Di Habbashon
Ci sono due modi di prendere l’autobus, e due modi di viverlo, ma non rispettivamente.
C’è chi, come me, lo prende per scelta: vuole emettere di meno, risparmiare benzina, non guidare, non stare 30 mt sotto terra nel buio se posso, non bestemmiare contro l’incapacità al volante degli altri, incontrare gli altri senza almeno una portiera di lamiera vetrata a separarci, qualsiasi sia il risultato. Essendo una scelta perfettamente ponderata e presa in libertà, chi è così fortunato da poter prendere l’autobus così lo vive contento, quasi orgoglioso. Se non fosse così, dovremmo concludere che la sua non sia stata una vera scelta.
Poi, c’è chi non ha scelto di prenderlo, l’autobus, ma è stato costretto. Da cosa? Sempre due sono le discriminanti, quasi come virtù e fortuna machiavelliche: i mezzi (la loro relativa scarsità) e il contesto (interiore ed esteriore).
Non insisto sulla classificazione, ma potrei. Il punto è che anche qui si possono vivere in due modi le cose: o lo vivi contento ugualmente, facendo almeno in parte buon viso a cattivo gioco (perchè quando non ti costa nulla in altri termini, hai comunque avuto il vantaggio/svantaggio di non avere scelta, e questo è un peccato) ma pesandolo con altre positività comuni all’individuo della scelta libera; oppure no, non riesci a pesare nulla, le negatività di autobus e resto della vita dentro di te come ad una serata artificialmente torbida per scontati hipster si incontrano, fanno finta che si conoscano ma basta si riconoscano, si mischiano, si montano, si accoppiano e si riproducono (è questo il guaio più grande; le positività, invece, non fanno l’amore quasi mai), fai il conto di tutto dentro di te, anzi il conto di tutto si fa da sè dentro di te, e ti si presenta. A quel punto, in un modo o nell’altro, contro qualcuno o qualcosa, Tu Soffri. E la sofferenza accumulata al chiuso del silenzio, come pessimo tralcio in pessimo ambiente, fermenta male.
Cos’è la sofferenza fermentata male? E’ l’Odio.
Gli autobus, spesso, sono autobotti di Odio.
Di Habbashon
Si ponga il caso che la mia amica Camilla Sbarzotti, anni 26, nativa di Cadelbosco di Sopra (Reggio Emilia), fuorisede residente in via Olevano Romano 37, Roma e famosa per le sue abitudini sessuali genuinamente libertine, voglia soddisfare se stessa ed i suoi comprensibili bollori da personcina navigata durante i momenti di solitudine con un oggetto di ottima qualità, e che la sua scelta ricada quindi sul notissimo Steel Twist Dildo, un plug posteriore moderno ed efficiente, dalla forma ergonomica ed invitante, ma talmente ergonomica e talmente invitante che lasciato su un tavolinetto potrebbe perfino ricordare, ad un ospite ingenuo e inesperto, una scultura moderna, con uscite del tipo “Beh, io non so niente di arte, ma questa scultura è bella, mi piace molto, ricorda un po’ qualcosa di Dalì. Dove l’hai presa? Starebbe bene sulla mia scrivania di Ikea!”.
 Il famoso Steel Twist
Ora, mettiamo, la giovane Camilla, avvezza alla tecnologia, accenda il suo iMac non più vecchio di 26 giorni, apra googlechrome e si connetta con la home page di “Fuckyou.org”, uno dei migliori online-shop del mondo specializzato nel settore e con l’ufficio vendite localizzato a South Lamar, un sobborgo di Austin, Texas. Acceda come ospite, riempia il suo carrello e porti con successo a termine il suo acquisto non prima di aver esclamato con se stessa “che bello! costa solo 99.99$ e il cambio mi è favorevole, e in più la spedizione è gratis! E’ proprio il caso di dire CHE CULO”. Mettiamo aspetti le 2-4 settimane di tempo per la spedizione più economica, intrattenendosi col suo abusato (o era lui che abusava di lei?) plug generico, e finalmente riceva dalle Poste Italiane l’avviso di giacenza di una raccomandata presso l’ufficio postale con funzione di centro di smistamento “Appio”, sito nel ridente quartiere di San Giovanni in via Pozzuoli 7, angolo via Taranto, Roma.
 Il veterano, tra l'amico grasso e lo smilzo
Tutta contenta, mettiamo scenda di casa, butti per la felicità il vecchio plug nella campana blu [il suo vecchio amico è in PVC e Camilla, da studentessa modello (3 anni fuoricorso è modello) di Architettura a RomaTre, sa perfettamente che in Europa il PVC, materiale per grondaie e intubazioni dei cablaggi, codice di riciclaggio EU 3, è considerato materiale plastico; ma per esempio in Giappone viene recuperato a parte], si rechi all’ufficio postale e attenda 174 numeri prima del suo senza fiatare, presa dalla stessa speranza sicura e con gli stessi occhi luccicanti che hanno i bambini del mondo occidentale la sera del 24 dicembre alle 23 e 47, quando ormai è fatta, è finito il cenone, i grandi hanno mangiato come scrofe umbre a ridosso di gennaio, si sono scofanati 3 primi, 6 secondi, 9 contorni, hanno sbranato una cassata siciliana da 3chilieunquarto, un panettone da “soli” 1chilo800grammi ripieno di tripla crema alcolica allo zabaione e 2chilie8 di noci col guscio, si sono calati il quinto ammazzacaffè che adesso praticamente sono degli enormi palloni di napalm e biogas a un passo dall’implosione e tu, bimbo, dopo vari mesi di bestemmie malformate (”mannaggia il diavoletto”) sei pronto, sei rimasto sveglio, e sei talmente eccitato all’dea di scartare quei pacchi che ormai il regalo non ti interessa più, non te ne frega niente, è diventata una questione tra te e quella terribile carta da regalo glitterata comprata untantoalchilo da quella vacca impunita della Zia Marinella, bagascia d’altri tempi ormai in disarmo, e le tue mani si sono trasformate in incoerenti forbici a cinque lame che se ti vedesse il portiere del palazzo ti userebbe per potare la siepe del cortile condominiale, che sono 15 anni che la pota tutte le mattine, ma che cazzo c’avrà da potare tutti i giorni quello, dicevo Mettiamo, finalmente, arrivi il suo numero, U451, e si presenti allo sportello con felicità immutata, recando in mano un documento d’identità e l’avviso.
Mettiamo il postino sedentario la guardi, vada e torni con l’agognato pacco (un tubo facilmente scambiabile con il banalissimo incarto di un ordinario controfagotto Hasselmeier del ‘600), le dia da firmare un foglio, lei tremante riempia lo spazio bianco e gli chieda con gli occhi “ORA ME LO DAI?” e lui la riguardi, uccidendo tutta la speme di una giovane anima allupata con poche, semplici, quanto mai attuali parole:
“Sono 21 euro e 19 centesimi.”.
Mettiamo che, tra le lacrime di dentro (molto dentro), Camilla ricordi di aver comprato un oggetto online dallo shop francese di Hamelin, “ilPifferaiodiCarne.com” e di non aver pagato nessuna cifra al ritiro, e inutilmente protesti con l’impiegato postale affermando che “non mi avete chiesto un soldo per quel flauto traverso ungherese barocco, l’altra volta!”, e lui, spallucce, ovviamente non possa farci nulla.
Sapreste dire perchè Camilla, insaziabile fanciulla squattrinata, è andata incontro a dei costi imprevisti e ora la prospettiva di appagare le sue ambizioni autoerotiche vacilla spaventosamente sul baratro del mancato soddisfacimento degli istinti animali?
Di Viator
Le previsioni erano positive, le avevi controllate.
L’acqua ti scorre sulla faccia perchè senza alcun motivo hai messo il casco senza visiera.
Come se fossi forte abbastanza, come se non avessi bisogno di proteggerti.
Tieni gli occhi aperti, le lenti a contatto si appannano di pioggia che puzza di città.
Ti si bagnano gli stivali, le gambe e, dato che in moto non si può andare all’amazzone, perfino le mutande.
Ti dici che non è niente, che è così scontato arrabbiarsi per un temporale improvviso, che può essere anche divertente sguazzare così, siamo sempre tutti asciutti e stirati, per una volta si può mandare all’aria ogni pudore, mostrarsi stropicciati e pieni di lacrime impietose.
Ma il vento ti stringe addosso il cappotto bagnato e fa un freddo cane.
E poi c’è la cosa più bella, la cosa più scontata, la cosa più disarmante.
La guardi attraverso i vetri grigi e spessi di questo novembre.
Quando torni a casa.
Quella luce dorata.
Di Viator
Se non ci si prende la briga di comprare un giornale, di sfogliarlo, di leggere un articolo, di rifletterci su, ciò non impedisce minimamente ai fatti e alle immagini di imporsi con la loro caratteristica invadenza fagocitante.
Un giornale distribuito all’uscita della metro, la televisione ovunque, la rete, con i suoi commenti e i suoi “mi piace”.
Le foto, i video: sono sempre dispensate con grande generosità.
Si va sul sicuro. Il bacio nel bel mezzo della rissa, il sangue, le pietre.
Le immagini parlano. E nel linguaggio più semplice.
Colpiscono.
Convincono.
Migliaia di visualizzazioni.
Un bagaglio culturale comune.
I riflettori sono accesi. E abbagliano con faciltà.
Tanta luce sul fatto, che i contorni restano incerti e probabilmente persino la loro esistenza sfugge ad uno sguardo superficiale, attratto solo da ciò che luccica.
Tanto affaticarsi a condannare in coro ciò che è del tutto ovvio condannare.
Tutta quella reticenza ad andare più in profondità.
I fatti sono sempre conseguenze.
Da cosa nasce il demoniaco?
Ma questa è una questione che non suscita grande curiosità, ed è bene che sia così: l’analisi è roba da storici, filosofi, sociologi, antropologi, in poche parole, barbologi.
Siamo nel terzo millennio, via libera all’informazione veloce ed efficace: che si mostrino i fatti, i responsabili, i cattivi. Che le immagini parlino, che la gente si impressioni, che possa distinguere tra bene e male. E pazienza se ad alcuni sembrerà strano che le cose saltino fuori dal nulla, senza ragione, senza genesi: la questione dello Ur è obsoleta.
E i libri senza illustrazioni sono noiosi.
Di Viator
LXV
Matilde, dove sei? Notai verso il basso,
tra cravatta e cuore, in alto,
certa malinconia intercostale:
era che d’improvviso eri assente.
M’abbisognò la luce della tua energia
e guardai divorando la speranza,
guardai com’è vuota senza te una casa,
non restano che tragiche finestre.
Tanto è taciturno il tetto ascolta
cadere antiche piogge sfogliate,
penne, ciò che la notte imprigionò:
così ti attendo come casa sola,
tornerai [...]
Di Leonardo
Spezzo questo silenzio-stampa cui sono praticamente obbligato dal contorcersi delle mie giornate con un bell’annuncio: Poterealleformiche.com raggiunge 50′000+ visite! In fondo non è tanto, ma non è niente male!
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Di Leonardo
Come potrete mai perdonarmi? E’ passato davvero troppo tempo dall’ultima volta che vi ho detto qualcosa. Sapete, di questi tempi avrei talmente tante cose da dire che, correndo tutte sugli stessi assoni (tanto per rimanere in tema), si incastrano tra loro e non arriva nessuna. Sì, il rapporto che ho avuto fino ad oggi con [...]
Di Leonardo
Auguri di Buon Anno 2011!!!
Per un anno più formichiero!
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Di Leonardo
Buon Natale da Poterealleformiche.com!
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